Di Anna Maria Ventura
Nelle settimane che precedono le elezioni l’aria in Calabria è carica di attesa, di parole pronunciate nei comizi e nei bar, di promesse annunciate nelle piazze o nelle varie trasmissioni televisive. Tra manifesti colorati e confronti serrati, c’è una speranza che vibra sotto la superficie: quella di una terra che finalmente possa cambiare. È in questo clima di tensione e aspettativa che nasce il mio sogno per la Calabria, che poi è il sogno di ogni Calabrese che abbia la Calabria nel cuore, una visione che chi sarà destinato a governarla deve avere il coraggio di realizzare.
La Calabria che sogno non è una terra condannata all’abbandono, ma un luogo che torna a vivere. Vedo i borghi deserti ripopolarsi: le scuole riaperte, le piazze colme di bambini, i vicoli attraversati dal profumo del pane. Come scriveva Cesare Pavese, “un paese vuol dire non essere soli”. E i nostri paesi hanno un bisogno urgente di comunità, di voci, di ritorni.
Immagino i treni che scendono verso il Sud colmi di famiglie, giovani, uomini e donne che scelgono di ritornare. Nelle stazioni affollate si incontrano abbracci, sorrisi, valigie leggere ma piene di speranza. I bambini guardano con occhi curiosi le loro nuove case, mentre i genitori sanno che non stanno tornando indietro, ma avanti: verso una Calabria che finalmente offre loro lavoro, dignità, futuro. È questo il compito più alto che attende chi sarà destinato a governare: rendere reale ciò che oggi sembra un’utopia.
La nostra terra possiede già tutto: la bellezza dei mari e delle montagne, le tradizioni che raccontano millenni di storia, la forza di un popolo che non si arrende. Qui gli antichi Greci scelsero di fondare colonie, da Sibari a Crotone, da Locri a Reggio, e con esse portarono arte, filosofia, diritto, urbanistica. Nacque così la Magna Graecia, una delle culle della civiltà occidentale, che fece della Calabria un faro di cultura e conoscenza. Non era periferia, ma centro di pensiero e innovazione, terra di filosofi come Pitagora, che proprio a Crotone fondò la sua scuola, e di legislatori come Zaleuco di Locri, tra i primi a scrivere leggi scritte. La Calabria che sogno deve recuperare questo orgoglio: tornare a sentirsi erede di quella grandezza, capace di generare futuro come allora generava civiltà.
Corrado Alvaro ci ha insegnato che “la disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile”. E Saverio Strati, con i suoi romanzi, ci ha ricordato che l’emigrazione non è solo una partenza fisica, ma una ferita dell’anima, che lascia case vuote e paesi spezzati. Sta a chi governerà trasformare questa ferita in rinascita, restituire senso al vivere onesto, rendere la Calabria non più terra di fuga, ma di ritorno.
Eppure il sogno non riguarda solo chi parte e ritorna, riguarda anche chi resta, compiendo la scelta consapevole, difficile e coraggiosa di vivere e resistere in questa terra, di prendersene cura giorno per giorno. La Calabria del futuro nascerà dall’incontro tra chi ritorna e chi resta, tra chi ha custodito la memoria e chi porta nuove energie e visioni.
La Calabria che sogno è insieme antica e moderna: radicata nelle sue tradizioni popolari, ma capace di guardare all’innovazione, al turismo sostenibile, all’agricoltura di qualità, alle energie rinnovabili. Una Calabria che non costringe i suoi figli a fuggire, ma che li trattiene e li richiama, trasformando la nostalgia in possibilità concreta.
Leonida Repaci definiva la Calabria “la più povera e la più ricca, perché nessuno ha ricevuto di più e nessuno di meno”. Sta a chi governerà trasformare questa contraddizione in forza: custodire la ricchezza, valorizzare la bellezza, offrire opportunità e speranza.
Il sogno resiste intatto dentro di me. Forse è utopia, forse è speranza. Ma una Calabria viva, fiera, luminosa è possibile. Perché questa terra, erede della Magna Graecia che illuminò il Mediterraneo di civiltà, può ancora tornare a essere faro di cultura, lavoro e dignità. Tocca a chi guiderà la regione riaccendere quella luce antica e renderla stella del nostro futuro.

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