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Lattarico, morte di Isabel Desirèe Porco: i familiari chiedono verità

Lattarico, morte di Isabel Desirèe Porco: i familiari chiedono verità

Una folla commossa ha salutato venerdì mattina a Taverna di Montalto Uffugo la giovane Isabel Desirèe Porco, deceduta martedì al Policlinico Gemelli di Roma dove era arrivata in condizioni disperate, trasferita dall’ospedale di Cosenza in elisoccorso.

Tanti cittadini di Lattarico e di Montalto Uffugo, i compagni di scuola del Liceo Scientifico Pitagora, i colleghi di papà Maurizio, Vigile del Fuoco, provenienti da tutte le caserme dove ha prestato servizio.

Erano tutti lì, per l’utlimo saluto a Isabel e per portare vicinanza ai genitori a cui si può soltanto manifestare solidarietà ma anche profondo rispetto. Con coraggio, hanno deciso per la donazione degli organi. Un gesto, compiuto in un momento di dolore inimmaginabile che non è solo un atto di altruismo, ma è la più alta e luminosa espressione di amore per la vita.

Tanti palloncini bianchi e rosa, decine e decine di vigili del Fuoco provenienti da tutta Italia e una bara bianca sono i fermoimmagine tristissimi di un fatto che non doveva accadere, così come il papà Maurizio ha ribadito affidando il suo sfogo a un post su Facebook seguito da quello dell’altra figlia, Ida, sorella di Isabel.

Lattarico, morte di Isabel Desirèe Porco: i familiari chiedono verità
Lattarico, morte di Isabel Desirèe Porco: i familiari chiedono verità

“Da papà della dolce Isabel Desirèe – scrive – dico che è inconcepibile nella nostra realtà Cosentina e Calabrese essere soccorsi in fin di vita ed entrare in pronto soccorso in codice giallo”. E ancora: “Naturalmente il medico in ambulanza non c’era!”. “Il personale sanitario – continua il racconto di Maurizio Porco – dice che si tratta di un attacco di panico! E intanto il tempo scorre senza capire di cosa si tratta!”.

“I tempi di primo soccorso e di diagnosi del Pronto Soccorso, scritto in rosso in tutto il mondo, – rileva il papà di Isabel – sono di fondamentale importanza per diagnosticare un evento dannoso, di come è stata colpita la mia piccola! Non faccio accuse ma voglio verità per quando accaduto! Stiamo parlando della vita spezzata di una ragazza figlia della nostra terra Calabria!”. Poi una considerazione che è assume i connotati di un appello: “Tutto ciò non deve più accadere si deve potenziare il primo soccorso e il Pronto Soccorso per riuscire a fare un triage valutativo il più esatto possibile”.

Porco continua il racconto: “Andando avanti siamo passati al reparto di competenza dove il tempo scorre fra valutazioni e diagnosi! Altro step, si valuta l’intervento in sala operatoria e intanto il tempo scorre! Risultato, alla fine si quantificano le ore prima che la mia piccola viene operata”. “Come avete notato – spiega il papà della giovane deceduta – non ho fatto accuse perché non ero presente al momento dell’accaduto e voglio una verità per quello che si poteva fare e per quello che è stato fatto”.

“Ricordiamoci che oggi è capitato a me domani può capitare a chiunque insieme lottiamo per una Sanità più efficiente” – conclude il post Maurizio Porco. Parole che trovano riscontro nel post dell’altra figlia, Ida.

“Isabel aveva solo 16 anni – racconta Ida Porco -, Isabel aveva una vita davanti. Mi ha chiamata il 18/09 alle 11:52 dicendomi che stava poco bene e chiedendomi se potessi andare a prenderla perché accusava inattività di entrambi gli arti destri, gamba e braccio. Sono arrivata a scuola e Isabel capiva poco, non era in grado di muoversi se non dopo essere chiamata e stimolata in qualche modo. Sono passati i primi quindici minuti in classe, dove è stata soccorsa da un’ambulanza priva di medico e infermiere a bordo. Durante il tragitto mia sorella ha vomitato più volte ed io ho dovuto sorreggerle la testa. Stava morendo davanti ai miei occhi e loro mi rassicuravano dicendo “Tranquilla, è solo un attacco di panico, la ragazza sta bene”.

“Arriviamo al pronto soccorso e mia sorella entra in codice giallo. Abbiamo perso altro tempo per compilare la cartella clinica, il tempo passava e l’incompetenza aumentava insieme ad esso. Successivamente entriamo in pediatria, dove la diagnosi cambia: ‘Un inizio di crisi epilettica’.

Anche lì il tempo scorreva e mia sorella si dimenava sulla barella mentre quei dottori continuavano a perdere tempo. Poi hanno chiesto se ci fosse ‘per caso’ un posto per effettuare un encefalogramma, e ripeto ‘se ci fosse’, perché evidentemente mia sorella non era considerata un ‘soggetto urgente’.

Dopo aver effettuato l’encefalogramma, hanno escluso la crisi epilettica. Dopo aver perso altro tempo, la portano in TAC dove scoprono che mia sorella aveva in corso un’emorragia cerebrale, dovuta a una MAV, ossia una malformazione artero-venosa congenita, un mostro che ti porti dietro sin dalla nascita, non ti avvisa, esplode quando e come vuole.

Dopo aver riunito l’equipe con non so quanti dottori, è arrivato questo ‘verdetto’ che ha tolto altro tempo prezioso a mia sorella. Successivamente è stata trasportata in sala operatoria, dove le hanno inciso il cranio inserendole un drenaggio che avrebbe dovuto aiutare con la fuoriuscita del sangue e l’abbassamento della pressione intracranica, che attenzione: per tre giorni non si è mai abbassata. Mia sorella ha sofferto senza essere stata aiutata.

I miei genitori e i miei familiari hanno chiesto più volte, dal primo giorno, di poterla trasferire da qualche altra parte, ma mia sorella non era trasportabile. Perché non era trasportabile e poi invece è stata trasportata? Perché non avete accettato, per l’ennesima volta, il vostro fallimento? Perché devo pensare di andar via dalla Calabria per poter assicurare una lunga vita ai miei figli? Perché ho dovuto perdere mia sorella a 16 anni? E se foste stati voi a perdere una figlia, una madre o una sorella, cosa avreste fatto?

Perché altre persone sono nella mia stessa situazione e continuano ogni giorno ad esserci? Ho dovuto scegliere il vestito dei 18 anni di mia sorella, vestito che avrebbe dovuto scegliere lei, i miei genitori hanno perso una figlia, io e mio fratello una sorella, i miei zii una nipote e i miei cugini una cuginetta, mia nonna ha preso la sua nipotina. E voi medici cosa avete perso? Evidentemente niente”.

Parole dure e piene di rabbia seguite a quelle di papà Maurizio che lasciano presagire un’azione legale, non fosse altro per fare chiarezza, Isabel non tornerà più fra le loro braccia.

Il sindaco di Lattarico, Antonella Blandi, ha voluto esprimere le sue, in segno di vicinanza nei riguardi della famiglia e di conforto nei confronti di una comunità che solo un mese ha pianto la scomparsa di un altro giovanissimo concittadino.

“Una nuova tragedia per la nostra comunità – scrive Blandi – già particolarmente provata da un’altra giovane vita spezzata. Non ci sono parole per descrivere la sensazione di smarrimento nell’apprendere della scomparsa di Isabel una ragazza meravigliosa di soli 16 anni. Abbiamo pregato e sperato ma purtroppo non c’è stato niente da fare.

Di fronte a tali circostanze tutto diventa poco importante e si comprende il valore della vita che è il dono piu grande che il Signore ci ha dato.

Ci si chiede il perché ma non si trovano risposte. Una ragazza solare e dolce che aveva frequentato le nostre scuole e che tutti ricordano con affetto. Ci stringiamo intorno ai suoi genitori, alla sorella ed al fratello ed a tutti i familiari esprimendo le più sentite condoglianze per una perdita così grande ed inaccettabile”.

“La speranza è Isabel possa da lassù lenire il dolore dei suoi familiari ed essere un angelo per tutti coloro che l’hanno amata. Siamo davvero tutti molto tristi. Ciao Isabel” – conclude profondamente commossa il sindaco di Lattarico, Antonella Blandi.

La solidarietà della città di Cariati

Anche il Comune di Cariati, paese di origine della mamma della sedicenne, si è voluto stringere attorno al dolore della famiglia di Isabella Desiree. La giovane di Lattarico trascorreva nella cittadina ionica il periodo estivo e qui aveva parenti e amici. Due giorni fa si sono ritrovati sulla spiaggia in suo ricordo e l’hanno salutata con il lancio di palloncini bianchi e rosa. Un altro momento commovente che racconta una grande tragedia che ha riguardato diverse comunità della provincia di Cosenza.

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