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Riforma della giustizia, Annalisa Alfano (IdM): «Non serve fede cieca, ma trasparenza»

Il Segretario Provinciale di Italia del Meridione e Assessore a Scalea, Annalisa Alfano, interviene nel dibattito sulla riforma della giustizia.

La riflessione di Annalisa Alfano
Segretario Provinciale di Italia del Meridione – Assessore del Comune di Scalea

Politica e giustizia si guardano da sempre.
Si conoscono, si frequentano.
È una relazione complicata, inevitabile, delicata.
Ma proprio perché conta davvero, deve restare pulita.

Oggi il tema della riforma della giustizia divide, spesso più per appartenenza politica che per una reale conoscenza del suo contenuto.
Ed è proprio questo il punto che sento il dovere di affrontare con chiarezza, parlando ai cittadini prima ancora che ai partiti.

In uno Stato democratico è normale che i poteri dialoghino.
Non è questo lo scandalo.
Lo scandalo nasce quando quel rapporto smette di essere trasparente, quando le decisioni appaiono opache, quando il cittadino inizia a chiedersi se una scelta sia giusta o semplicemente conveniente per qualcuno.

Negli ultimi anni un intero sistema è stato messo a nudo.
Non da nemici della magistratura, ma da fatti, intercettazioni, scandali, ammissioni.
E davanti a tutto questo dobbiamo avere il coraggio di dirci la verità:
non basta individuare una singola responsabilità per far finta che tutto il resto funzioni.

Questo non è sfiducia nelle istituzioni.
È, al contrario, amore per le istituzioni e rispetto per chi le vive ogni giorno.

La nostra Costituzione è una delle più alte espressioni della nostra storia democratica.
È giusto difenderla, ma difenderla non significa renderla immobile.
I Padri Costituenti non l’hanno pensata come un monumento da contemplare, ma come uno strumento vivo, da applicare pienamente per garantire diritti e doveri ai cittadini.
Quando il contesto cambia e l’equilibrio tra i poteri si incrina, intervenire con riforme mirate non significa tradirla, ma darle attuazione concreta.

Ma di cosa parliamo davvero quando parliamo di riforma della giustizia?

Parliamo di questioni concrete, che incidono sulla fiducia dei cittadini e sul modo in cui la giustizia viene percepita ogni giorno.
Non di tecnicismi per addetti ai lavori, ma di regole che aiutano a capire chi giudica, come viene scelto e con quali garanzie di imparzialità.

Primo: la separazione delle carriere.
Oggi chi accusa e chi giudica appartengono allo stesso ordine e possono condividere lo stesso percorso professionale.
La riforma introduce una distinzione netta tra le due funzioni, affinché sia sempre chiaro che chi giudica lo fa senza alcun legame con chi sostiene l’accusa.
Non per indebolire la magistratura, ma per rafforzare, nei fatti e nella percezione, l’imparzialità del giudizio.

Secondo: il peso delle correnti.
Negli anni si è consolidato un sistema di gruppi organizzati che ha inciso sulle nomine e sulle carriere interne alla magistratura.
La riforma mira a ridurne l’influenza, restituendo centralità al merito, all’esperienza e all’autonomia reale dei magistrati, sottraendo le decisioni a logiche di appartenenza che i cittadini faticano a comprendere e ad accettare.

Terzo: responsabilità e trasparenza.
In uno Stato democratico nessun potere è forte perché incontrollabile, ma perché credibile.
Un giudice, come un medico, incide profondamente sulla vita delle persone.
Per questo nessun ruolo così delicato può essere sottratto alla responsabilità: è da lì che nasce la fiducia dei cittadini.

Prevedere regole chiare e conseguenze per chi sbaglia non significa minacciare l’indipendenza della magistratura né metterla sotto tutela, ma evitare che errori o opacità ricadano sui cittadini senza spiegazioni.
La responsabilità non rende i giudici meno liberi.
Li rende più autorevoli.
E garantisce ai cittadini ciò che conta davvero: non un processo qualunque, ma un giusto processo, fondato sulla fiducia e non sul sospetto.

Io non voglio dover spiegare alle mie figlie che esistono poteri intoccabili.
Voglio poter dire loro che vivono in un Paese dove le regole valgono per tutti,
dove chi giudica è libero,
dove chi governa è responsabile,
dove il cittadino non deve avere paura di giochi di potere invisibili.

Per questo sostengo questa riforma.
Non come bandiera di partito.
Non come atto di protesta.
Ma come primo passo necessario per ricostruire fiducia.

E lo dico con forza:
questa riforma non è contro la magistratura,
ma a tutela della sua credibilità e del lavoro dei tantissimi magistrati perbene che operano lontano da ombre e logiche di potere.
È una battaglia per una giustizia senza sospetto,
per una politica senza ambiguità
e per uno Stato che non chieda fede cieca, ma offra regole chiare.

Io non voglio un Paese dove politica e giustizia si temono, si combattono o si confondono.
Voglio un Paese dove si rispettano, si tengono alla giusta distanza e proprio per questo restano pulite entrambe.

Naturalmente, una riforma non basta da sola per migliorare l’assetto istituzionale del Paese.
Serve una visione più ampia.

Per questo considero fondamentali anche:

una giustizia che dia risposte in tempi ragionevoli, senza sacrificare la qualità delle decisioni, perché un processo che dura anni non tutela meglio i diritti: li logora;

una nuova legge elettorale che consenta ai cittadini di scegliere davvero i propri rappresentanti, scrivendo un nome e non subendo liste bloccate.

Senza scelta vera non c’è rappresentanza vera.
Senza tempi certi non c’è fiducia.
Senza trasparenza la democrazia si indebolisce.

Italia del Meridione sarà in prima linea in questo percorso.
Non per convenienza.
Non per propaganda.
Ma per coscienza e responsabilità verso i cittadini e verso il futuro del Paese.

Politica e giustizia devono riacquistare credibilità e fiducia da parte dei cittadini.
Con riforme giuste e necessarie, ma soprattutto con responsabilità e amore per le istituzioni che si rappresentano, questo è possibile.

Perché la fiducia nello Stato non è un concetto giuridico.
È ciò che permette ai cittadini di non sentirsi soli.

Annalisa Alfano
Segretario Provinciale – Italia del Meridione Cosenza
Assessore del Comune di Scalea

Annalisa Alfano
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