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Notte di terrore ad Altomonte, le fiamme assediano il rione «campo sportivo» e le case popolari

Un vasto incendio parte dalla ripulitura illegale dei terreni e corre fino a contrada Le Crete; residenti evacuati e intossicati dal fumo denso.

di Francesco Pacienza

Benvenuti ad Altomonte, perla medievale del cosentino, dove il passato è così glorioso che qualcuno ha pensato bene di mantenerlo vivo anche nelle pratiche agricole più barbare, anacronistiche e, per giunta, severamente vietate.

Intorno alle 18:00 di ieri, mentre la maggior parte dei cittadini cercava un po’ di refrigerio dal caldo estivo, alle porte del paese è andato in scena uno spettacolo drammatico e spaventoso. Un vasto incendio si è sviluppato a ridosso delle case popolari del rione «campo sportivo», per poi correre rapidissimo, come una bestia affamata, fino alla contrada «Le Crete».

L’innesco? La solita, intramontabile e ottusa abitudine di ripulire i terreni dando fuoco a sterpaglie e sfalci. Una pratica preistorica che oggi non è solo un insulto all’intelligenza, ma è un vero e proprio reato, specialmente nel periodo di massima allerta incendi. Forse nessuno ha spiegato a chi ha appiccato la scintilla che, nel frattempo, la civiltà è progredita: le aree urbane si sono espanse verso le campagne e accendere un rogo dietro un quartiere residenziale equivale a lanciare una bomba a orologeria. Se poi ci si mette una “leggera ma costante brezza di vento” ad alimentare le fiamme, la frittata – o meglio, il disastro – è servita.

La situazione ha assunto contorni di pura drammaticità. L’estensione del rogo era tale, come ben visibile nelle immagini con il drone, che lo spettro di una strage, con vittime tra le abitazioni, è stato drammaticamente reale. Le fiamme alte hanno lambito i muri perimetrali, trasformando la notte dei residenti in un incubo a occhi aperti: aria irrespirabile, fumo denso, il crepitio infernale del fuoco e la paura lacerante di perdere tutto, compresa la vita.

E mentre i cittadini vivevano questa notte di puro terrore, è emerso il solito, tragicomico paradosso italiano. Le fiamme sono divampate nel tardo pomeriggio, in pieno orario di luce, eppure nei cieli sopra Altomonte non si è vista l’ombra di un mezzo aereo. Nessun canadair, nessun elicottero. Forse i mezzi erano già in “pausa sindacale” o i burocrati regionali stavano ancora compilando i moduli in triplice copia per autorizzare il decollo o il Direttore delle Operazioni ha ritenuto che non fossero necessari interventi aerei. Fatto sta che, dall’alto, il nulla.

A salvare Altomonte dal baratro è stato solo il prodigioso e commovente impegno dei soccorritori. Squadre dei Vigili del Fuoco e personale della Protezione Civile Regionale si sono fiondati a terra, lottando corpo a corpo contro un muro di fuoco per tutta la notte, monitorando la situazione minuto per minuto. Se oggi non piangiamo una tragedia strutturale e umana, lo dobbiamo esclusivamente a questi uomini che hanno rischiato la pelle per rimediare all’irresponsabilità altrui.

Ma in tutto questo marasma, dove sono le risposte di chi dovrebbe vigilare, denunciare e amministrare con fermezza il territorio? L’occhio critico non può che cadere sulla gestione locale e sulle responsabilità politiche. Se da un lato ci si perde spesso nei meandri di ordinanze surreali e cavilli burocratici, dall’altro si assiste a una cronica carenza di prevenzione reale. I terreni incolti e pieni di fitte sterpaglie alle spalle delle case popolari non spuntano dal nulla in una notte: sono il frutto di mesi di abbandono e di mancati controlli. È fin troppo facile esprimere solidarietà a posteriori, quando per l’ennesima volta si è rischiata la vita dei cittadini solo perché non si riesce a far rispettare un divieto elementare o a sanzionare chi trasforma le periferie in polveriere.

La notte di paura è passata, grazie ai soccorritori. Resta la cenere, resta il danno e resta la pungente consapevolezza che ad Altomonte, prima o poi, bisognerà spegnere anche l’incendio dell’inefficienza amministrativa.

P-S-: Crediti sulle foto: Foto Francesco Pacienza ©2026

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