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Intervento del Sindaco di Cosenza Franz Caruso al Congresso socialista a Napoli

Compagne e compagni, ogni volta che si celebra un congresso socialista è per me una grande, profonda emozione.

I congressi dei socialisti italiani hanno sempre scritto pagine indelebili, rimaste a lungo impresse nella storia di questo Paese ed anche oltre i confini nazionali. Sin da quello di Livorno, del 1921, che segnò la frattura con quella che poi divenne la tradizione comunista italiana e che la storia si è ora incaricata di considerare come una scelta infausta. Il Congresso del Partito Socialista Italiano è sempre occasione di profonda riflessione; è indagine del presente; è sfida per il futuro, e questo che celebriamo, qui, oggi, è un Congresso straordinario non per i tempi anticipati, ma per anticipare i tempi. I socialisti italiani, nei loro congressi, hanno sempre indicato visioni, prospettive e direttrici originali per ampliare la democrazia, per salvaguardare i diritti civili soggettivi e collettivi, per varare quelle riforme che hanno contribuito a migliorare ed elevare la qualità della vita di un popolo che per vent’anni ha subìto una terribile dittatura ed una guerra straziante. Quel pensiero antico, ma con un fascino ed una proiezione verso la modernità, che ha contraddistinto diverse stagioni del percorso del vecchio e glorioso Partito Socialista italiano. Tanti di noi, in questi decenni, hanno avvertito il peso di questa tradizione, di questa storia incancellabile, lavorando a volte con fatica, superando difficoltà, momenti di sconforto ed anche vuoti di memoria, affinché in Italia ed in Europa una forza di ispirazione riformista rimanesse a testimoniare il senso di quelle epiche battaglie civili e ad indicare, come facciamo ancora oggi, a tutti i democratici italiani, una strada che evidenziasse il riformismo democratico quale modello cui guardare per governare il cambiamento ed orientare il futuro. L’odierno congresso Socialista prende il via in uno dei momenti più difficili e preoccupanti del millennio che stiamo vivendo, a causa dei conflitti esplosi non lontani dall’Italia, in un continente che, pur avendo compiuto notevoli e fecondi passi in avanti per l’unione dei destini nazionali, si trova nuovamente alle prese con una guerra che è l’opzione più incivile che l’umanità, talvolta, sceglie per regolare le tensioni o per biechi interessi egoistici od ideologici. L’attuale contesto internazionale richiede, in maniera ineludibile, di lavorare per l’unione degli stati europei e per per una Europa che sia davvero solidale e rifugga dai tentativi tecnicistici e ragioneristici che spesso condizionano il suo cammino. Il grande Stato d’Europa è adesso non soltanto un sogno, ma una stringente necessità per la difesa e la sopravvivenza dei supremi valori di libertà, democrazia, uguaglianza, universalità dei diritti, giustizia; in una parola: umanità.

Franz Caruso congresso PSI

Perché ciò che è davvero in discussione, mentre celebriamo questo Congresso straordinario, è la nostra identità occidentale, la vita (!) libera e solidale, per come la concepiamo in Europa, donataci dai nostri padri a costo della loro.

E tuttavia dobbiamo sapere, Compagni, che questi valori, che noi avvertiamo come dati di natura, sono tutt’altro che immutabili conquiste umane. Ciò che è connaturato in noi europei è esattamente ciò per cui le grandi potenze imperialiste, di questi tempi, mal sopportano. E se fino a ieri l’alleanza atlantica era avvertita – sia pure con una colpevole abulica sufficienza – come inscalfibile baluardo della sopravvivenza culturale dell’occidente, il crudo realismo di questo tempo ci impone la piena assunzione di responsabilità per fare finalmente dell’Europa Unita, sin qui incompiuta, quel grande stato federale sognato durante la più atroce guerra da essa conosciuta. Così come occorrerebbe governarla come se fosse il paese di tutti, senza riserve, senza egoismi ed interessi corporativi. Ispirati come siamo dai padri fondatori che l’hanno sognata ed immaginata, come contesto di pace, progresso, serenità, sviluppo e opportunità, oggi abbiamo bisogno che gli Stati che compongono l’Europa stiano veramente insieme, per conferire all’entità sovraordinata un potere ancora più incisivo che possa governare uno scenario globale che dia all’Europa un nuovo protagonismo sulla scena internazionale. Noi socialisti italiani ed europei – ed è l’ultima volta che mi sentirete operare questa distinzione – siamo vocati e preparati a fare questo ultimo passo, ma se questo è l’approdo, non possiamo fingere di non sapere che la rotta passa, oggi, dal sostegno unitario al rafforzamento degli strumenti di indipendenza. Noi socialisti siamo insieme e, sono certo, non conosceremo disgregazione. In un contesto in cui il grande alleato americano minaccia di abbandonare la NATO, impone dazi, revoca i diritti sanitari, dà spettacolo di ingiuste e disumane prigionie, pretende il suo tornaconto in Ucraina, dimezza il dipartimento dell’istruzione per giungere, infine, alla sua chiusura, l’unica speranza per l’uomo libero siamo noi. Sbaglia, e di grosso, Giorgia Meloni se pensa che può portarci a spasso: il suo governo è spaccato, lacerato, e le contraddizioni, che si fanno evidenti, ci stanno condannando, ancora una volta, al bivio della storia, ad imboccare la strada sbagliata. Il Paese ha bisogno di essere liberato da queste forze, tenute insieme solo dal bisogno di stare al potere, perché, a causa dell’attuale governo, è divenuto più debole, meno libero ed assoggettato ad una sorta di timore reverenziale nei confronti dei Paesi più forti, caratteristica che prima d’ora non aveva mai avuto. Lo testimonia anche una linea di politica internazionale alquanto ondivaga che ha minato non solo la credibilità del Paese, ma anche il suo prestigio. Le immagini della premier Meloni nei suoi tour esteri, compresi i ripetuti viaggi della speranza sulle sponde dell’Atlantico, dinanzi al Presidente degli Stati Uniti, parlano da sole e ci dicono quanto sia compromesso il ruolo dell’Italia e degli italiani. L’Italia è un paese soffocato da divisioni, da un’azione governativa mediocre, banale e contraddittoria rispetto agli impegni che la coalizione di centrodestra aveva assunto in campagna elettorale. L’Italia è più divisa, così come permangono e si sono aggravate le condizioni di disparità infrastrutturali ed economiche. Il divario fra Nord e Sud si è notevolmente allargato, producendo atti governativi che frenano, anziché favorire il processo di integrazione e di sviluppo. A farne le spese è, ogni giorno che passa, lo “stato sociale” per il quale generazioni di socialisti hanno lavorato e combattuto. Siamo ultimi in Europa per tasso di occupazione, con un divario rispetto agli altri Paesi che continua ad aumentare, soprattutto con riguardo alle donne e ai giovani. Registriamo il tasso di occupazione più basso tra gli Stati membri, con una distanza di 8,7 punti percentuali rispetto alla media UE. Per le donne il paragone è impietoso, con il tasso di occupazione che in Italia è al 53,1% e nell’Ue in media al 66,3%: ben con 13,2 punti di distacco, in aumento dai 12,8 punti del quarto trimestre 2023!

I dati Eurostat ci rivelano che, dei nostri giovani tra i 15 e i 24 anni, solo il 19,2% ha un’occupazione, un dato di molto inferiore alla media europea del 34,8%: quanto di queste percentuali è fatto di donne e di giovani italiani? E c’è ancora chi vorrebbe meno Europa! Lo capisco: ancora bruciano le tante batoste prese dal Partito dei Lavoratori, ma vendicarsi sul mondo del lavoro mi pare una reazione un po’ eccessiva. Giorgia, fidati, non è questa la strada giusta se vuoi colpirci. E poi c’è un altro divario che va allargandosi, quello fra Nord e Sud. In Calabria, in queste ore, abbiamo conosciuto finanche, in campo sanitario, il commissariamento del commissariamento: un’offesa per tutti noi, oltre che un indegno uso dello strumento emergenziale. Sono tanti i diritti che sono stati messi in discussione e cancellati, con il risultato di aver prodotto nuove forme di povertà che soprattutto nel Sud, ma ora anche in tante regioni del Nord, rendono la vita di tantissime famiglie davvero complicata ed esasperante. La propaganda della destra si è svelata. E i numeri che vengono sciorinati sono veramente poco veritieri e rivelano una narrazione farlocca. So bene cosa significa ogni giorno entrare in municipio ed esser posto di fronte ai bisogni che i cittadini manifestano, chiedendo aiuto e sostegno, stremati come sono dallo scarso potere d’acquisto dei salari e dall’aumento indiscriminato dei prezzi e dei servizi, compreso il costo delle energie che rivelano una condizione di esasperazione ben lungi dall’essere sostenuta ed alleviata. Devo essere breve, compagne e compagni. Il tema per noi ora non è quello di recriminare o di mostrare la verità della condizione di questo paese. Il tema è come riuscire a realizzare un progetto politico che si ponga come alternativa possibile e credibile. Perché un’alternativa è possibile, già a partire dalle prossime elezioni politiche. Però dobbiamo crederci ed impegnarci fino in fondo, dimostrando che questo tempo ci è servito per capire come e dove abbiamo sbagliato e cosa siamo riusciti già adesso a decidere per diventare un’alternativa a questo centrodestra inquietante e pericoloso. Da anni, fieri del nostro ruolo e del nostro pensiero, abbiamo chiesto al partito di maggioranza relativa del vasto centro-sinistra italiano di riuscire ad essere forza trainante. Un ruolo che noi continuiamo a riconoscere al partito democratico, alla sua leader, al suo gruppo dirigente. Nel corso degli anni abbiamo dimostrato di essere una forza politica affidabile, mai indecisa, davvero leale con i compagni di strada e con quelle forze che sentiamo vicine e con le quali vogliamo costruire questa alternativa. Dobbiamo liberare l’Italia da questa coalizione ipocrita, pericolosa e ciarliera e spingere sempre di più sul terreno delle riforme strutturali, quelle per le quali la tradizione riformista si è sempre distinta per saper interpretare le domande diffuse che venivano e che vengono dai ceti più deboli, dalle famiglie stremate e soffocate da una tassazione che ipocritamente il centrodestra aveva promesso di voler riformare e che invece ha accentuato. E’ innegabile constatare che la coalizione di centro-sinistra più è allargata, più è coesa e motivata e più spinge sul terreno delle idee riformiste, più riesce ad essere affidabile e credibile. Nella mia città, Cosenza, che oggi ho l’onore di guidare da Sindaco, abbiamo saputo persuadere i compagni e gli amici del partito democratico e delle forze laiche e cattoliche illuminate. E questo non per merito mio, ma per la capacità, che abbiamo avuto, di intercettare un consenso che rischiava di disperdersi e che noi, invece, abbiamo saputo ricostruire, pezzo per pezzo, vincendo le elezioni, affidando la guida della città ad un sindaco socialista che oggi rappresenta un punto di riferimento in Calabria e in tutto il Mezzogiorno. Così dobbiamo fare a Roma e ovunque, a partire dalle prossime consultazioni nelle quali la presenza del partito Socialista deve essere diffusa, qualificata e forte. Una presenza che dobbiamo riaffermare anche in prospettiva, per le elezioni che esprimeranno il nuovo Consiglio regionale ed il nuovo Presidente della Regione Calabria. E’ per questo che chiediamo ai nostri partner ed ai nostri amici di aprire le porte della coalizione e di aprirle a tutti coloro che sono animati dalle stesse convinzioni e valori, riconoscendo che possono aprirsi nuove opportunità spingendo la coalizione sul terreno del riformismo, soprattutto nel Mezzogiorno, dove i socialisti hanno ancora oggi, nonostante tutto, una presenza diffusa, radicata, forte e generosa. Così come la nostra Europa, prossima ad aprirsi ai Balcani, sarà più forte, così anche il centrosinistra aperto godrà della corroborante spinta unitaria. E noi saremo tutti operai nel più vasto cantiere del centro-sinistra nel Mezzogiorno ed in Italia. Non ci hanno divisi con la ferale, e ferina, autonomia differenziata, non riusciranno a farlo con niente. Abbiamo bisogno di scuole, di asili (a Cosenza ne abbiamo realizzati tre grazie ai fondi del PNRR), alta velocità e ospedali. Abbiamo bisogno di tutto il nostro capitale umano, di non perderlo, per riempire di valore queste fondamentali infrastrutture.

Mi sto battendo senza sosta perché l’azienda ferroviaria ed i partner comprendano che l’alta velocità non si può fermare ad Eboli, una scelta dannosa e costosa che esclude per intero la fascia jonica, guardando esclusivamente ad occidente: stanno perpetrando l’Assassinio all’Orient Express!

Questa, come le altre, è una battaglia che vinceremo insieme, ne sono convinto, e potremo riuscirci solo a condizione di non tirarci indietro, di non abbandonarci alla rassegnazione, di lottare con spirito europeo. Al mussoliniano “vivere pericolosamente”, di Nietzchiana memoria, opponiamo il nostro vivere coraggiosamente!

Come insegna Seneca al suo Lucilio, “il coraggio non è temerità sconsiderata o amore del pericolo o ricerca di situazioni spaventose: il coraggio è la capacità di distinguere cosa è male e che cosa non lo è”!

Noi socialisti questa capacità la abbiamo innata, facciamone buon uso.

Grazie a tutti,

Viva il socialismo e Viva l’Europa!

Buon Congresso.

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