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Giovanni Algieri giovane artista calabrese, si racconta al Cosenza Post

Giovanni Algieri, calabrese doc, di Corigliano Calabro, figlio adottivo del mondo, sembra essere tagliato per raccontare la forza che spinge la gente a provare “a darsi una chance”

Per fare questo Giovanni Algieri, 25enne talentuoso, sembra avere tante frecce al suo arco. Scrittore, giornalista, regista, blogger. Tante strade per comunicare le sue idee e le sue storie, tutte asfaltate con sacrificio e voglia di raccontare la vita sua e quella degli altri, senza filtri, guardando semplicemente da vicino e scoprendo il coraggio che appartiene a chi parte, perché vuole a tutti i costi una possibilità.

Giovanni Algieri
Giovanni Algieri

Giovanni Algieri, si racconta in una intervista, rilasciata al Cosenza Post.

Durante l’intervista, mi parla – con una spiccata e genuina cadenza calabrese –  dei suoi progetti, di come ha avuto inizio la sua carriera, di come era da bambino, usando una voce da giovane ma dalla quale traspare la consapevolezza di chi la vita, l’ha respirata a fondo.

S: Il calabrese è visto come quello che si piange sempre addosso. Io invece leggendo alcune cose sul tuo conto, tutto mi sei sembrato tranne uno che resta lì ad attendere che il destino si compia. Hai mai pensato, “lascio stare perché è troppo difficile”, mentre provavi a raggiungere il tuo obiettivo?

G: “Il non piangermi addosso” è la mia sfida quotidiana. Ma lo è anche per molti giovani della mia generazione, e me ne accorgo osservandoli da vicino. Giovani non solo calabresi ma di tutta Italia che hanno “smesso” di “piangersi addosso” e sono andati in cerca di una opportunità.

S: Giovanni Algieri si sente più scrittore, giornalista, regista o blogger? Perché dando un occhiata a ciò che fai, sembri essere bravo in tutto. C’è dunque una inclinazione che ti spinge sempre un po’ più in là?

G: Tutte queste attività, compresa la fotografia, convivono in me, e le pratico in base al periodo e all’umore, ma se un giorno dovessi per un motivo particolare sceglierne una, sicuramente continuerei a fare lo scrittore, perché mi ritrovo nella narrativa, nella capacità di raccontare a modo mio la vita della gente.

S: Tu scovi gente tua connazionale che va all’estero per realizzare un sogno, ma il tuo di sogno, era quella di raccontare “il sogno degli altri” o di sottolineare quanto nella vita ci voglia coraggio per saltare il fosso, e andarmela a prendere, una possibilità?

G: La cosa che volevo inquadrare anche con il mio documentario, era quella di poter avere una “chance” e siccome nel nostro paese non c’è questa opportunità, bisogna andarsela a prendersela da qualche altra parte. Poi…si mette in conto anche che si possa fallire, ma almeno che si possa avere lo spazio per fare un tentativo.

S: Cosa voleva fare da grande Giovanni? All’epoca, quando eri bambino, i blogger non esistevano…

G: Sono giovane e ho il diritto di essere ancora un po’ confuso. (Sorride) Proprio questa mattina mia mamma ricordava che da bambino scambiavo videocassette con la maestra, e andavo in giro a registrato le voce delle persone del paese. Poi è arrivato il web ed è cambiato tutto. Per me se uno nasce nel periodo di internet deve imparare ad utilizzarlo al meglio, ed in merito condanno chi lo condanna.

"forse non torno" il libo di Giovanni Algieri
“forse non torno” il libo di Giovanni Algieri

S: che tipo di libro è “forse non torno”, e a che tipologia di lettore hai puntato?

G: “Forse non torno”, è una raccolta di 5 racconti brevi, e narra la storia di eccezioni. Dal mio documentario “cosa manca” invece presto sarà tratto il mio secondo romanzo, che tratterà di ragazzi che tra fallimenti e successi, ci hanno provato. Parlo ai giovani, ma anche a coloro che sono genitori e che hanno figli che sono in cerca della propria strada.

S:Giovanni, dove vivi, oggi?

G: Questa è la domanda più difficile alla quale rispondere. Io ho vissuto in 5 città diverse in pochi anni. Ho studiato a Perugia, poi a Roma, dopo sono stato a Cambridge e ultimamente a Londra, un anno e mezzo. Adesso sono a Roma, dove sto organizzando questa promozione del mio documentario, nelle scuole italiane.

S: E allora ti chiedo cosa c’è di calabrese ancora in te, di radicato e allo stesso tempo che ti rende unico, nel modo di approcciare al mondo cosmopolita che vivi?

G: C’è la semplificazione di ogni cosa. Sono un calabrese in tutto e per tutto, ed ho la visione semplificata delle cose, senza mai essere superficiale. Anche il mio linguaggio è semplice quando scrivo, e raggiungo gli altri proprio con semplicità rendendo gli argomenti trattati comprensibili a tutti.

S: Giovanni, il titolo del tuo libro è “forse non torno”, ma poi tu, sei tornato, o no?

G: Non lo so. Quel “forse” ancora prevale perché sono giovane. Però ti dico che fatico a pensare di vivere sempre nello stesso posto. Mi piace girare e sono una “trottola felice”.

S: Il “fatto quotidiano” ha raccontato il tuo documentario “cosa manca” che narra le storie proprio di chi parte in cerca di un futuro anche se non sempre riesca a trovare quello che gli è più congeniale. Cosa c’è di congeniale nel prossimo futuro di Giovanni Algieri? Cosa bolla nel pentolone del calabrese che ormai vive per il mondo?

G: io non vivo per il mondo, ma il mondo lo giro. Ho i miei migliori amici che vivono in diversi continenti, in Africa, a Bruxelles, a Bercellona e a Londra, per cui nel prossimo futuro vorrei andarli a trovare e poi bolle in pentola la distribuzione del mio documentario, sopratutto nelle scuole italiane, perché i giovani devono capire sin da piccoli, che l’arte è un lavoro. Verrò in Calabria, partirò proprio dalla mia terra.

Appuntamento allora per il 10 aprile, quando “tornerà” in Calabria, Giovanni Algieri, e noi di Cosenza Post, ci sareno.

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