All’Unical le premiazioni dei campionati regionali di filosofia. Ada Giorno: «L’etica sia il baluardo contro il determinismo».
Di Ada Giorno
L’esperienza come referente dei Campionati di Filosofia per il Liceo “Da Fiore” di Rende ha trovato il suo momento centrale lo scorso 8 maggio 2026, presso l’Aula Multimediale (Cubo 20B) del Dipartimento di Culture, Educazione e Società dell’Università della Calabria.
Questo seminario, dal titolo “Filosofia, Umanesimo e Società Digitale” , è nato da un’iniziativa congiunta della Società Filosofica Italiana (SFI) – Sezione Universitaria Calabrese, del Dipartimento DICES e dell’Ufficio Scolastico Regionale. Come sottolineato in apertura dalla professoressa Sandra Plastina, la filosofia si manifesta anzitutto come una forma di sapere “indisciplinato”: la sua forza risiede proprio nel non essere classificabile come una disciplina comune, ma nel porsi come uno sguardo critico capace di mantenere vigile l’attenzione sul ruolo dell’uomo nel mondo.
Questa natura eccedente è emersa con chiarezza durante la presentazione delle tracce elaborate per la nostra prova d’istituto, concepite non come semplici temi, ma come dispositivi di analisi applicati alla contemporaneità: dall’etica della felicità in Seneca alla giustizia come equità in Rawls, passando per il superamento dei pregiudizi di genere in Platone.
Un punto nodale della nostra riflessione è stata la distinzione, di matrice bergsoniana, tra il tempo della scienza e il tempo della coscienza. Se la scienza — e oggi l’algoritmo — riduce il tempo a una successione spazializzata di istanti identici e quantificabili, la coscienza rivendica la “durata” come flusso ininterrotto e qualitativo. In un mondo digitale che frammenta l’esperienza in dati, la filosofia ha il compito di preservare questa dimensione interiore, dove il passato si fonde con il presente in una sintesi vitale che nessuna macchina può replicare. L’osservazione degli interventi e della discussione con docenti e studenti ha confermato la vitalità di un pensiero che non si limita a descrivere, ma interroga radicalmente il presente.
In questo contesto, ho voluto porre l’accento sul ruolo chiave della filosofia di fronte a una realtà digitale che opera una vera e propria imposizione ontologica, pretendendo di definire univocamente cosa sia reale e cosa abbia valore. Durante il mio intervento, culminato nel confronto con il Rettore Prof. Gianluigi Greco, ho espresso le mie perplessità su un orizzonte tecnologico in cui l’etica deve necessariamente recuperare il suo peso specifico.
Ho sottolineato come le strutture digitali abbiano ormai mutato segno: non siamo più di fronte a semplici strumenti, ma a una vera “holding” dei contenuti e a “protesi del corpo” che ridisegnano l’agire umano. Se la macchina tende a imporre visioni del mondo autoriferite, la filosofia e l’etica si ergono come gli unici baluardi capaci di scardinare questo determinismo, restituendo all’individuo la capacità di generare uno sguardo autonomo e responsabile. A fondamento di questa sfida si pone la tesi di Seneca: «Che cos’è nell’uomo la cosa migliore? La ragione: con essa precede gli animali e segue gli dei». È in questa specificità razionale — in questo esercizio di “indisciplinata” vigilanza etica sulle strutture — che risiede la possibilità di abitare il digitale senza esserne assorbiti.
Questo percorso ha trovato la sua naturale conclusione nella premiazione finale dei Campionati di Filosofia 2026, un momento di profonda soddisfazione per la nostra comunità scolastica: tra le eccellenze regionali è stato infatti insignito di un riconoscimento anche un alunno del Liceo Classico “Gioacchino da Fiore”, a testimonianza del valore del lavoro svolto in classe. Il dono del volume sugli “spiriti inquieti”, insieme alla dedica della professoressa Plastina che esorta a continuare a coltivare il sapere filosofico, rappresenta il risultato più prezioso di questo scambio: un impegno scientifico e civile nel ricordare che la filosofia è la condizione necessaria per governare le strutture del nostro tempo, mantenendo l’uomo al centro di ogni sistema. È una dimensione che sento appartenermi profondamente; un abito intellettuale che, decisamente, mi si addice.

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