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Emergenza incendi e caldo in Calabria, sette associazioni ambientaliste chiedono il blocco della caccia

Lipu, Legambiente e WWF scrivono al presidente Occhiuto per posticipare l’avvio della stagione faunistica al primo ottobre

Egregio Presidente Dr. Roberto Occhiuto, Spett.li Assessori all’Agricoltura e all’Ambiente Gallo e Montuoro

scriviamo con estrema urgenza per chiederVi interventi immediati a tutela della fauna selvatica nella nostra Regione, colpita così gravemente sia dagli incendi che da una situazione meteorologica decisamente critica, con particolare riferimento all’ampliamento dell’attività venatoria.

Le alte temperature registrate negli ultimi mesi e la vastità degli incendi che hanno colpito alcune aree della Calabria, hanno provocato e stanno tuttora provocando, notevolissimi danni sia diretti che indiretti alla fauna e agli habitat naturali, difatti, oltre a causare la morte di un numero imprecisabile di animali selvatici, hanno limitato fortemente la disponibilità degli ambienti e delle risorse trofiche essenziali per la fauna, e ridotto, in alcuni contesti a zero le possibilità di rifugio. Un quadro a dir poco critico, che potrebbe ulteriormente aggravarsi a danno della fauna selvatica con l’apertura anticipata della stagione venatoria. 

La situazione è ancora di piena emergenza, con incendi in atto in varie aree della Regione e quattro grandi ondate di calore seguite da un mese di agosto eccezionalmente afoso, l’apertura anticipata della caccia colpirebbe anche alcune specie migratorie già in grave difficoltà nel reperire il cibo, in particolare dove gli incendi hanno parzialmente o interamente distrutto zone caratterizzate da boschi e macchia mediterranea.

Giova premettere, sul piano scientifico generale, che le relazioni interspecifiche negli ecosistemi seguono logiche non lineari: il prelievo venatorio di una singola specie non esaurisce i propri effetti sulla specie concessa, ma si propaga, attraverso cascate trofiche e la perturbazione di nicchie ecologiche co-dipendenti, sull’equilibrio complessivo dell’ecosistema.

A ciò si aggiunge che popolazioni animali già sottoposte a un fattore di stress ambientale – come quello indotto da incendi, siccità e ondate di calore – mostrano una ridotta capacità di far fronte a stress aggiuntivi, i cui effetti tendono a sommarsi in modo sinergico e non semplicemente additivo. L’apertura anticipata della stagione venatoria in questa fase non introdurrebbe dunque un rischio isolato, ma un fattore di stress concorrente che si somma a un quadro di fauna già gravemente indebolita.

Pertanto, il blocco dell’apertura anticipata della caccia appare dunque un provvedimento doveroso, ragionevole e responsabile.

Si evidenzia, al riguardo, che l’intervento richiesto non costituisce l’esercizio di una mera facoltà discrezionale rimessa alla libera valutazione dell’Amministrazione regionale, bensì l’attuazione di un preciso obbligo giuridico, discendente da un quadro normativo sovraordinato che non ammette deroghe in peius. L’art. 9, terzo comma, della Costituzione, introdotto dalla legge costituzionale 11 febbraio 2022, n. 1, stabilisce che la Repubblica «tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni», elevando tali beni a principio fondamentale dell’ordinamento. L’art. 1, comma 1, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 dispone che «la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale»: la fauna selvatica non è dunque un bene suscettibile di bilanciamento con interessi economici o ricreativi di categoria, ma un interesse pubblico primario e indisponibile.

Si segnala, inoltre, che il Piano Faunistico-Venatorio Regionale attualmente vigente risale al 2003 e non risulta aggiornato nel corso degli oltre vent’anni successivi, come riconosciuto dalla stessa Amministrazione regionale, che ha avviato un percorso di revisione dichiarando l’obiettivo di approvare un nuovo piano regionale entro l’autunno 2026. Il calendario venatorio 2026/2027, ivi compresa la preapertura della caccia, risulta pertanto fondato su una base tecnico-programmatoria che la stessa Amministrazione considera superata rispetto ai mutamenti ecologici, climatici e faunistici intervenuti in Calabria: circostanza che rafforza, e non indebolisce, la necessità delle misure qui richieste. Non è peraltro superfluo ricordare che, con ordinanza cautelare del 13 agosto 2026, il TAR Calabria ha già sospeso, su ricorso dell’associazione Eart Odv, l’efficacia della preapertura venatoria al colombaccio (Columba palumbus) prevista dal medesimo calendario, fissando la camera di consiglio per il 2 settembre 2026: tale circostanza conferma, in sede giurisdizionale, l’esistenza di profili di illegittimità del calendario vigente ulteriori rispetto a quelli qui rappresentati, e rende ancor più urgente e opportuno un tempestivo riesame in autotutela da parte di codesta Amministrazione, anche al fine di prevenire l’ulteriore proliferare di contenziosi.

Si rileva, infine, che il pagamento delle tasse di concessione governativa e delle quote di ambito territoriale di caccia costituisce corrispettivo di un titolo abilitativo condizionato all’esercizio di un’attività ricreativa regolata nell’interesse pubblico, e non genera alcun diritto soggettivo assoluto e incondizionato all’esercizio venatorio in ogni tempo e luogo, né alcun automatico diritto a indennizzo in caso di limitazioni temporanee, proporzionate e motivate da esigenze di prioritaria tutela ambientale sopravvenute. Il differimento richiesto, incidendo su un arco temporale limitato della stagione venatoria, non configura alcuna lesione dei diritti dei praticanti, che restano pienamente tutelati nel loro esercizio a decorrere dal 1° ottobre 2026.

Considerati i gravi eventi calamitosi, le associazioni ambientaliste Lipu ODV Calabria, Legambiente Calabria, WWF Calabria, Italia Nostra, StOrCal, Greenpeace e V.A.S. APS onlus circolo Rende  – Cosenza,

chiedono

al il Presidente della Regione Calabria, agli Assessori all’agricoltura e all’ambiente, ai Dirigenti generali dei dipartimenti agricoltura, caccia, pesca e ambiente, ognuno per le proprie competenze, di porre in essere tutti gli atti necessari al fine di sospendere la preapertura della stagione venatoria prevista per il prossimo 2 settembre c.a. dal calendario 2026/2027 (approvato con D.G.R. n. 443 del 21/07/2026) e di posticipare l’esercizio dell’attività venatoria in tutto il territorio regionale al 01 ottobre 2026.

Le presenti richieste sono formulate quali atti dovuti, in attuazione dell’obbligo giuridico sopra illustrato, e non quale mera sollecitazione rimessa alla discrezionalità amministrativa.

Inoltre

sia in considerazione dell’articolo 10 della legge 353/2000 così come del calendario venatorio regionale 2026/2027 che prevedono il divieto assoluto di caccia per un periodo di 10 anni su tutti i terreni boscati percorsi dal fuoco, Vi chiediamo di adottare provvedimenti immediati che impongano tale divieto, alle aree incendiate e a quelle limitrofe, dove hanno trovato e troveranno rifugio gli animali scampati agli incendi, infatti, in tali aree, si verificano fenomeni di sovraffollamento, sfruttamento intensivo delle risorse e accentuazione della competizione alimentare, causati dalla distruzione delle reti alimentari e dagli spostamenti della fauna superstite verso queste aree, con conseguente aumento della mortalità.

Fenomeni che anch’essi rendono del tutto inopportuna la previsione di un’ulteriore pressione sulla fauna quale quella rappresentata dall’attività venatoria.

Certi del Vostro senso di responsabilità e fiduciosi che vogliate adoperarvi d’urgenza, l’occasione ci è gradita per porvi i nostri più cordiali saluti.

caccia in Calabria
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