Il responsabile Confapi Tirreno Cosentino in vista dell’evento dell’11 settembre: “Basta assistenzialismo, servono competenze amministrative e investimenti privati”.
di Carmelo Sansone
Responsabile Confapi Tirreno Cosentino
La scelta di ospitare a Fiumefreddo Bruzio l’XI edizione del Premio “l’Alveare” di Confapi Calabria, che premia le eccellenze, rappresenta un segnale concreto di attenzione verso i territori e le loro potenzialità.
Dopo le passate edizioni svolte a Villa Rendano a Cosenza, l’appuntamento dell’11 settembre a Largo Torretta di Fiumefreddo Bruzio è per me, come cittadino e nel mio ruolo di Responsabile Confapi per il
Tirreno Cosentino, motivo di soddisfazione. Sarà un’ulteriore opportunità di visibilità per il nostro borgo e un’occasione di confronto sulle storie d’impresa e di visione della nostra regione.
Il tema di quest’anno — “Rigenerare. Innovare. Connettere.” — non deve però rimanere un semplice slogan, ma trasformarsi in una guida pratica per la crescita del nostro comprensorio.
Di recente ho espresso il mio sostegno alla proposta lanciata dal Presidente di Confapi Calabria, Francesco Napoli, sul progetto di Vaglio Lise a Cosenza. In quell’occasione ho sottolineato come il nostro territorio debba compiere un passo in avanti: superare la dipendenza dall’assistenzialismo pubblico per aprirsi alla competitività, all’attrazione di capitali privati e alla capacità di generare valore reale.
È una riflessione che, da cittadino da sempre appassionato alla vita politica e al futuro della mia comunità, sento di voler calare direttamente nella realtà di Fiumefreddo Bruzio.
Oggi gli Enti locali si trovano a curare bilanci sempre più complessi. I futuri vincoli di spesa renderanno complicato affidarsi esclusivamente ai canali di finanziamento pubblico tradizionali.
È per questa ragione che la capacità di attrarre capitali e investimenti privati diventa un’opportunità
strategica per il nostro futuro. Rimanere bloccati ad aspettare risorse pubbliche che stenteranno ad arrivare significa condannare il borgo all’immobilismo.
Fiumefreddo ha perciò bisogno di una futura classe amministrativa capace di muoversi con metodo e competenza su due fronti ben definiti.
Da un lato, serve una squadra guidata da un forte senso di responsabilità, in grado di studiare, riorganizzare e ottimizzare i servizi dell’amministrazione ordinaria. Occorre migliorare l’efficienza della macchina
burocratica, affiancando e supportando con competenze adeguate il lavoro quotidiano degli uffici comunali.
Dall’altro lato, serve lungimiranza e capacità di programmazione. Quando si tratta di intercettare fondi
dedicati alla progettazione, ogni opera dovrebbe essere analizzata con estrema attenzione per accertarne il reale bisogno e l’effettivo potenziale di sviluppo per il territorio. Realizzare un’opera “giusto per farla”, senza che sia sostenuta da un business plan concreto e positivo, non solo non ha alcun senso economico, ma rappresenta un danno e uno spreco di denaro pubblico.
Allo stesso tempo, c’è bisogno di creare le condizioni amministrative e territoriali idonee per mettere i
privati nelle migliori condizioni di investire. Parlare di attrarre investitori privati può sembrare quasi un’idea fantascientifica. Ma bisogna avere il coraggio di crederci e di perseguire questa strada con determinazione. Soltanto affiancando all’efficienza ordinaria una reale attrattività verso l’imprenditoria privata sarà possibile gettare basi solide per la valorizzazione che i piccoli borghi come Fiumefreddo merita.
L’11 settembre, a Fiumefreddo Bruzio, si parlerà di merito, responsabilità e futuro, e si darà un ulteriore segnale affinché si possa tracciare un percorso di crescita serio per il Tirreno e per la Calabria.

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