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Consulta dei Calabresi nel Mondo, il manager di New York Alessandro Crocco entra nel Direttivo

L’imprenditore italo-americano viene eletto in quota Stati Uniti nell’organismo riattivato da Roberto Occhiuto e Orlandino Greco dopo sette anni di stop.

Alessandro Crocco è stato eletto nel Comitato direttivo della Consulta dei Calabresi nel Mondo, in rappresentanza degli Stati Uniti. L’elezione è avvenuta durante l’Assemblea che si è tenuta in questi giorni in Regione e che ha segnato il ritorno in presenza dell’organismo dopo sette anni e l’avvio di una nuova fase nel rapporto tra la Calabria e le sue comunità all’estero.

Imprenditore e investitore italo-americano, founder e CEO di diverse società e Fondazioni e presidente del Mediterranean Export Innovation Hub, Crocco vive a New York, dove ha costruito una parte importante della propria esperienza personale e professionale.

«Quando si lascia la Calabria per costruire altrove il proprio futuro – dichiara – la distanza finisce per diventare anche una misura della responsabilità. Vivendo negli Stati Uniti non ho mai smesso di domandarmi quanto di ciò che avevo appreso e costruito potesse, un giorno, tornare alla terra dalla quale sono partito».

Uno dei primi temi sui quali il neo eletto componente del Direttivo richiama l’attenzione è la necessità di aggiornare il racconto dell’emigrazione calabrese. Le valigie di cartone restano il simbolo di una stagione segnata dal sacrificio e dalla necessità, ma non esauriscono più la complessità dei percorsi contemporanei.

«Quella storia appartiene alla nostra memoria e merita il massimo rispetto. Accanto ad essa, però, è cresciuta una generazione di donne e uomini che hanno scelto di partire per studiare, competere, intraprendere, ampliare i propri orizzonti e realizzarsi in contesti internazionali».

È una generazione nella quale l’imprenditore italo-americano riconosce anche il proprio percorso: persone che hanno trasformato la mobilità in un’occasione per acquisire metodo, competenze, capacità organizzativa, relazioni e conoscenza dei mercati. Un capitale umano che può essere messo al servizio della Calabria anche senza un ritorno definitivo.

«Non possiamo chiedere ai giovani di ereditare automaticamente il legame sentimentale dei genitori o dei nonni. Dobbiamo offrire loro ragioni contemporanee per conoscere la Calabria e considerarla un luogo nel quale studiare, lavorare, investire o sviluppare un progetto. L’identità si conserva quando continua a generare esperienze nuove».

La Consulta riunisce esperienze maturate in Paesi, sistemi economici e contesti sociali molto diversi. Per il rappresentante degli Stati Uniti, la sfida è trasformare questa pluralità in una rete capace di produrre progetti, relazioni e opportunità concrete per il sistema regionale.

«È naturale che ciascun componente conosca e rappresenti la realtà nella quale vive. Il valore aggiunto della Consulta nascerà però dalla capacità di mettere insieme queste conoscenze, individuare le specificità, ciò che può essere condiviso e costruire una strategia comune. Dobbiamo passare dalla rappresentanza alla progettualità».

Al centro di questa impostazione c’è soprattutto l’internazionalizzazione. Secondo il presidente del Mediterranean Export Innovation Hub, la Consulta può diventare un punto di raccordo tra il tessuto produttivo calabrese e i mercati esteri, mettendo a disposizione conoscenza dei territori, relazioni professionali, competenze settoriali e accesso a interlocutori qualificati.

«L’internazionalizzazione non può ridursi a una missione occasionale o alla semplice presentazione di un prodotto. Richiede preparazione, continuità, conoscenza dei mercati e capacità di costruire rapporti affidabili nel tempo. La rete dei calabresi nel mondo può offrire proprio questo patrimonio di esperienza».

Un primo passaggio, in questa direzione, potrà essere la ricognizione delle professionalità, delle imprese, delle associazioni, delle università e delle reti istituzionali riconducibili alle comunità calabresi all’estero. Non una semplice mappatura anagrafica, ma uno strumento operativo per capire dove si trovano competenze, contatti e opportunità utili alle filiere regionali.

«Dobbiamo sapere chi sono i calabresi che operano nei diversi Paesi, quali mercati conoscono, quali responsabilità ricoprono e quali relazioni possono mettere a disposizione. Solo partendo da una conoscenza ordinata di questo patrimonio sarà possibile costruire gruppi di lavoro, assegnare obiettivi e verificare i risultati».

All’internazionalizzazione in uscita dovrà affiancarsi anche una maggiore capacità di attrarre investimenti verso la Calabria. Per il manager italo-americano, la regione deve presentarsi agli interlocutori internazionali con progetti credibili, informazioni chiare, tempi definiti e referenti in grado di accompagnare ogni fase.

Anche la piattaforma digitale della Consulta, in questa prospettiva, dovrà essere concepita come uno strumento operativo e non come una semplice vetrina.

«La tecnologia sarà utile se riuscirà a collegare un bisogno espresso dalla Calabria con una competenza presente all’estero. Potrà raccogliere competenze, proposte, opportunità e richieste provenienti dal territorio, favorendo connessioni tra imprese, professionisti, investitori, università e giovani. La Consulta dovrà rendere visibile non soltanto chi siamo, ma soprattutto ciò che possiamo costruire insieme».

Nel commentare l’elezione, Crocco rivolge infine un ringraziamento al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto e al presidente della Consulta Orlandino Greco.

«Ringrazio il presidente Roberto Occhiuto per aver restituito centralità istituzionale al rapporto con le comunità calabresi nel mondo e per aver riconosciuto il contributo che esse possono offrire alla crescita della regione. A Orlandino Greco rivolgo un ringraziamento sincero e personale per la determinazione con cui ha sostenuto il ritorno alla piena operatività della Consulta e per la fiducia accordatami. Adesso occorre dare sostanza a questo percorso attraverso un lavoro costante, organizzato e misurabile».

Un augurio di buon lavoro va anche al vicepresidente Tony Galati e a tutti gli altri membri della Consulta, con l’auspicio di un confronto proficuo e di una collaborazione efficace nel corso del nuovo mandato.

La sfida, nella visione del rappresentante statunitense, è trasformare la geografia dell’emigrazione in una geografia delle competenze, dei mercati e delle opportunità, facendo dell’internazionalizzazione: «È questo – chiusa – il contributo che intendo offrire».

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