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Charles Leclerc a Silverstone: Credits foto media-centre at ferrari.com

La resilienza di Charles Leclerc

Quel pilota che dominava le categorie minori non ha disimparato a guidare, aveva solo bisogno di ritrovare sé stesso, e così è stato: bravo Charles Leclerc

di Dino Farina

Se qualcuno dovesse descrivere la carriera di Charles Leclerc oggi dovremmo “rubare” all’Avvocato Buffa un’espressione che coniò per Lebron James, in uno dei momenti più difficile della sua carriera: “C’è differenza tra essere il migliore di tutti e essere sul punto di diventare il migliore di tutti, se quel punto dura da sette anni”.

Ecco, i tifosi della Ferrari hanno individuato da tempo in Leclerc il messia che riporterà a Maranello il titolo dopo un digiuno quasi ventennale, peccato che fra vetture poco competitive, decisioni tecniche particolari e sliding doors sfavorevoli, quel momento non sembra mai arrivare.

E fino a settimana scorsa, con un Lewis Hamilton totalmente rigenerato inaspettatamente e da una vettura che per la prima volta dopo anni sembra quantomeno competitiva, seppur non sia ancora la migliore, Charles Leclerc sembrava destinato al ruolo di scudiero di lusso strapagato, anzi, fino al sabato mattina era palesemente in difficoltà nei confronti del compagno di squadra.

Il monegasco ha una particolarità però, è il pilota più istintivo del circus, che nella maggior parte dei casi lo fa capitare sulla parte sbagliata dell’orologio, ma stavolta segna l’ora giusta e le modifiche apportate lo riportano in prima fila.

La gara di Leclerc è anomala per essere condotta da lui: parte in maniera divina e controlla la gara con tranquillità, fino alla rimonta di Andrea Kimi Antonelli, che sicuramente lo avrebbe passato girando nettamente più veloce, ma arriva in suo soccorso la dea bendata che tante volte lo ha punito e che tramite i problemi d’affidabilità di Mercedes gli regala una vittoria che non aveva mai ottenuto, una vittoria fortunata.

Certo, negli ultimi giri riaffiorano i fantasmi di 4 anni prima, quando proprio a Silverstone una Safety Car gli costò la vittoria, ma la percezione da casa è sempre stata di assoluto controllo, dove nulla poteva accadere e che nessuno potesse togliergli questo successo, anche se lui dal Team Radio sembrava tutto fuorché tranquillo.

Ha saputo aspettare, ha saputo incassare le critiche, gli insuccessi, le delusioni ed è tornato a fare ciò che ha sempre fatto, andare veloce.

Io ho avuto l’onore di vederlo dal vivo per la prima volta in GP3 a Monza, mentre ero lì per seguire la gara del nostro conterraneo Antonio Fuoco, suo rivale per il titolo in quella stagione; la gara fu dominata da Leclerc che a parità di monoposto mostrava un’imbarazzante superiorità contro piloti che comunque sono arrivati in F1 oppure vincono in altre competizioni, lui era un metronomo che staccava millimetricamente alla stessa curva, con la stessa velocità di percorrenza e con la stessa sicurezza di chi sa che andrà a vincere.

Questa sicurezza è venuta meno negli anni perché se dopo 7 anni vedi piloti che battevi nelle competizioni minori diventare campioni del mondo, allora ti chiedi veramente se ne valga la pena continuare a vivere questo eterno limbo.

La risposta se l’è data con quella modifica fra Sprint e Qualifica, quando tutti gli chiedevano d’adeguarsi e di supportare Hamilton, ha cambiato approccio e assetto seguendo il suo istinto, perché lui è un predestinato e non è di certo destinato a fare da gregario.

Attenzione, il campionato ci dice di un distacco già ampio, difficilmente colmabile e di un’ennesima stagione dove si vince l’anno prossimo, ma dopo questa gara sappiamo che la resilienza di Charles Leclerc non è stata scalfita dagli eventi e quel pilota che dominava le categorie minori non ha disimparato a guidare, aveva solo bisogno di ritrovare sé stesso.

Mai sottovalutare il cuore di un campione, anche se campione ancora non lo è.

Charles Leclerc a Silverstone Credits foto media-centre at ferrari.com
Charles Leclerc a Silverstone Credits foto media-centre at ferrari.com
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