Sindacati all’attacco sulla crisi salariale: braccia incrociate a Corigliano-Rossano per chiedere dignità e il rinnovo di un contratto scaduto da dodici anni.
Passano gli anni e tuttavia nella IAS Autolinee il tempo sembra essersi fermato. Il motivo risiede nel disinteresse aziendale a riconoscere ai propri lavoratori il giusto e sacrosanto quantum economico per le prestazioni rese in aggiunta a quelle previste dal contratto nazionale.
È una situazione assurda, che fa il paio con quelle iniziative che qualcuno tenta di far apparire come vantaggiose per i lavoratori ma, nella realtà, realizzano esclusivamente l’interesse aziendale.
Di fronte a cotanta insensibilità, queste associazioni sindacali hanno proclamato lo sciopero odierno, di 24 ore, che mira ad evidenziare ulteriormente la mancata riconoscenza che la IAS Autolinee dimostra senza tradire il benché minimo imbarazzo.
Si è giunti al punto in cui occorre fare un passo avanti nella difesa dei diritti e contro un fare datoriale ingiustificabile, contrario al buonsenso e alle norme contrattuali che demandano la regolamentazione delle attività accessorie – anche sotto il profilo economico – all’ambito aziendale.
I lavoratori permangono in stato di agitazione e, presto, assumeranno decisioni importanti sul futuro della vertenza, che dev’essere definita riconoscendo loro quanto dovuto per le attività rese e per il periodo di vacanza contrattuale.
Come rappresentanti dei lavoratori, non accetteremo elemosine, che rispediamo al mittente e che, di fronte alle quote di salario perdute a causa degli scioperi, assumono un significato ancor più beffardo e di inaccettabile offesa dell’intelligenza nostra e dei lavoratori rappresentati.
La IAS Autolinee muova passi verso una concertazione vera e la smetta di vendere fumo.
Lo sciopero di oggi è un ulteriore segnale del malessere che decine di padri di famiglia vivono a motivo di un agire datoriale che guarda esclusivamente al profitto, lamentando difficoltà economiche che non sussistono se non per i lavoratori, stretti nella morsa dell’aumento del costo della vita.
Resistiamo e resisteremo ancora, anche alle sirene di Ulisse, con la schiena dritta e gli occhi puntati alla tutela dei lavoratori, al di là di ogni ostacolo e di ogni tentativo di persuasione le cui radici affondano nella visione di un mondo del lavoro che vede e tratta i dipendenti come numeri e non come persone.

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