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La Calabria dei giganti e la pedagogia del riscatto in un incontro a Montalto Uffugo

La Calabria dei giganti e la pedagogia del riscatto in un incontro a Montalto Uffugo

A Montalto Uffugo il racconto di un’Italia solidale e delle figure che hanno combattuto la povertà educativa: un monito per salvare i borghi dall’oblio e dallo spopolamento.

di Ada Giorno

Il 10 maggio, a Montalto Uffugo, la comunità si è ritrovata nel Ricreatorio Don Gaetano Mauro per un appuntamento che ha assunto il valore di un vero esercizio di memoria collettiva. Non una semplice presentazione, ma un momento di riconoscimento identitario, reso possibile dall’accoglienza di Padre Salvatore Cimino e dal lavoro di ricerca storica di Nella Matta.

Il Ricreatorio, fondato da Don Gaetano Mauro dopo l’esperienza della Grande Guerra e della prigionia, è esso stesso un documento vivo della pedagogia civile del primo Novecento. Don Gaetano comprese che la ricostruzione non poteva limitarsi agli edifici: occorreva ricostruire le coscienze. Con l’ARDOR e la famiglia degli Ardorini portò educazione, presenza e sostegno nelle campagne più isolate, dove lo Stato e la Chiesa ufficiale arrivavano con difficoltà. La sua intuizione rimane attuale: presidiare i borghi significa custodire la dignità delle comunità.

Il lavoro di Nella Matta si inserisce in questa tradizione di impegno civile. I suoi calendari dedicati alla storia sociale della Calabria restituiscono un quadro nitido di un’Italia che, all’inizio del Novecento, seppe unirsi nella solidarietà. Dopo i terremoti del 1905 e del 1908, figure provenienti dal Nord e dal Centro Italia scelsero di intervenire non per assistenzialismo, ma per responsabilità nazionale. Fu grazie a questo slancio che molti borghi calabresi, altrimenti destinati all’abbandono, divennero laboratori di una nuova idea di cittadinanza.

Tra queste figure spicca Giuseppina Le Maire, nobildonna piemontese che, giunta in Calabria per portare soccorso immediato, comprese che la vera emergenza era la povertà educativa. Nel 1910 fondò la Colonia Silana, un presidio di salute e istruzione per i figli dei pastori. La sua opera si intrecciò con quella di Umberto Zanotti Bianco e dell’ANIMI, che trasformarono stalle in scuole e territori marginali in luoghi di crescita civile. La Scuola Torino e la scuola di Sant’Angelo di Cetraro sono ancora oggi simboli di un’Italia che decise di investire sui suoi figli più lontani.

Parallelamente, Don Gaetano Mauro costruiva comunità. La sua “pedagogia dell’ardore” si fondava sull’idea che la pace e la coesione sociale nascono dall’accompagnamento dei più piccoli e dei più fragili. Il Ricreatorio divenne un punto di riferimento per generazioni di giovani, offrendo un’alternativa concreta alla rassegnazione, all’emigrazione e al disagio sociale.

Il percorso di riscatto calabrese non può essere raccontato senza il contributo delle donne. I calendari di Nella Matta restituiscono il ruolo delle sorelle Miceli e del CIF, protagoniste di una rivoluzione silenziosa che portò le donne a occuparsi della “casa comune” oltre che di quella domestica. Il loro impegno culminò nel riconoscimento della partecipazione femminile al Concilio Vaticano II, un passaggio storico che segnò un punto di svolta per la Chiesa e per la società.

Durante l’incontro, Teresa Sacco ha ricordato il suo lungo sodalizio con Nella Matta, nato alla Fondazione Antonio Guarasci e fondato sulla volontà condivisa di documentare la storia “minore” della Calabria. Nella ha voluto rendere omaggio alla dirigente scolastica Evelina Cundari, che ricordava ai suoi docenti: «In molte case dei nostri ragazzi un libro non è mai entrato. Voi siete la loro finestra sul mondo». Una frase che sintetizza il senso più profondo della lotta contro la povertà educativa.

Nella Matta ha scelto di affidarmi la continuità del suo lavoro. È un compito che accolgo con responsabilità e gratitudine. I nuovi calendari dedicati a Gioacchino da Fiore e a Don Carlo De Cardona non sono semplici pubblicazioni: sono strumenti di resistenza culturale. Gioacchino rappresenta la speranza di un’Età dello Spirito; De Cardona ricorda che la dignità economica è la condizione della libertà politica.

Il momento più toccante dell’incontro è stato l’intervento spontaneo di una signora del pubblico, anche lei di nome Ada, che nel 1955 fu ospite della Colonia Silana. Il suo racconto dei marmi rossi, della neve, dell’ordine e della cura che caratterizzavano quella struttura ha restituito concretezza alle vicende storiche narrate. Non si parlava più solo di documenti, ma di vite trasformate.

Oggi molti di quegli edifici sono in rovina. La Calabria affronta un processo di spopolamento che rischia di cancellare interi borghi. La perdita delle scuole rurali, delle colonie e dei presidi culturali non è solo un danno architettonico: è un indebolimento della memoria collettiva e della coesione sociale.

Per invertire questa tendenza servono nuovi educatori, nuovi amministratori, nuovi intellettuali capaci di presidiare i territori interni con la stessa dedizione dei protagonisti del passato. La solidarietà che unì l’Italia nel 1910 deve ispirare oggi politiche per la scuola di prossimità, per la sanità territoriale e per l’accesso alle infrastrutture digitali.

L’evento di Montalto Uffugo, sostenuto dall’Associazione Morfeo, dal Comitato “Se Non Ora Quando? Marzi” e dall’Aiparc Cosenza, ha dimostrato che esiste ancora un tessuto civile attivo, composto da persone che lavorano quotidianamente per ricucire le ferite del territorio.

La Calabria non è una terra povera: è una terra resa povera dall’oblio. Recuperare la memoria non è un esercizio retorico, ma un atto di responsabilità verso il futuro. Solo riconoscendo i giganti che ci hanno preceduto e sostenendo chi oggi ne porta avanti l’eredità potremo costruire un domani in cui la bellezza della nostra terra sia finalmente pari alla dignità di chi sceglie di restare.

I Calendari di Nella Matta
I Calendari di Nella Matta
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