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San Lorenzo del Vallo, il calcio fallisce la missione unità: la nuova ASD nasce tra i veleni e spacca il paese

Dopo le dimissioni di Motta, l’assemblea del 4 agosto sembrava aver trovato la quadra per un progetto condiviso. Il dietrofront del 14 agosto cancella i buoni propositi: l’Unione Fedula si iscrive al campionato ma esclude una fetta di cittadini.

A San Lorenzo del Vallo c’è una parola che, più di ogni altra, sembra essere diventata difficile da mettere in pratica: unione.

Il paese continua a fare i conti con divisioni che negli ultimi mesi hanno attraversato la comunità. E proprio quando lo sport sembrava poter rappresentare un’occasione concreta per ricominciare a stare insieme, il percorso intrapreso rischia invece di trasformarsi nell’ennesimo motivo di contrapposizione.

Dopo le elezioni comunali, anche su impulso dell’assessore allo Sport, era nata l’idea di costituire una nuova società calcistica, con un obiettivo dichiarato: ridare una squadra a San Lorenzo del Vallo e, soprattutto, creare attraverso il calcio un momento di aggregazione e partecipazione collettiva.

Dopo due assemblee pubbliche sembrava essere stato individuato un punto di partenza. Il progetto della ASD Unione San Lorenzo aveva iniziato a prendere forma, con l’auspicio che potesse diventare patrimonio dell’intera comunità.Ma sono bastati pochi giorni perché quel progetto si fermasse.Le divisioni interne hanno portato alle dimissioni del presidente Massimo Motta, determinando di fatto una sospensione del percorso e lasciando nuovamente il paese senza quella società sportiva che si era cercato di costruire.

È proprio durante questa fase di stallo che un gruppo di cittadini ha provato a proporre una nuova formula, con l’intento di trovare una soluzione capace di coinvolgere più persone e di rilanciare il progetto. E durante l’assemblea del 4 agosto, nella sala consiliare di San Lorenzo del Vallo, sembrava essere emersa una possibile soluzione: non una contrapposizione tra due progetti, ma una convergenza.

L’idea era quella di mettere insieme le diverse proposte e far confluire in un unico percorso sia il nuovo gruppo di cittadini sia coloro che avevano già lavorato al precedente progetto. Unione, appunto.Un concetto che sembrava poter rappresentare finalmente una strada condivisa.Da quella sera, però, qualcosa si è nuovamente interrotto.

Secondo quanto emerso, dopo l’assemblea non ci sarebbero stati ulteriori contatti tra le diverse componenti per concretizzare quanto discusso e immaginato quella sera. Nessun ulteriore confronto, nessun nuovo incontro pubblico, nessun percorso condiviso per trasformare quelle intenzioni in una realtà concreta.

Fino ad arrivare a ieri, 14 agosto.Attraverso un comunicato diffuso sui social viene annunciata la costituzione e l’iscrizione di una nuova associazione sportiva dilettantistica, denominata ASD Unione Fedula San Lorenzo, con l’elezione del presidente e del direttivo.

Una notizia che, al di là della legittimità formale della costituzione della società, pone inevitabilmente una domanda sul piano umano e comunitario: dov’è finita quell’unione di cui si era parlato?

Perché se l’obiettivo era quello di riunire persone, idee e sensibilità diverse attorno a una squadra di calcio, appare difficile comprendere come si sia potuti arrivare alla nascita di una nuova realtà senza un percorso realmente condiviso con tutti coloro che avevano manifestato la volontà di partecipare.Il problema, dunque, non è soltanto calcistico.

È un problema che riguarda una comunità che avrebbe bisogno di ricominciare a parlarsi. ASD Unione Fedula San Lorenzo è un nome importante. Ma proprio per questo porta con sé una responsabilità ancora maggiore: quella di dimostrare che la parola “unione” non sia soltanto una denominazione riportata su un documento ufficiale, ma un principio realmente applicato.

Perché un’unione che nasce escludendo, allontanando o lasciando fuori una parte delle persone rischia di essere percepita, inevitabilmente, come una nuova divisione. E San Lorenzo del Vallo di divisioni ne ha già viste abbastanza.Solo durante i festeggiamenti in onore del Santo Patrono, grazie all’impegno del Comitato Festa e alla partecipazione di associazioni e dei cittadini, si era intravisto quello che sembrava un piccolo, ma importante, spiraglio di unità.

Per qualche giorno il paese è sembrato riscoprire il piacere di stare insieme, mettendo da parte contrapposizioni e appartenenze.Lo sport avrebbe potuto rappresentare la naturale prosecuzione di quel sentimento. Il calcio avrebbe potuto essere il luogo nel quale far sedere allo stesso tavolo persone diverse, senza chiedere loro da quale parte stessero. Una squadra capace di appartenere a tutti e non a pochi.

Una società costruita attraverso il confronto e non attraverso la contrapposizione. Perché una squadra di calcio, soprattutto in un paese, non dovrebbe appartenere a un presidente, a un direttivo, a un gruppo di amici o a una parte politica. Dovrebbe appartenere alla comunità. E forse è proprio questo il punto dal quale si doveva ripartire.

Perché alla fine il vero obiettivo non dovrebbe essere stabilire chi ha vinto e chi ha perso la partita della nascita della nuova società.La vera vittoria sarebbe stata vedere finalmente San Lorenzo del Vallo unito attorno alla sua squadra. Adesso il rischio è che, ancora una volta, dietro una parola bellissima come “Unione” si nasconda una realtà completamente diversa.

Un’unione che, invece di unire, divide.

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