Chi è Nella Serpa? Non è semplice tracciare un profilo di una donna, capo cosca dell’ndrangheta di Paola, attualmente al “carcere duro” del 41 bis O.P. della casa circondariale dell’Aquila
Ancor più difficile è farlo oggi, 8 marzo, giorno nel quale la donna viene festeggiata e celebrata come figura portante della società, e motore trainante delle famiglie. Perché da sempre le donne, mogli e madri, reggono meglio di chiunque altro il peso del vivere.

Nella Serpa trascorre questo 8 di marzo in cella, dove sta scontando una pena in regime di massima sicurezza, senza poter avere nessun rapporto con l’esterno, senza poter sentire i profumi del mondo, senza la voce di nessuno.
Denominata “Nella la bionda”, questa donna di 59 anni, sembra essere l’emblema della donna “di ferro”, di quella disposta a tutto pur di ottenere quello che vuole…a qualunque costo.
Le accuse che le sono costate il carcere, sono delle più gravi. Si parla di omicidio, tentato omicidio, estorsione, associazione a delinquere di stampo mafioso. Reati questi, che si fa fatica ad attribuire ad una donna. Eppure nell’ambiente dell’ndrangheta le donne che comandano e reggono una cosca, non si piegano mai.
Nella Serpa, rissosa e con un carattere forte, ha mostrato tutta la sua efferatezza anche nei confronti delle forze dell’ordine. Una vita da imprenditrice, nella quale rivestiva ruolo di spicco, mentre agiva in modo lecito quanto illecito senza mai battere ciglio, né mai mostrare segno di cedimento.
Due matrimoni, tre figli. Due avuti dal primo marito e uno dalla sua seconda unione. Perché anche le donne di ‘ndrangheta sono madri, verrebbe da dire.
Eppure lei, Nella Serpa, sembra essere diversa da una madre qualunque. Perde un figlio pochi giorni dopo il suo arresto avvenuto il 30 marzo del 2012. Suo figlio muore in un incidente stradale il 9 aprile di quello stesso anno e lei, già in cella, non mostra nessun segno di quel dolore che accomuna tutte le madri che vivono una tragedia del genere.
In quei giorni, malgrado la morte del figlio, non ha mai perso di vista gli interessi della famiglia, ed infatti continua ad impartire ordini dal carcere, per gestire i suoi affari fuori di lì. Viene trasferita dal carcere di Santa Maria Capua Vetere al carcere di massima sicurezza dell’Aquila, proprio per evitare ogni contatto con l’esterno, dopo che viene intercettata una sua lettera scritta da un’altra detenuta, nella quale dava le direttive per screditare un collaboratore di giustizia che avrebbe potuto incolparla di un omicidio.
Incontrava altri esponenti di spicco della malavita cosentina, a casa sua, come una donna qualunque invita alcune amiche per il thè, ma in quegli incontri non si parlava di quotidianità ma di come vendicare la morte di suo fratello.
Una macchina da guerra, una donna che non si piega mai, mentre viene da domandarsi se abbia mai avuto un attimo di sconforto, un giorno difficile, un pentimento … come tutti.
Donne buone, meno buone, tutte unite dalla lettera D, che dovrebbe sempre essere maiuscola, tanto da far ombra anche sulla vita degli altri.
Le donne, colpevoli di un peccato originale che nel corso dei secoli hanno provato a riscattarsi essendo fonte di amore e di dedizione, di bene e di armonia.
Ma non funziona sempre così. Ci sono le eccezioni che finiscono per essere la parte oscura di un mondo femminile che da dietro le sbarre non si possono riscattare, se non attraverso la propria coscienza.
8 marzo dietro le sbarre del 41 bis, per Nella Serpa e chissà che oggi, non abbia pensato a qualcosa che potesse ricordarle un giorno qualsiasi del passato, in cui avrebbe potuto scegliere di essere meno di ferro e più Donna qualunque.
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