Confronto al Museo del Presente di Rende su Carta Costituzionale, fisco, università e geopolitica internazionale.
La Costituzione non è di sinistra, recita il titolo dell’ultimo libro di Antonio Polito, giornalista di lunghissimo corso e vicedirettore del Corriere della Sera.
Polito è stato ospite, il 28 settembre, di un incontro svoltosi il 28 settembre a partire dalle ore 18:00 al Museo del Presente, con l’Onorevole Sandro Principe, Sindaco di Rende, moderato da Attilio Sabato, giornalista e Direttore Responsabile di Ten.
L’incontro è compreso nel calendario di Settembre Rendese 2026.
Il volume di Polito ha fornito più di uno spunto validissimo al dibattito, che ha toccato il rapporto tra politica italiana, sinistra e Costituzione, alla crisi identitaria del centrosinistra e alla polarizzazione estrema tra le forze politiche della Seconda Repubblica.
«Voglio rendere omaggio al Corriere», ha esordito il Sindaco, «per un articolo del direttore, Federico Fubini, che evidenzia come le nuove delocalizzazioni si siano invertite, soprattutto nel settore dell’innovazione».
Infatti, ha specificato l’Onorevole Principe, «queste aziende impiegano molti ingegneri qualificati e li retribuiscono con stipendi conformi ai contratti collettivi, ma non adeguati a vivere nelle grandi metropoli come Milano, Roma e Torino».
Rende, invece, ha una situazione del tutto particolare: «Abbiamo 37mila abitanti e quasi l’equivalente in studenti, la stragrande parte dei quali non residenti». E c’è di più: «Visto che nel nostro territorio ricade la più importante area industriale della regione, se consideriamo anche i lavoratori fuori sede, cioè non residenti, che fruiscono dei nostri servizi, si può tranquillamente affermare che Rende fornisce servizi a circa 100mila persone». Inoltre, «posso aggiungere che l’Università della Calabria forma molti ingegneri informatici specializzati nell’intelligenza artificiale. Certo, è poco, se si considera che tutta l’Europa è indietro, in questo settore, rispetto a Stati Uniti e Cina. Ma questa parte del Sud sta facendo uno sforzo notevole e ammirevole».
Non solo: l’Onorevole Principe ha evidenziato anche il ruolo importante della Democrazia Cristiana e del Psi nella creazione della parte sociale della Costituzione. Per quel che riguarda la Dc, il Sindaco ha fatto un riferimento più che preciso ad Amintore Fanfani: «A lui fu richiesta la redazione, dal suo partito, delle proposte economiche: a rileggerle oggi, sembrano elaborate dai Tupamaros».
Per quel che riguarda il Partito socialista, l’Onorevole ha ricordato il ruolo di Pietro Nenni, «che fu il ministro della Costituzione».
Secondo Polito, la Costituzione, a cui in realtà contribuirono tutte le forze antifasciste, è diventata un mito incapacitante, che l’attuale centrosinistra usa da anni per screditare gli avversari: «Nessuno può dire: il nostro programma è attuare la Costituzione, perché la Costituzione è di tutti, è la casa comune e se noi cominciamo a prendercene un pezzo prima o poi cade. E questa è una rovina per tutti, non soltanto per la sinistra».
La pretesa di una specie di esclusiva sulla Costituzione ha generato un meccanismo di reciproche scomuniche, utilizzato anche dal centrodestra: al riguardo, Polito ha ricordato anche la battaglia referendaria di Berlusconi contro la riforma tentata dal governo Renzi nel 2016.
Ulteriore paradosso: la riforma delle autonomie locali fatta dal Centrosinistra negli anni ’90 per intercettare i desideri di parte dell’elettorato della Lega fu contrastata dal Centrodestra, sempre in nome della Costituzione.
Questo processo di radicalizzazione, sempre secondo Polito, ha avuto un esito pesante: la radicalizzazione dell’opinione pubblica e la conseguente instabilità del Paese.
Infatti: «Di questo processo sono ora vittime in gran parte tutti. La radicalizzazione è la ragione per cui ogni 5 anni c’è una stella politica che prende il 30% e poi 5 anni dopo, declina, come sulle montagne russe: prima Berlusconi, poi Renzi, poi Grillo, infine Salvini. Meloni non ha ancora preso la china discendente, però potrebbe intraprenderla. Ciò significa che il paese è instabile, che non si regge più sui valori, ma sullo scontro continuo, che i partiti incoraggiano».
Un principio fondamentale della Costituzione è l’equità fiscale, ha ricordato sempre il Sindaco: «Quando si dice che “è compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli per l’uguaglianza e lo sviluppo della personalità umana” siamo fermi al centrosinistra di Mora e di Nenni. E siamo arrivati al punto: chiedo scusa, come mai non si attua una riforma fiscale seria per rimuovere le disuguaglianze, visto che le partite Iva fino a 85 mila euro non pagano più del quindici per cento e, invece, un lavoratore subordinato deve pagare dal trenta al quarantatré per cento?».
Peggio che andar di notte con il sistema elettorale. Il voto, ha ricordato, il Primo Cittadino, deve essere «Personale, eguale, libero e segreto». Tuttavia, «Questi marchingegni, previsti dalla riforma elettorale, per cui il voto mio vale 0,50 e il voto di altri vale 1,5 creano esiti che contrastano con la Costituzione. Io mi auguro che Mattarella abbia uno scatto di orgoglio, vada oltre le dichiarazioni e non firmi questa legge: non c’è bisogno di ricorrere alla Corte Costituzionale per dire che questa normativa viola pesantemente la Costituzione».
Di sicuro questa situazione non aiuterà il centrosinistra, in cui il Pd rischia di subire l’iniziativa di Conte e di “aiutare” Meloni a vincere, anche capitalizzando i voti della destra radicale di Vannacci.
Un’analisi molto approfondita, nella parte finale del dibattito, ha riguardato la politica estera nell’attuale congiuntura delicata, in cui i confini tra pace, guerra, diritto e giustizia internazionale, rischiano di sfumare in maniera pericolosa.
A proposito della crisi ucraina, alla lettura “canonica” di Polito, secondo cui «la repubblica ex sovietica ha subito un’aggressione di fronte alla quale non può soccombere», l’Onorevole Principe ha contrapposto un’altra visione, più realistica e a tratti più raffinata, per la quale «occorre distinguere tra le dinamiche geopolitiche e i sistemi interni dei Paesi occidentali: Putin di sicuro è un autocrate, ma la Russia ha avuto dei motivi importanti, legati anche alla sua sopravvivenza, per intervenire in un Paese che, comunque, non è un modello di diritti e democrazia». Il torto grave che l’Ue ha fatto ai cittadini europei è stato «aderire in maniera supina agli indirizzi Nato, britannici e statunitensi: in questo modo, abbiamo lasciato la Russia, le sue potenzialità e le sue risorse in balia della Cina, nel bel mezzo di una grave crisi economica e politica». Il rischio è «che l’Europa resti il classico “gigante incatenato” mentre le dinamiche della grande politica si svolgono altrove».
Non solo musica e intrattenimento: come ha ricordato più volte (e non solo nel corso di questo dibattito), con la sua sessantunesima edizione, Settembre Rendese si è arricchito di momenti di riflessione importanti, che saranno senz’altro ampliati e incentivati.

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