Il movimento accusa l’ex candidato sindaco di “trasformismo” per il riavvicinamento alla maggioranza: “Restituisca il mandato ai cittadini”.
Da anni la comunità di Cassano si trova ad attraversare una stagione complessa, segnata da tensioni quotidiane e da un progressivo decadimento del dibattito pubblico, ostaggio di logiche miopi e di un teatrino politico di basso livello che ha finito per allontanare le persone dalla cosa pubblica.
In un contesto simile, segnato da scorciatoie ed opportunismi, il Movimento ArticoloVENTUNO ha scelto fin dal principio di non inseguire la convenienza del momento o le rendite di posizione, ma di orientare ogni decisione verso ciò che era unicamente giusto e coerente per il bene della città. Non abbiamo mai temuto di occupare posizioni scomode, di denunciare le storture amministrative con la forza dei fatti e di elaborare proposte concrete, mentre la gran parte degli attori politici preferiva voltarsi dall’altra parte, abdicando con colpevole pigrizia al ruolo di opposizione per ripiegarsi in sterile autoreferenzialità.
Un impegno, il nostro, che ha innescato un risveglio delle coscienze e diffuso una maggiore consapevolezza civica, diventando un patrimonio di idee ed energie di cui anche altre forze politiche hanno potuto beneficiare. È stato proprio da questo coraggio civile e dalla determinazione di spezzare un metodo di governo fallimentare che ha preso forma la nostra proposta politica: un percorso rigorosamente collettivo, trasparente e radicalmente alternativo.
Per dare voce e corpo a questa sfida, avevamo strutturato una candidatura alla carica di Sindaco chiara e ben definita, individuandola nella persona di Antonello Avena. Lo avevamo fatto superando con straordinaria generosità i suoi primi ed improvvisi tentennamenti, le rincorse affannose e perfino una sua temporanea quanto echeggiante scomparsa dai radar proprio all’avvio del cammino.
Avevamo scelto di credere – oggi possiamo dirlo, con eccessiva ed evidente ingenuità – che potesse ergersi a custode autentico dei nostri valori fondanti, primo tra tutti la ferma condanna di quel trasformismo spregiudicato che lui stesso, dai palchi e nelle piazze, non perdeva occasione di stigmatizzare a carico degli avversari. Un tempo liquidati, con elegante sarcasmo, come meri giocattoli nelle mani della convenienza politica, ma mai avremmo pensato di veder riproposti quegli stessi meccanismi proprio all’interno del nostro gruppo, costringendoci a vivere in prima persona ciò che avevamo sempre combattuto.
Oggi, purtroppo, siamo testimoni di un grottesco rovesciamento della realtà che lascia un profondo disincanto, ma che al contempo tempra e raddoppia la nostra fermezza. Ci troviamo costretti a prendere atto della scorrettezza di chi ha scelto di barattare un patrimonio politico e umano collettivo sull’altare dell’ambizione personale. Con sconcertato abbiamo assistito alla disinvoltura con cui il Consigliere Avena ha progressivamente ridotto in brandelli la veste di quella rappresentanza: prima sfilando ed eliminando ogni richiamo ad ArticoloVENTUNO negli ultimi mesi dalle proprie apparizioni pubbliche, poi liquidando una comunità intera con la farsa di un’autosospensione dal Movimento notificata superficialmente via messaggio.
Sebbene il Movimento si sia prodigato a più riprese per mantenere vivo il dialogo, Avena ha preferito voltare le spalle alle regole della democrazia interna. Ha disertato volontariamente un primo confronto fissato per lunedì 27 luglio, e pur essendosi infine presentato al successivo incontro di mercoledì 28, indetto proprio dal Movimento per ricucire lo strappo, ha di fatto eluso il dovere morale e politico di rendere conto del proprio operato a chi lo ha lealmente sostenuto. A questo atteggiamento sfuggente si è aggiunta una pretesa dal sapore grottesco: aspettarsi che un intero movimento lo seguisse ad occhi chiusi nella sua personale transumanza politica.
Una presunzione confermata dai fatti quando, di fronte alla nostra richiesta formale di rimettere in discussione la sua posizione per riaprire un vero confronto democratico, Avena ha opposto un rifiuto secco e perentorio, blindando la propria scelta individuale ben al di sopra di ogni principio di condivisione.
Appare poi a dir poco paradossale che proprio lui, pur avendo colto e riferito il profondo malessere che serpeggia nella squadra di chi oggi governa – un segreto di Pulcinella ormai noto a chiunque segua le vicende cittadine – abbia poi ostentato la disarmante sicumera di poter affrontare e risolvere ogni nodo da solo, ergendosi a novello salvatore della patria.
Sia chiaro a qualsiasi interlocutore: da parte nostra non c’è mai stata alcuna chiusura dogmatica o pregiudiziale verso chi oggi governa la Città. In questo nostro percorso abbiamo dimostrato nei fatti una matura disponibilità istituzionale, ribadendo senza smentita che ogni eventuale convergenza si sarebbe potuta valutare esclusivamente alla luce del sole e sulla base di requisiti programmatici chiari. Ma di fronte ad un’Amministrazione travolta da criticità di portata macroscopica – che spaziano dalla fallimentare gestione del personale alla difficoltà strutturale di fornire risposte elementari ai bisogni della cittadinanza – , quale alibi politico o morale può mai giustificare un passaggio verso i banchi della maggioranza?
Un’opposizione seria, dotata di spina dorsale, avrebbe continuato ad incalzare, sollecitare e perché no, collaborare con l’esecutivo sui singoli temi restando salda al proprio posto, con responsabilità e rigore, senza cedere alla tentazione di correre in soccorso dei vincitori.
Il Consigliere non ha mai inteso chiarire, nella sede legittima del Movimento, se i messaggi di apertura provenissero dagli organismi ufficiali dei gruppi di maggioranza o se si trattasse di iniziative prive di peso specifico promosse da chi guida l’Amministrazione Comunale. Eppure, alla luce delle avvisaglie e delle chiare comunicazioni già espresse dal Movimento nelle ultime settimane, sarebbe stata sufficiente una regia politica attenta e lungimirante che, anziché alimentare divisioni, avrebbe dovuto scongiurare la rottura tra le parti in causa. Ciò che emerge è la nitida trama tessuta di chi ha cavalcato la contingenza con lo scopo di incassare un voto in più. Se il traguardo era davvero questo, ha semplicemente prevalso chi, in uno stato di disperata necessità, aveva l’urgenza di aggrapparsi ad una stampella d’emergenza. Sicuramente, chi attualmente riveste posizioni di vertice, avrebbe affrontato la questione con una sensibilità ed una visione differenti.
Di fronte a questo desolante teatrino, ci risparmiamo l’ipocrisia di chiedere formalmente ad Avena di abbandonare il gruppo consiliare di ArticoloVENTUNO: sarebbe un atto intempestivo, meramente formale e ormai del tutto svuotato di dignità politica.
Il buon senso richiederebbe, con la forza e la testa alta di chi non deve abbassare lo sguardo di fronte a nessuno, di rassegnare con effetto immediato le proprie dimissioni da Consigliere Comunale. Quello scranno non è frutto di un percorso e di una candidatura individuale, ma appartiene ai cittadini ed ai candidati che meno di un anno fa hanno contribuito ad edificare un’alternativa, non certo per offrire una ciambella di salvataggio all’amministrazione in carica. Sedere in quell’aula è l’approdo di un progetto corale che oggi viene tradito: è un dovere etico restituire quel mandato a chi è pronto a portarlo avanti con lealtà e disciplina.
Questo episodio di trasformismo non scalfirà le nostre basi, ma agirà da catalizzatore per un forte rilancio dell’azione politica del movimento, che si era affidato al Consigliere per amplificare le tante denunce ed i punti di vista portati avanti in questi anni. Il verdetto delle urne ha definito senza equivoci il nostro ruolo: vigilanza attenta, scrupolosa ed inflessibile.
Saremo alleati leali di questa Amministrazione ogni volta che si agirà per il bene comune, ma saremo sentinelle attente e rigorose pronti ad intervenire e sollecitare quando il cammino si allontanerà dall’interesse dei cittadini.
Nel frattempo, la realtà del Consiglio Comunale ci mostra quotidiane e insignificanti scaramucce di facciata tra le parti, mentre sui temi scottanti, quali le procedure concorsuali e le pesanti responsabilità nella gestione dei lavori pubblici, cala un silenzio assordante di fronte al quale il Consigliere assiste immobile. Si ripete, in fondo, una dinamica logora e desolante. È il riflesso di un pendolarismo cronico, proprio di chi, per abitudine, ha passato anni a saltare da un mezzo all’altro dopo aver trovato le porte del potere sistematicamente chiuse. E oggi, non appena uno spiraglio di quel Palazzo si è finalmente mezzo aperto, ci si svende con spregiudicata disinvoltura, pronti a barattare la dignità di un progetto condiviso pur di elemosinare qualche misera attenzione.
Cari elettori, non era certo questo lo spettacolo che desideravamo offrirvi, ma vi garantiamo che il nostro cammino prosegue con maggiore determinazione. Andremo avanti come abbiamo sempre fatto, a schiena dritta, con trasparenza ed al servizio esclusivo della nostra comunità.

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