Al teatro dell’Acquario, Roberto Corradino attore barese classe 1975, ha portato in scena il suo spettacolo “l’osso duro” e ha incantato un pubblico attento e caloroso
Nasce a Bari, Roberto Corradino e si forma all’Istituto Nazionale Dramma Antico di Siracusa, per poi perfezionarsi con stage di studio sulla voce, sulle tecniche del movimento e sulla danza sotto la guida di registi e attori del panorama nazionale.

Ha portato in scena lo scorso fine settimana, al teatro dell’Aquario tre personaggi, tre anime diverse che lasciano i propri sogni incompiuti. Roberto Corradino è nella stessa pièce Mario, Franco e Nino. Grande “fisicità” e poche luci, reggono perfettamente il tema de “l’osso duro” o “lo spettacolo della fame”, liberamente ispirato a “l’artista del digiuno” di Franz Kafka. Proprio le tematiche di kafka e il suo smarrimento di fronte alle problematiche dell’esistenza, concedono all’attore Corradino, la possibilità di indagare sullo stato emozionale e non, dell’uomo moderno, a volte mai sazio, alla continua e spasmodica ricerca di una felicità che non dura.
La sua opera, guarda da molto vicino, la “fame” quotidiana che tutti, chi più chi meno, chi più consapevole chi meno, ci attraversa e che è in ultimo fame di realtà, e fame d’amore.
In scena una parabola ironica e sarcastica, sull’eterna ed inattuale “missione” dell’artista, sulle sue contraddizioni e sulle sue mancanze, sul suo coefficiente umano, spesso troppo, “umano”.
Sul palco Roberto Corradino porta il digiuno, la fame, evocando e rifiutando quel cibo che ha come obiettivo solo se stesso. Astensione dalla fame, la fame degli artisti. Un ex cantante che sceglie di vendere la carne perchè sacra. E poi chi si considera artista del digiuno, che balla e canta sulla scia dei ricordi, per poi raccogliersi in un silenzio che a tratti spaventa.
Personaggi scritti ad arte, dunque. quelli dell’opera “l’osso duro”. Uno ringhia, uno parla appena, uno si trafigge e poi si arrende.
Corradino si muove dunque, in modo estremamente affascinante nel mondo delle metafore della vita dell’artista, attraverso una straordinaria performance “della fame”, nella quale tutto viene giustificato, anche la rabbia e l’ira.
Una forma drammaturgica secca, quasi telegrafica, quella di Roberto Corradino, mentre da vita ai suoi personaggi, attraverso una scena che lascia che il senso del vuoto, dell’incompiuto, del digiuno, si sollevi per rapire il suo pubblico.
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