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Carlo Rinaldo

Esame muto per disobbedienza capricciosa

Di Carlo Rinaldo – saggista, premio letterario nazionale.

“Gli esami non finiscono mai!”, recita un vecchio adagio. E come tutti i detti tramandati dei nostri avi, ha sempre ragione. La scuola è parte del mondo reale, è un microcosmo in cui si questiona e si formano alunni che possano poi rappresentare i contenuti di quanto studiano.

Lo scopo principale dello studio non è solo l’acquisizione di un voto, ma lo è anche! Come è capacità di formare cittadini che riescano a discernere il giusto, a far coincidere i propri scopi col bene comune.

Ma lo studio, la crescita culturale deve necessariamente passare dal sottoporsi agli esami per valutare il progresso personale ed avere di rimando la misura del lavoro fatto: è soprattutto utile a sé stessi. E la scena muta agli esami di stato è una penalizzazione in primis verso la propria persona.

Che non tutti i giudicanti sono all’altezza ci sta pure ma entreremmo in un altro discorso. Poi, in ogni ambito della vita ci sono sempre delle prove da superare e non sempre, anzi quasi mai quando più si cresce, si ha la possibilità di “farla franca” ignorando la “verifica” al modo di “bravata” per un facile momento di gloria. La vita ci dà sempre la possibilità di scegliere gli ostacoli da affrontare e quelli da evitare?

E quando si ha facoltà di scelta spesso si ha un prezzo da pagare. Ecco! Per la maggior parte di questi “mini novelli disobbedienti rivoluzionari” il vero scopo è quello di essere facilmente, ma per pochi secondi soltanto, famosi senza una solida preparazione. Per poi magari buttarsi in politica o sperare diventare un tanto ambito “influencer”.

Alcuni vogliono inopportunamente giustificare questi ragazzi mettendo in campo la “disobbedienza civile”, scomodando addirittura Antigone della tragedia Sofocle nello scontro tra il dovere di rispettare la legge e i principi morali della coscienza: ma siamo su livelli molto più elevati e in altri tempi.

O ancora sconvenientemente si rispolverano i grandi riferimenti di vera disobbedienza civile come Gandhi o Martin Luther King.

Ma Gandhi e Martin Luther King rappresentano degli esemplari di integrità morale, che è anche riuscita ad essere politicamente efficace nel portare avanti due cause sacrosante: l’indipendenza dal colonialismo inglese e la battaglia per i diritti civili negli Stati Uniti.

Lasciamo in pace queste icone e lo spessore troppo elevato e di altre epoche delle loro battaglie per le quali hanno dovuto pagare prezzi molto elevati.

La misura della disobbedienza civile sta nella grandezza della causa disattesa dalla regola sbagliata che si trasgredisce e dal fatto che si deve subire un provvedimento serio previsto dalla legge per averla disattesa.

Cari ragazzi, la notizia è che non essendoci né causa di spessore né punizione prevista da scontare, il vostro resta soltanto un capriccio di una smargiassata dalla effimera notorietà di pochi secondi che non comporta nessuna conseguenza negativa alla vostra persona. Così è troppo facile! La maturità e la vita reale sono ben altra cosa.

Carlo Rinaldo
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