Ricerca territoriale, reti istituzionali e formazione civile nel convegno celebrativo per il 90° anniversario dell’Istituto per la Storia del Risorgimento italiano – Comitato provinciale di Cosenza (1936-2026).
Di Anna Maria Ventura
Nel panorama degli studi risorgimentali, il ruolo delle realtà territoriali continua a rappresentare un osservatorio privilegiato per comprendere la complessità dei processi che hanno condotto all’unificazione nazionale. In questa prospettiva si inserisce il convegno promosso dall’Istituto per la Storia del Risorgimento italiano – Comitato provinciale di Cosenza, che ha celebrato novant’anni di attività con un’iniziativa capace di intrecciare memoria storica, ricerca scientifica e impegno civile.
L’incontro, che si è svolto il 18 marzo 2026, presso la sede della BCC Mediocrati a Rende, ha assunto il valore di una riflessione strutturata sul contributo che il contesto calabrese ha fornito agli studi sul Risorgimento. Determinante, in tal senso, è stato il ruolo del direttore del Comitato, Giuseppe Ferraro, che ha coordinato i lavori proponendo una chiave interpretativa centrata sul rapporto tra narrazione storica e identità collettiva. La sua visione ha orientato il dibattito verso una lettura partecipata della storia, intesa come patrimonio condiviso e dinamico.
Il quadro istituzionale e accademico che ha sostenuto l’iniziativa ha evidenziato la densità delle reti culturali attive sul territorio. Gli interventi di rappresentanti del mondo universitario, come Fabio Bruno, e delle associazioni impegnate nella valorizzazione del patrimonio culturale, come Tania Frisone, Presidente AIParC Cosenza, hanno sottolineato la necessità di una collaborazione stabile tra ricerca, istituzioni e società civile. Analogamente, i contributi delle amministrazioni locali – con Maria Locanto, Alda Montesanto e Fabio Liparoti – hanno ribadito il valore strategico della storia nella definizione delle politiche culturali. A completare questo quadro, la presenza di Giuseppe Cristofaro, Presidente della Fondazione Vincenzo Padula, ha richiamato l’importanza delle fondazioni nella promozione della memoria storica.
L’impianto scientifico del convegno si è distinto per la pluralità degli approcci metodologici. Le relazioni di Anna Poerio Riverso e Giuseppe Caridi hanno offerto, rispettivamente, una lettura genealogica delle élite patriottiche e un inquadramento dei moti del 1848 nel contesto più ampio delle rivoluzioni europee. A queste prospettive si sono affiancati contributi orientati alla dimensione materiale e simbolica della memoria: Maria Stella Principe ha richiamato l’attenzione sulle fonti museali come strumenti di narrazione storica, mentre Christian Palmieri ha approfondito il valore dei monumenti e della memoria pubblica, con particolare riferimento alle figure dei fratelli Bandiera.

Un momento rilevante è stato la presentazione del volume di Prospero Francesco Mazza, dedicato alla storia del Comitato cosentino. L’opera si configura sia come ricostruzione istituzionale, ma anche come riflessione sul ruolo della provincia di Cosenza quale spazio attivo di elaborazione culturale all’interno del processo unitario. Ne emerge una visione che supera la tradizionale contrapposizione tra centro e periferia, restituendo al contesto locale una funzione propulsiva.
Particolarmente rilevante è risultata la partecipazione di scuole secondarie del territorio che ha conferito all’iniziativa una dimensione formativa di ampio respiro. Il coinvolgimento ha contribuito a trasformare il convegno in un luogo di trasmissione attiva del sapere storico, rafforzando il legame tra ricerca accademica e cittadinanza.
Nel complesso, l’anniversario ha offerto l’occasione per ribadire il valore pubblico della storia e il ruolo delle istituzioni scientifiche nella costruzione di una memoria consapevole. L’esperienza del Comitato cosentino dimostra come lo studio del Risorgimento, se radicato nei contesti locali e aperto al confronto interdisciplinare, possa ancora rappresentare uno strumento fondamentale per interpretare il presente e orientare il futuro.


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