Nel mirino del movimento la nuova rotatoria di Quattromiglia e i semafori di via Lenin. Denunciata la mancanza di uno studio scientifico sui flussi e di una visione d’insieme.
A Rende il traffico non si gestisce: si sposta.
Una rotatoria qui, un semaforo lì, un senso unico invertito, una deviazione improvvisa. Interventi presentati come risposte alla congestione urbana ma che, nei fatti, rischiano di trasformare la città in un enorme imbuto. Un sistema in cui i flussi automobilistici vengono continuamente convogliati da un’arteria all’altra fino al blocco finale.
A Quattromiglia, la nuova rotatoria tra via Volta, via Nobile e via Da Vinci ha stravolto la viabilità: per raggiungere determinate direzioni, gli automobilisti sono ormai costretti ad allungare il percorso fino alla rotatoria di via Colombo soltanto per invertire la marcia. Per andare avanti bisogna prima tornare indietro — un paradosso logico prima ancora che viario.
Nel frattempo, la logica urbanistica sembra muoversi a strappi alterni. Mentre in un nodo stradale si sceglie la fluidità della rotatoria, poco distante — tra via Lenin, via Papa Giovanni XXIII e via Salvador Allende — si fa il percorso inverso, sostituendo una rotonda con un impianto semaforico. Rotatorie che costringono a fare giri continui, semafori che bloccano lo scorrimento, deviazioni che allungano i tempi: anziché facilitare gli spostamenti, la rete viaria sembra rimandare costantemente i cittadini al punto di partenza.
Il punto centrale non è il tifo da stadio tra semafori e rotatorie, ma l’assenza di un piano strutturale. Intervenire su un singolo incrocio senza calcolarne l’impatto su quello successivo significa semplicemente trasferire la paralisi alla via adiacente. Quando ogni misura viene adottata come un piccolo tampone isolato, non si governa la mobilità: si cambia soltanto indirizzo alle code.
Sarebbe fondamentale capire su quali studi sui flussi di traffico si fondino queste decisioni, quali simulazioni matematiche ne abbiano provato l’efficacia e quali verifiche sul campo siano state previste post-realizzazione. Una viabilità moderna si progetta osservando la città nella sua totalità e tenendo conto delle esigenze di studenti, lavoratori, residenti e attività commerciali.
Rende non può permettersi una gestione della mobilità basata sul trial and error, come una partita a domino in cui si sposta una tessera sperando che le altre non crollino. Le rotatorie e i semafori sono semplici strumenti; la politica della mobilità comincia quando questi strumenti rispondono a una visione d’insieme chiara, guidata dai dati e orientata al futuro.
Se ogni presunta soluzione genera soltanto un nuovo imbuto, è tempo di smettere di rincorrere il traffico e iniziare, finalmente, a delineare quale modello di città si vuole costruire.

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