Svelati questa mattina tutti i particolari dell’arresto del latitante Daniele Lamanna, durante la conferenza stampa tenutasi nella sala congressi della Questura di Cosenza, alla quale erano presenti il Questore di Cosenza Dott.Luigi Liguori, il capo della Mobile Dott. Giuseppe Zanfini, ed il sostituto commissario Dott. Gianfranco Gentile
Daniele Lamanna latitante ormai da diversi mesi, che aveva nel frattempo cambiato completamente aspetto – così come si evince dalle foto messe a disposizione della stampa – è stato arrestato ieri sera dalla Squadra Mobile di Cosenza, proprio mentre incontrava suo figlio di nove anni.

Le straordinarie e serrate operazioni investigative, hanno trovato la risoluzione nell’arresto del latitante che si trovava a Trenta, in una abitazione di proprietà del suocero, che era presente insieme al figlio di nove anni del Lamanna, al momento dell’arresto.
il Questore Liguori, é voluto essere presente in conferenza stampa, proprio per sottolineare la particolare rilevanza del lavoro svolto dalla Squadra Mobile insieme all’autorità giudiziaria, alla procura distrettuale antimafia, nonché l’entusiasmo che ha caratterizzato le operazioni che hanno condotto alla cattura di Daniele Lamanna, considerato anche il fatto che trattasi di attività gratificante, diversa da altre indagini, e che crea un meccanismo attivo ed adrenalinico.
Un plauso, il dottore Liguori lo ha riservato agli agenti della Mobile, che non hanno “semplicemente fatto il loro lavoro”, ma che hanno fatto molto di più, lavorando alacremente.
il Questore ha poi sottolineato la figura di Daniele Lamanna, come un soggetto di spessore, dall’ampio respiro criminale, ben oltre il curriculum criminoso che si porta dietro.
Ha sottolineato inoltre come il latitante non si fosse sottratto alla cattura, probabilmente più che per la fuga di notizie, ma per problemi interni e esterni al clan. Tesi avvalorata dal possesso dell’arma – una semiatomatica calibro 765 – che Lamanna teneva con il colpo in canna, e che sarebbe stata presumibilmente utilizzata per difendersi non dalla Polizia, ma dagli avversari interni ed esterni all’organizzazione criminale.
É stato poi il capo della squadra mobile dott. Zanfini, a spiegare tutti i dettagli dell’operazione.
Daniele Lamanna era colpito da due ordinanze di custodia cautelare, una per associazione mafiosa, relativa alla cosca “Rango-Zingari”, per la quale si era sottratto alla cattura, e l’altra, del 18 marzo scorso, in quanto ritenuto il presunto esecutore materiale dell’omicidio di Luca Bruni.
Alla cattura del Lamanna, La squadra Mobile lavorava già da diversi mesi, seguendo le persone più vicine a lui, che avrebbero potuto favorire la sua latitanza, e quindi i familiari stretti, come la moglie ed il suocero. L’episodio che ha fatto capire che si era vicini alla risoluzione del caso, è stato quello che ha visto la moglie del Lamanna, uscire domenica sera, da casa della madre con un borsone, ed entrare incappucciata nell’autovettura del padre che repentinamente è partito. Questo, ha insospettito gli investigatori, poiché era evidente che la stessa avesse lasciato il figlio a casa della madre per poi andare altrove con particolare fretta. Il suocero del Lamanna, domenica sera aveva utilizzato inoltre la macchina della moglie, auto che non usava quasi mai. L’auto con a bordo la moglie e il suocero di Daniele Lamanna è stata seguita per un tratto di strada, fino a Saporito di Rende, dove per non destare troppi sospetti, gli agenti hanno interrotto il loro pedinamento. Il suocero di Lamanna ha fatto poi rientro a casa, dopo un’ora, tanto da dare certezza del fatto che sua figlia, si fosse recata ad un incontro con suo marito.
Gli investigatori dunque, da domenica fino a ieri sera, quando si è concretizzato l’arresto del latitante, hanno monitorato con costanza assoluta tutte le persone che avrebbero potuto aiutarlo, compresa una cugina – che vive proprio a Saporito di Rende – che nel pomeriggio di martedì, con la propria autovettura si è recata a Trenta, nel luogo dove poi in serata è stato arrestato Lamanna. Questa parente dopo essere stata circa un quarto di ora in quell’abitazione, ha poi fatto rientro a casa, per incontrarsi con la moglie di Lamanna.
La palazzina in oggetto, situata a Trenta, ha attirato la curiosità degli investigatori che hanno così scoperto che veniva utilizzata dal suocero di Lamanna in più di una circostanza. Infatti per tutta la giornata di ieri, la macchina del suocero di Daniele Lamanna é stata parcheggiata sotto questa palazzina, la cui abitazione non è per nulla confortevole.
Sono così partiti gli appostamenti davanti l’abitazione.
L’uomo, alle sette di ieri sera, ha poi lasciato la palazzina di Trenta ed è recato a casa della moglie, ha prelevato il nipotino, figlio di Daniele Lamanna, ha ricambiato macchina, ed é tornato a Trenta dove, così come ipotizzato dagli investigatori e dagli inquirenti, avrebbe fatto incontrare il figlio con suo padre, forse prima che lo stesso Lamanna, lasciasse la città.
Tutti concordi, hanno poi deciso di intervenire ed hanno arrestato Daniele Lamanna, proprio mentre il suocero ed il figlio stavano per andar via.
Lamanna è stato colto armato di semiatomatica calibro 765, con colpo in canna, sei cartucce nel caricatore e 36 cartucce in una custodia di pelle rinvenuta su un mobile della stessa stanza.
gli uomini della Mobile, proprio per la presenza del figlio, hanno agito con premura, e dopo aver invitato il suocero di Lamanna ad allontanarsi con il bambino, hanno provveduto alla perquisizione dell’abitazione.
Daniele Lamanna, che presumibilmente era in quella casa da solo un giorno, e che era stato cercato anche in Versilia, è rimasto sorpreso dall’arrivo degli agenti, ma non ho opposto nessuna resistenza.
Ha parlato pochissimo, dopo l’arresto dicendo solo di aver notato una Panda che lo aveva insospettito e che aveva deciso di assumere le sembianze di un frate, per poter continuare la sua latitanza.
I tanti tasselli, messi insieme in questi tre mesi, e lo studio delle abitudini delle persone più vicine a Daniele Lamanna, si sono dimostrati vincenti, in una operazione perfetta, che ha condotto all’arresto del latitante.
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