Cronaca di un pellegrinaggio tra i boschi della Costiera Paolana, dove la fatica detta il tempo e la notte fa il resto
Ci sono strade che non si percorrono solo con i piedi, ma con la memoria e con il sangue. Per anni, quel sentiero che da Montalto Uffugo taglia la Catena Costiera Paolana per scendere verso il Santuario di San Francesco è stato un appuntamento fisso, un rito di fede e sudore. Una tradizione iniziata fin da ragazzina, quando il cuore era leggero e la devozione una bussola sicura nella notte.
Poi, come spesso accade, la vita ha bussato con le sue urgenze. La gestione della quotidianità, le sfide della maternità e le piccole grandi fatiche del crescere due figlie hanno tenuto quella pellegrina lontana dai suoi boschi e dal suo cammino notturno. Ma il richiamo di San Francesco, si sa, non svanisce mai; resta lì, come un fuoco sotto la cenere, in attesa del momento giusto per riaccendersi.
Il ritorno e la sfida più grande
Quest’anno, il ritorno al cammino non è stato solo un atto di fede ritrovata, ma un esperimento dell’anima. Accanto a lei, tra le ombre della montagna e le torce dei fedeli, c’era sua figlia: dodici anni, il confine delicato e turbolento dell’adolescenza. Un’età fatta di porte chiuse, risposte brevi e quel conflitto naturale che spesso allontana i genitori dai figli, rendendo il dialogo una salita più ripida di quella costiera.
Dieci chilometri di verità
Iniziare il percorso di notte significa immergersi in una dimensione sospesa. Nonostante l’aggregazione e il gruppo di persone che condivideva lo spirito di sacrificio, è successo qualcosa di magico: madre e figlia si sono ritrovate “sole in mezzo a tutti”.
In quei dieci chilometri di ascesa e discesa, sotto il cielo stellato che unisce Montalto a Paola, le barriere sono crollate. La fatica fisica ha messo a tacere l’orgoglio, e il ritmo dei passi ha dettato quello delle parole. Tra un respiro affannoso e uno sguardo nel buio, si sono raccontate come non accadeva da tempo. Le incomprensioni degli ultimi mesi si sono sciolte lungo i tornanti, trasformando il cammino di devozione in un cammino di riconciliazione.
Il miracolo della condivisione
Non è stato solo un traguardo fisico raggiungere il Santuario. Per questa mamma, la vittoria più grande è stata vedere la propria “piccola donna” affrontare il disagio e la stanchezza, scoprendo che la fede e il sacrificio possono essere un ponte, non solo un dovere.
L’articolo di oggi non parla solo di una tradizione calabrese che si rinnova, ma lancia un messaggio potente: non smettete mai di camminare. Che sia per fede, per sport o per amore, il cammino ha il potere di aggiustare ciò che la routine rompe. A volte, per ritrovarsi, bisogna solo mettersi in viaggio, zaino in spalla e cuore aperto, certi che San Francesco saprà guidare non solo i nostri passi, ma anche le nostre parole più difficili.

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