L’ex sindaco di Rende, Marcello Manna, interviene sulle misure cautelari legate ai fatti di Torino: «La presunzione di non colpevolezza e la tutela della libertà personale sono il termometro della tenuta democratica».
Esprimo la mia vicinanza e solidarietà a Ferdinando Gentile, attivista e sindacalista cosentino, raggiunto da un provvedimento cautelare nell’ambito dell’inchiesta relativa ai fatti del 31 gennaio a Torino.
Conosco Ferdinando e il suo percorso di impegno civile e sindacale. Conosco la sua presenza nelle vertenze sociali del nostro territorio, la partecipazione alle mobilitazioni e l’attenzione costante verso le condizioni di chi vive situazioni di disagio e marginalità. È una persona che ha fatto dell’impegno per la giustizia sociale una scelta concreta, esercitata quotidianamente nei luoghi e nelle comunità in cui vive.
La sua storia personale e politica merita rispetto e non può essere riscritta attraverso una rappresentazione che sovrapponga l’attivismo sociale alla responsabilità penale.
Anche la mia esperienza nelle istituzioni mi ha consentito di conoscere direttamente il rapporto, talvolta complesso e conflittuale, tra amministrazione pubblica e cittadinanza attiva. Ho imparato quanto sia importante saper ascoltare anche le voci critiche, quelle che contestano le scelte istituzionali e portano all’attenzione problemi che altrimenti rischierebbero di rimanere inascoltati. Un territorio ha bisogno di persone che si espongano, che denuncino le ingiustizie, che animino le vertenze e che non rinuncino a prendere posizione.
Per questo ritengo fondamentale distinguere tra chi esercita il diritto di partecipare alla vita pubblica, anche attraverso forme di protesta e di conflitto, e chi eventualmente si rende responsabile di specifiche condotte penalmente rilevanti. Sono piani diversi, che non possono essere confusi. L’attivismo non è un indice di pericolosità sociale e la militanza non può diventare una presunzione di colpevolezza.
Ritengo necessario richiamare alcuni principi che costituiscono il fondamento irrinunciabile dello Stato di diritto. La libertà personale è inviolabile e ogni sua limitazione prima di una condanna definitiva ha carattere eccezionale e deve essere sorretta da rigorose esigenze cautelari. Non basta la gravità dell’accusa, né la rilevanza pubblica dei fatti contestati. Occorrono elementi concreti, attuali e individualizzati, capaci di giustificare la necessità della misura. La restrizione della libertà non può mai assumere la funzione, neppure indiretta, di anticipazione della pena.
È proprio in questa distinzione che si misura la tenuta delle garanzie costituzionali. La presunzione di non colpevolezza non riguarda soltanto il momento della sentenza, ma accompagna l’intero procedimento e impone che nessuno venga trattato come colpevole prima che la propria responsabilità sia accertata in via definitiva.
Senza conoscere gli atti non intendo formulare giudizi sulla vicenda processuale né sostituirmi alle valutazioni della magistratura. Ritengo tuttavia che ogni decisione che incide sulla libertà di una persona debba essere sottoposta a un vaglio particolarmente rigoroso, soprattutto quanto alla persistenza delle ragioni che la rendono necessaria.
Mi preoccupa una cultura pubblica nella quale il dissenso viene sempre più frequentemente letto attraverso le categorie dell’emergenza e della sicurezza. La sicurezza è un bene da tutelare, ma non può diventare una ragione per ridurre gli spazi di libertà né per indebolire le garanzie che proteggono ogni cittadino, anche quando le sue idee o le sue battaglie sono lontane da quelle della maggioranza.
A Ferdinando rivolgo la mia solidarietà personale e politica. Mi auguro che possa affrontare questa vicenda con la fiducia che deve essere riconosciuta a chiunque si trovi sottoposto a un procedimento penale e che ogni valutazione avvenga senza pregiudizi, nel pieno rispetto dei diritti della difesa.
Perché uno Stato di diritto si riconosce soprattutto da come tratta le persone quando sono più esposte, quando sono sotto accusa e quando difenderne le garanzie può risultare scomodo.
Così in una nota l’ex sindaco di Rende, Marcello Manna.
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