Una nota congiunta firmata da amministratori, docenti ed ex parlamentari pone l’accento sulla necessità di uno Statuto inclusivo per l’Unione dei Comuni.
L’ipotesi di uno Statuto per l’Unione dei Comuni tra Cosenza, Rende e Castrolibero rappresenta un passaggio cruciale per il futuro dell’Area Urbana e dell’intero territorio. Proprio per questo non può nascere come un progetto incompleto o sbilanciato. La costruzione della cosiddetta “Grande Cosenza” non può ridursi a un’operazione parziale, limitata a pochi assi territoriali: serve una visione autentica di Area Vasta, capace di includere stabilmente anche il Sud di Cosenza e le Serre Cosentine.
Un’Unione ristretta all’asse Cosenza-Rende–Castrolibero– e come proposto anche Montalto, rischierebbe di cristallizzare squilibri già esistenti, anziché superarli. Al contrario, il coinvolgimento sin da subito dei comuni della cintura sud è una condizione indispensabile per garantire sviluppo equilibrato, coesione territoriale e pari accesso ai servizi.
Non è più sostenibile continuare a pensare la mobilità per compartimenti separati. Il ridisegno del sistema dei trasporti, a partire dall’asse Cosenza–Unical, deve necessariamente includere anche i comuni del Sud e delle Serre. L’Unione dei Comuni dovrebbe strutturarsi secondo criteri di efficienza, contiguità e massa critica, attraverso ambiti territoriali di area vasta non sovrapposti, composti da territori contigui e con una popolazione complessiva di almeno 150.000 abitanti.
Solo così sarà possibile gestire servizi essenziali complessi (trasporti, acqua, rifiuti, network culturale), pianificare infrastrutture strategiche e attrarre investimenti pubblici e privati, superando definitivamente il modello disordinato della cosiddetta “città-spaghetto”.
I cittadini dei comuni della cintura sud e delle Serre contribuiscono ogni giorno al dinamismo economico, sociale e culturale dell’area urbana. Escluderli dai principali flussi verso l’Università della Calabria e il futuro Ospedale significa condannarli progressivamente allo spopolamento.
È necessario evitare che i piccoli centri delle Serre – nonostante esperienze virtuose e innovative già in atto, come quelle di Cerisano – vengano ridotti a semplici spettatori o, peggio, a territori destinati a subire carenze in infrastrutture e servizi. La continuità territoriale e l’intermodalità dei trasporti sono strumenti fondamentali per garantire pari opportunità e qualità della vita.
L’attuale impostazione dell’ATO Area Urbana, inoltre, rischia di tradursi in una semplice circolare veloce tra Cosenza e Rende, insufficiente a rispondere ai reali bisogni del territorio. Serve invece un sistema di Trasporto Pubblico Locale integrato, che consenta a studenti e lavoratori di raggiungere i poli universitari, tecnologici e sanitari con un unico titolo di viaggio, tempi certi e collegamenti efficienti anche dai comuni del Sud.
Pianificare i collegamenti verso l’Unical o il nuovo Ospedale escludendo la cintura sud è una scelta miope. La frammentazione urbana si combatte solo garantendo parità di accesso ai servizi e riducendo la dipendenza dal traffico veicolare privato che oggi soffoca l’area urbana.
Lo sviluppo verso Arcavacata non deve tradursi nella desertificazione economica e sociale del centro storico di Cosenza e della zona sud. Includere le Serre e i comuni di cintura significa promuovere un modello policentrico, in cui il polo del sapere a nord dialoghi con il patrimonio storico, ambientale e residenziale del sud.
L’obiettivo deve essere la costruzione di un polo economico diffuso, che si sviluppi anche guardando le politiche culturali in un network, capace di generare opportunità e trattenere i giovani laureati che oggi sono costretti a emigrare a causa di un mercato del lavoro saturo o di collegamenti insufficienti.
Le linee guida dell’Unione Europea d’altra parte sono chiare: lo sviluppo sostenibile passa dal contrasto all’abbandono dei territori, dal riequilibrio urbano e dalla prevenzione del dissesto idrogeologico. Un’Unione dei Comuni limitata a pochi centri finirebbe per alimentare un’urbanizzazione squilibrata, lasciando vaste aree all’incuria e alla marginalità.
Per questo rivolgiamo un appello al Sindaco di Cosenza, Franz Caruso, e ai Sindaci del comprensorio affinché si facciano promotori di una visione realmente “metropolitana” e di una vera area urbana funzionale. L’Unione dei Comuni non deve essere un esercizio di ingegneria burocratica, ma un progetto politico coraggioso, capace di integrare e non escludere.
Una politica autenticamente Riformista d’altronde si misura con l’ampiezza dello sguardo e con il coraggio di disegnare il futuro di una comunità nel suo insieme. Limitare l’Unione dei Comuni a un’area ristretta sarebbe un atto di miopia politica che tradirebbe la vocazione storica di questo territorio. È il momento giusto per trasformare la frammentazione attuale in una moderna Area Urbana di respiro europeo, in cui il progresso di una zona non si traduca mai più nell’abbandono di un’altra.
· Francesco Madrigrano, Cerisano, consigliere comunale
· Paolo Palma, già deputato della Repubblica del Collegio di Cosenza
· Saverio Francesco Regasto, Carpanzano, Ordinario diritto costituzionale Università Brescia.
· Margherita Ricci, Mendicino, consigliera comunale
· Giacinto Marra, Rovito, Circolo Tommaso Cornelio
· Antonio Palermo, già sindaco di Mendicino
· Domenico Gimigliano, Cosenza, Associazione Dossetti-Prima che tutto crolli
· Giuseppe Nicoletti, già sindaco di Dipignano
· Anna Scarnati, Comitato Città Policentrica
· Francesco Capocasale, già Sindaco di Dipignano
· Francesco Marino, Domanico, Assessore Comunale
· Sandro Tenuta, già Sindaco di Marano Principato
· Raffaele Pirillo, già Sindaco di Mangone
· Massimiliano Berardelli, Carolei, Circolo “A. Gramsci”
· Giuseppe Altomare, Rogliano, già direttore amm. ASL Cosenza e Castrovillari.
· Irene Scarnati, Cosenza, Associazione Dossetti-Prima che tutto crolli
· Mario Bozzo, Cosenza, Comitato NO Scippo
· Carmelo Primiceri, Cosenza, Comitato Città Policentrica
· Carlo De Gaetano, Comitato Città Policentrica
· Argia Morcavallo, Comitato Città Policentrica
· Rosa Principe, Comitato No Scippo

Vai al contenuto




