Cosenza è stata tra le prime città del Centro-Sud ad adottare la raccolta differenziata porta a porta, costruendo negli anni un modello riconosciuto a livello nazionale, premiato e considerato un riferimento nel Mezzogiorno. Non si è trattato solo di un servizio efficiente, ma di un vero percorso di crescita civica, fondato sulla responsabilità individuale e sull’eliminazione dei cassonetti stradali.
L’introduzione delle cosiddette eco-isole rappresenta oggi una pericolosa inversione di rotta. Al di là delle definizioni formali di “servizio aggiuntivo”, l’esperienza dimostra che questi dispositivi finiscono rapidamente per diventare luoghi di conferimento indifferenziato, indebolendo il porta a porta e cancellando anni di educazione ambientale.
È un modello già visto altrove, anche in comuni vicini: prima si installano, poi si degradano, infine si rimuovono. Ma quando vengono tolte, il danno è già compiuto. Non tanto sul piano tecnico — sempre recuperabile — quanto su quello culturale, che richiede anni per essere ricostruito.
Così, mentre si parla di innovazione, si torna indietro. Come è già accaduto con l’aumento delle auto in città e con l’arretramento della mobilità sostenibile, si rischia di compromettere un equilibrio faticosamente raggiunto, rinunciando a un modello che aveva funzionato e che aveva fatto di Cosenza una buona pratica urbana, non un caso da correggere.

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