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Francesco Pacienza: «Il paradosso energetico calabrese e la via del federalismo»

L’analisi di Francesco Pacienza: la Calabria esporta energia pulita ma le bollette di famiglie e imprese restano agganciate ai costi speculativi del gas.

Le recenti dichiarazioni del presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, squarciano il velo di ipocrisia che da troppi anni avvolge la gestione della transizione ecologica e del mercato dell’energia in Italia. Denunciare il “paradosso macroscopico” di un Mezzogiorno — e in particolare di una Calabria — strutturalmente esportatore di energia pulita che si trova a pagare bollette modellate sui costi del gas, non è una boutade estiva, ma la fotografia di un’ingiustizia di sistema.

Questa battaglia, in realtà, viene da lontano. Già nel 2022, in una lettera aperta indirizzata ai vertici istituzionali, sollevavo la medesima questione: la necessità impellente di legare la massiccia infrastrutturazione da fonti rinnovabili (eolico e fotovoltaico in primis) a benefici diretti, tangibili e immediati per le famiglie e le imprese che quel territorio lo abitano e ne subiscono gli impatti paesaggistici e ambientali.

Oggi la domanda sorge spontanea: la proposta di un “federalismo energetico” o di una riscrittura dei prezzi a livello zonale è pura utopia o una via percorribile? E, soprattutto, la Regione Calabria ha già in mano le leve per agire?

Dal punto di vista puramente costituzionale (Articolo 117), la materia energetica è a legislazione concorrente. Questo significa che lo Stato detta i principi fondamentali, mentre le Regioni hanno potestà legislativa nel quadro di tali principi. Tuttavia, la determinazione dei prezzi dell’elettricità, la regolazione delle tariffe di rete e la gestione del Pun (Prezzo Unico Nazionale) sono rigidamente centralizzate e in capo ad Arera (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) e al Gse (Gestore Servizi Energetici). La Regione non può, in via autonoma, stabilire “quote di prezzo” di favore o imporre dazi interni.

Ciò non significa che la Calabria sia inerme. La vera fattibilità del federalismo energetico risiede nella contrattazione delle misure di compensazione e riequilibrio ambientale. Fino ad oggi, le royalty legate ai grandi impianti sono state briciole polverizzate nei bilanci comunali. La svolta sta nel trasformare il principio costituzionale del federalismo in uno strumento negoziale permanente con lo Stato.

Se l’obiettivo non è l’attacco politico fine a se stesso ma la risoluzione del paradosso, occorre mettere in campo proposte concrete e tecnicamente sostenibili:

  1. Spinta decisiva sui Prezzi Zonali Asimmetrici: Il mercato elettrico italiano è già diviso in zone di mercato. Il Sud ha spesso un prezzo zonale all’ingrosso inferiore rispetto al Nord grazie all’abbondanza di rinnovabili. Il paradosso è che i consumatori finali pagano il PUN (la media ponderata). È necessario rinegoziare a livello comunitario e nazionale il superamento del PUN per i clienti domestici e industriali delle regioni virtuose, applicando direttamente il prezzo della zona di produzione. Chi produce energia pulita a basso costo deve poterla consumare a quel prezzo.
  2. Il “Fondo di Compensazione Energetica Regionale”: La Calabria deve pretendere che una quota fissa delle accise sull’energia elettrica prodotta nel proprio territorio e dei proventi delle aste ETS (Emission Trading System) rimanga in loco. Queste risorse non devono finire nel calderone del bilancio generale, ma confluire in un fondo vincolato all’azzeramento o al drastico abbattimento della quota “oneri di sistema” nelle bollette dei residenti calabresi e delle imprese locali.
  3. Calabria come Hub delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER): Se la Regione non può toccare le tariffe nazionali, può però incentivare massicciamente l’autoproduzione diffusa. Attraverso bandi regionali mirati (usando i fondi del POR e del PNRR), la Calabria può finanziare al 100% la nascita di Comunità Energetiche nei Comuni. In questo modo, l’energia prodotta localmente viene condivisa a livello locale, saltando i passaggi speculativi della borsa elettrica e abbattendo i costi di trasporto.
  4. La leva delle concessioni e il “Bonus Calabria”: In sede di rinnovo delle concessioni per i grandi impianti di produzione (sia idroelettrici storici che nuovi parchi eolici), la Regione deve imporre per contratto la cessione gratuita di una quota dell’energia prodotta alla rete regionale, da destinare a scopi sociali (es. contrasto alla povertà energetica) o come incentivo per l’attrazione di imprese ad alta densità di forza lavoro.

Il federalismo energetico non deve essere inteso come una secessione delle reti, che resterebbero inefficienti e isolate, ma come un principio di equità geografica. Se la Calabria accetta l’onere della transizione ecologica nazionale, ospitando pale eoliche e pannelli solari, ha il diritto sacrosanto di ricevere un dividendo territoriale.

La strada tracciata nella lettera del 2022 resta l’unica via d’uscita dall’assistenzialismo: trasformare le risorse naturali in un vantaggio competitivo strutturale. Il presidente Occhiuto porti questa battaglia al tavolo della Conferenza Stato-Regioni non come una rivendicazione meridionalista, ma come l’applicazione del più elementare principio di mercato: chi produce a chilometro zero, non può pagare i costi di trasporto di un sistema obsoleto.

P.S.: Dida alla foto. Uno dei tanti ex paesaggi agricoli della Calabria trasformati in opifici industriali per la produzione elettrica.

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