L’Università della Terza Età celebra il sacerdote che trasformò la fede in riscatto sociale per i contadini calabresi.
di Ada Giorno
Nel Salone delle Conferenze dell’Università della Terza Età di Cosenza, il 16 aprile 2026, si è svolta la presentazione del Calendario AIParC Cosenza 2026 dedicato alla figura di Carlo De Cardona, sacerdote e protagonista della redenzione sociale del Mezzogiorno.
L’incontro, inserito nel terzo bimestre del Corso Comunitario UNITER, è stato aperto dal direttore dell’Ateneo, il prof. Mario De Bonis, che nella sua premessa ha sottolineato come la memoria di De Cardona rappresenti un patrimonio morale imprescindibile per la Calabria contemporanea.
De Bonis ha invitato i presenti a leggere il Calendario non come un semplice prodotto editoriale, ma come un atto di consapevolezza collettiva, un’occasione per riscoprire la storia di chi ha saputo trasformare la fede in impegno sociale e la cultura in strumento di emancipazione, affidando alle relatrici il compito di restituire profondità e attualità a una delle figure più significative del cattolicesimo sociale meridionale.
L’autrice del Calendario, Ada Giorno, docente di Storia e Filosofia, ha aperto la sua relazione illustrando la visione culturale e civile che anima AIParC Cosenza, richiamando le radici dell’associazione nel Parco Culturale Giuseppina Le Maire, fondato nel 2014 e riconosciuto come nucleo identitario dell’intero progetto.
La figura di Giuseppina Le Maire, piemontese che scelse la Calabria come terra di missione dopo il terremoto del 1908, è stata evocata come simbolo di una cultura del fare che si traduce in solidarietà, tutela del patrimonio culturale, istruzione popolare e sostegno alle comunità più fragili. Da questa matrice operosa nasce anche il Calendario 2026, che si presenta come una riscoperta del Risorgimento calabrese, capace di riportare alla luce l’opera di Carlo De Cardona in un contesto storico privo di opinione pubblica, formazione e diritti per i contadini.

Allievo del gesuita Matteo Liberatore, ispiratore della Rerum Novarum di Leone XIII, De Cardona fondò la sua azione sulla giustizia commutativa di matrice tomista, intesa non come carità calata dall’alto ma come equilibrio rigoroso di diritti e doveri, riconoscimento della dignità del lavoro agricolo e costruzione di una comunità fondata sulla cooperazione.
L’autrice ha richiamato il dialogo tra Leone XIII e Liberatore nella genesi della grande enciclica sociale, sottolineando come la visione del pontefice abbia inaugurato un percorso che trova continuità nell’attuale magistero di Leone XIV, il quale ha scelto di tornare con forza sul tema delle questioni sociali. Se alla fine dell’Ottocento la Rerum Novarum affrontava la “questione operaia”, oggi le questioni sociali sono ancora più gravi e complesse: precarietà globale, nuove forme di sfruttamento, migrazioni forzate, disuguaglianze educative e digitali, impoverimento delle aree interne. Leone XIV, consapevole dell’ampliarsi di tali criticità, ha rilanciato il ruolo della Chiesa come coscienza vigile e voce profetica, riaffermando la centralità della dignità del lavoro, della giustizia distributiva e della responsabilità comunitaria. In questa prospettiva, l’opera di De Cardona appare sorprendentemente attuale.
Terminata la relazione dell’autrice, il prof. De Bonis, in qualità di moderatore, è intervenuto nuovamente per confermare e avvalorare quanto appena esposto, offrendo una testimonianza personale che ha dato voce concreta al contesto storico descritto. Ha ricordato come, nella Calabria del primo Novecento, anche i figli dei contadini fossero costretti a lavorare, contribuendo al sostentamento familiare. Ha raccontato che lui stesso, da bambino, ogni mattina prima di andare a scuola portava la ricottina e le verdure al barone, figura che continuava a esercitare la funzione del latifondista. Un aneddoto semplice ma potentissimo, capace di far percepire ai presenti la distanza sociale, la dipendenza economica e la mancanza di diritti che caratterizzavano la vita delle famiglie contadine.
Il suo ricordo ha dato corpo e autenticità a ciò che l’autrice aveva appena illustrato: la Calabria di De Cardona era una terra in cui la povertà non era solo materiale, ma strutturale.
L’autrice ha poi approfondito il confronto tra De Cardona e il sistema latifondista, rappresentato emblematicamente dal barone Collice, figura di riferimento del potere locale. Proprio in questo clima, De Cardona maturò la scelta di entrare in politica, convinto che la trasformazione sociale non potesse prescindere da una presenza attiva nelle istituzioni. Emblematico, in questo senso, l’episodio dell’arrivo dell’energia elettrica a San Pietro in Guarano, ottenuto grazie alla sua determinazione: un segno concreto di modernizzazione che rompeva l’isolamento delle comunità rurali.
L’autrice ha inoltre ricordato le conseguenze della sconfitta politica del barone, che portarono ai licenziamenti di molti lavoratori legati al suo sistema di potere, mostrando con crudezza quanto il destino delle famiglie contadine fosse ancora subordinato a logiche feudali. In questo scenario, l’opera di De Cardona apparve come un argine morale e civile, capace di offrire alternative concrete attraverso le Casse Rurali, la Banca dei Contadini e le Leghe Bianche.
La relazione di Rosa Principe, docente di Diritto in quiescenza, ha offerto una lettura giuridica e costituzionale dell’eredità di De Cardona, mostrando come le intuizioni pratiche del sacerdote siano oggi riconoscibili nei principi fondamentali della Costituzione italiana, in particolare negli articoli 1, 2 e 3, che affermano il lavoro come fondamento della Repubblica, i diritti inviolabili della persona e i doveri inderogabili di solidarietà, nonché il compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo umano.
Ha tracciato un raffinato parallelo con la figura di Giorgio La Pira, esempio di politico capace di coniugare fede, giustizia sociale e impegno civile. L’azione di De Cardona è stata letta come quella di una presenza reale tra gli uomini, un modo di vivere la fede attraverso l’ascolto, la vicinanza e la condivisione delle fragilità della comunità contadina.
Il dibattito che ha seguito le relazioni ha mostrato l’interesse e la partecipazione degli allievi dell’UNITER, che hanno posto domande sul ruolo della Chiesa oggi, sulla responsabilità delle istituzioni, sul sostegno dovuto a chi opera per il bene comune e su come la figura di De Cardona possa offrire chiavi di lettura per le crisi contemporanee. Le domande, sincere e profonde, hanno confermato la capacità del sacerdote moranese di parlare ancora al presente.
In conclusione, il prof. De Bonis ha omaggiato Ada Giorno e Rosa Principe con una targa commemorativa recante una celebre frase di Cesare Pavese: “L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante”, un riconoscimento simbolico che ha suggellato un incontro capace di restituire alla comunità la consapevolezza che la storia della Calabria non è fatta solo di ombre, ma anche di uomini e donne che hanno saputo sfidare il tempo per dare un nome e un diritto alla dignità umana.
Il Calendario AIParC Cosenza 2026, così, si configura non come un semplice elenco di mesi, ma come un programma d’azione per il futuro, in cui il Vangelo diventa azione sulle orme di Carlo De Cardona.


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