Il Vescovo di Cassano all’Ionio e Vicepresidente della CEI scrive ai ragazzi alla vigilia degli esami di Stato esortandoli a non addomesticare l’anima
“Qualcuno vi dirà di essere pratici, di essere realistici, di abbassare lo sguardo verso ciò che è possibile invece di tenerlo alzato verso ciò che è desiderabile. Lo so che il mercato del lavoro è difficile, che le opportunità non sono distribuite in modo equo, che essere giovani al Sud, o essere giovani in generale, oggi, in questa Europa che invecchia e si stringe, significa spesso dover lottare due volte per ciò che ad altri sembra venire da sé”.
È quanto scrive, Mons. Francesco Savino, Vescovo di Cassano All’Ionio e Vice Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, in un messaggio rivolto ai maturandi. Ma i sogni per il presule “non sono capricci dell’anima, i sogni sono mappe. Sono il modo in cui il cuore ci dice dove siamo chiamati ad andare, anche quando la strada non è ancora visibile.
Chi ha costruito ospedali aveva prima sognato la guarigione di qualcuno; chi ha scritto le più belle pagine della letteratura aveva prima sentito un dolore che voleva raccontare; chi ha cambiato il mondo aveva prima avuto il coraggio di immaginarlo diverso. Sognate, dunque. Sognate in grande.
Ma poi, e questo è il passaggio che fa di un sogno qualcosa di vivo, alzatevi ogni mattina e fate una cosa concreta per avvicinarvi a quel sogno. Un passo, anche piccolo, anche lento. Perché la vita non si costruisce tutta in una volta, si costruisce gesto dopo gesto, scelta dopo scelta, con la pazienza artigiana di chi sa che nulla di bello nasce senza fatica e senza tempo”.
“Camminate senza troppa fretta ha esortato -, perché la vita non è una gara e il traguardo non è il punto. Il punto siete voi, quello che diventate lungo la strada, le persone che incontrate, le scelte che fate, la luce che lasciate nei luoghi in cui passate”. Ha poi ricordato: “viviamo anche un tempo di odio e di indifferenza, un tempo in cui la velocità delle macchine rischia di superare la profondità degli uomini, in cui l’intelligenza artificiale sa scrivere poesie ma non sa piangere, sa calcolare tutto ma non sa amare nessuno.
E voi crescete in mezzo a schermi luminosi che vi offrono il mondo intero a portata di pollice, ma spesso vi sottraggono la cosa più preziosa: il tempo di cercare il senso, di cercarvi, di scoprire chi siete davvero quando nessuno vi guarda. Eppure, e questo lo dico con la certezza che viene da anni di vita e di fede, nessuna generazione è mai stata chiamata a un compito più grande e più bello del vostro.
Perché il mondo ha bisogno di voi e non di una versione di voi addomesticata, conforme, prudente oltre ogni misura. Ha bisogno della vostra autenticità, della vostra rabbia giusta, della vostra capacità di indignarvi davanti all’ingiustizia e di commuovervi davanti al bello”.

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