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Osservatorio Regionale della Povertà Calabria

Sanità e povertà, Belmonte incalza la Regione: “Case di Comunità aperte anche ai senzatetto”

L’Osservatorio Regionale sulle Nuove Povertà propone il modello della Lombardia per il diritto alla cura degli ultimi. Appello al Dipartimento Salute per superare i ritardi burocratici del PNRR

​L’approvazione della recente legge regionale in Lombardia, che offre ai cittadini senza fissa dimora la possibilità di scegliere il medico di base e il pediatra di famiglia, accedendo così a pieno titolo ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) con le Case di Comunità come principale punto di accesso, rappresenta una scelta di grande civiltà e un modello per l’intero Paese. In Calabria, tuttavia, ci troviamo di fronte a una situazione profondamente diversa, segnata in primis dai gravi ritardi accumulati proprio sulla realizzazione e messa a regime delle Case di Comunità.

Abbiamo ascoltato con attenzione le dichiarazioni rilasciate dal Direttore Generale del Dipartimento Salute della Regione Calabria Ernesto Esposito, a margine del recente Convegno dedicato alla sanità territoriale promosso dalla Cisl a Catanzaro. Esposito ha rassicurato sul fatto che le Case di Comunità 

«non saranno più semplici poliambulatori, ma il punto di riferimento del territorio dove il cittadino troverà accoglienza e una presa in carico complessiva del proprio fabbisogno sanitario – affermando inoltre – che noi siamo stati tra i primi in Italia a siglare un accordo con i medici di medicina generale e con i pediatri di libera scelta, che li vede impegnati nelle Case di Comunità».

È, poi, emerso che non devono essere considerate strutture di Serie B, ma il luogo in cui il cittadino trova una presa in carico completa grazie al lavoro in équipe e alla piena integrazione con l’ospedale e che, insieme alla telemedicina, consentiranno di spostare le informazioni e non i pazienti, mettendo davvero al centro (e in rete) la persona. ​Sono cambiamenti programmatici importanti e condivisibili, ma la domanda che come Osservatorio sentiamo l’urgenza di porre è «sarà effettivamente così?».

​Le parole, per trasformarsi in reale diritto alla salute, devono scontrarsi con la realtà del nostro territorio. Questo nuovo corso della sanità calabrese, volto a superare le drammatiche carenze e criticità del passato, potrà dirsi realmente avviato solo a precise condizioni:

  1. Che i ritardi infrastrutturali e burocratici vengano definitivamente superati, rendendo questi presidi operativi nei tempi stabiliti dal PNRR.
  2. ​Che vi sia l’effettiva disponibilità di medici e personale sanitario per garantire il funzionamento delle strutture e il lavoro in équipe.
  3. ​Che il sistema sia strutturato per includere attivamente i senzatetto e le fasce più povere ed emarginate delle nostre città, garantendo loro gli stessi diritti basilari che altre regioni stanno già normando.

​Solo se le nuove Case di Comunità calabresi sapranno accogliere chi oggi vive ai margini, privo di tutele e di assistenza, potremo parlare di un reale superamento delle criticità del passato. La vera efficienza di un sistema sanitario territoriale si misura, prima di tutto, dalla sua capacità di curare gli ultimi. con un nuovo approccio multidisciplinare che integri l’aspetto medico-tecnico-amministrativo con quello sociale.

Così la Speranza avrá una nuova Casa. 

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