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Carlo Tansi Calabria

Terremoto 6.2 in Calabria, tanta paura ma zero danni: Carlo Tansi spiega il perché

La forte scossa registrata nella notte al largo di Amantea è stata avvertita in tutta la regione. L’analisi scientifica del fenomeno della subduzione e il monito sugli edifici vulnerabili: “I terremoti non si evitano, i crolli sì”.

Una notte di grande apprensione per tutta la Calabria. Alle ore 00:12 una forte scossa di terremoto di magnitudo 6.2 ha svegliato la popolazione, venendo avvertita distintamente in un’area vastissima della regione e del Sud Italia. L’epicentro è stato localizzato nel Mar Tirreno, al largo di Amantea. Nonostante l’intensità della magnitudo – un valore superiore a quelli che in passato hanno devastato Amatrice e L’Aquila –, fortunatamente non si registrano danni significativi a persone o cose.

A fare chiarezza sulla dinamica dell’evento e a spiegare perché un sisma così potente non abbia provocato distruzioni è il noto geologo Carlo Tansi, che attraverso i suoi canali social ha offerto un’analisi scientifica dettagliata e accessibile.

Il meccanismo: la subduzione della Placca Ionica
Il segreto della mancata distruzione risiede nella profondità a cui si è verificata la rottura. Sotto la Calabria, spiega Tansi, si estende un’enorme “lastra” di roccia proveniente dal Mar Ionio, nota come Placca Ionica, che sprofonda lentamente nel mantello terrestre. Questo fenomeno geologico è chiamato in termini scientifici subduzione.

quando questa placca si muove e si rompe nelle profondità, genera terremoti molto profondi. È esattamente ciò che è accaduto nella notte:

“Il terremoto, pur essendo di magnitudo 6.2, si è verificato a grande profondità. Questo significa che l’energia, prima di arrivare in superficie, ha dovuto percorrere centinaia di chilometri e lungo il tragitto si è in gran parte attenuata. Per questo è stato avvertito in un’area molto vasta ma, fortunatamente, senza effetti distruttivi importanti”.

Per rendere l’idea, lo scienziato utilizza una metafora immediata: «È un po’ come una bomba: se esplode vicino provoca molti più danni; se esplode molto lontano, l’effetto si attenua».

Quali sono i veri rischi per la Calabria?
Il post di Tansi traccia poi una netta linea di demarcazione con i terremoti storici che hanno ferito la regione in passato. I sismi davvero pericolosi per il territorio calabrese sono quelli superficiali, originati dalle rotture delle faglie attive che attraversano la terraferma.

Si tratta di strutture lunghe da qualche decina fino a oltre cento chilometri, profonde in genere appena 25–30 km. Proprio la vicinanza degli ipocentri alla superficie terrestre fa sì che l’energia compia un tragitto brevissimo, scaricando sugli edifici scuotimenti del suolo infinitamente più intensi e devastanti.

La buona notizia: la cultura della prevenzione
L’evento della scorsa notte, pur lasciando tanta paura, deve trasformarsi in una lezione collettiva sulla convivenza con il rischio sismico. Tansi lancia un messaggio chiaro: la scienza e la tecnologia mettono oggi a disposizione tutti gli strumenti necessari per sconfiggere gli effetti dei terremoti attraverso la prevenzione.

Il terremoto in sé non si può evitare, ma si possono azzerare i morti e le distruzioni. La strada è una sola: costruire bene i nuovi edifici e consolidare quelli esistenti, rendendoli capaci di assorbire l’energia ondulatoria.

Paesi ad altissima sismicità come il Giappone, la California o il Cile dimostrano quotidianamente che una magnitudo 6.2 può risolversi in un grande spavento senza trasformarsi in tragedia, proprio grazie a criteri di costruzione rigorosi. L’appello finale del geologo suona come un monito per la politica e i cittadini: «Il terremoto non uccide, ma sono gli edifici vulnerabili, spesso abusivi o vetusti, che crollano e uccidono».

Carlo Tansi Calabria
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