Banner Conad

“Dialoghi sul Patrimonio” a Cerzeto: la Via Malvitana e San Nicola del Castello al centro di una giornata di studi

Grande partecipazione alla giornata di studi promossa dall’Associazione Fuori le Mura APS e dal Comune nella Sala Consiliare: storici ed esperti accendono una nuova luce sulle radici medievali della Valle del Crati.

Si è svolto venerdì 30 ottobre, alle ore 17.00, nella Sala Consiliare di Cerzeto, l’incontro «Dialoghi sul Patrimonio – La Via Malvitana e San Nicola del Castello», promosso dal Comune di Cerzeto in collaborazione con l’Associazione Fuori le Mura APS e trasmesso in diretta sul canale YouTube del Comune, per consentire la partecipazione anche ai cittadini lontani dal paese.

L’appuntamento, successivo a un primo momento di confronto sulla Via Malvitana organizzato a luglio in occasione del Food Festival, si è sviluppato come una giornata di studi dedicata alla storia, all’archeologia e alla valorizzazione del patrimonio locale. «Dialoghi sul Patrimonio» è il format attraverso il quale Fuori le Mura condivide con le comunità i risultati delle proprie ricerche sull’antico itinerario che attraversa la Valle del Crati.

Al confronto hanno partecipato rappresentanti dell’amministrazione comunale, dell’associazione, del mondo storico e archeologico e della Soprintendenza. Tra i presenti, il consigliere regionale Riccardo Rosa, amministratori ed ex amministratori e rappresentanti dell’associazionismo locale.

Una nuova luce sulla storia del territorio

Il sindaco Silvio Cascardo, che ha introdotto e moderato i lavori, ha parlato di una nuova stagione culturale per Cerzeto e di una luce che torna ad accendersi sulla chiesa di San Nicola, che l’amministrazione ha voluto liberare dalla vegetazione che l’aveva nascosta. Lo ha definito «un monumento di resistenza», il campanile è ancora in piedi nonostante gli eventi naturali e la frana che ha inghiottito parte dell’edificio.

L’obiettivo, ha spiegato, non è limitarsi alla pulizia del rudere, ma avviare un più ampio progetto di riqualificazione dell’area, che potrebbe comprendere l’acquisizione di terreni circostanti e il recupero del mulino situato più a valle. «Stiamo piantando un seme», ha affermato, auspicando che la riscoperta degli antichi percorsi possa aiutare la comunità a riconoscere le proprie radici.

Il sindaco ha inoltre ricordato il confronto avviato con i Comuni di Rota Greca e Mongrassano per partecipare ai bandi regionali, con particolare attenzione alla valorizzazione della sentieristica lungo la Via Malvitana, segnalando anche il crescente interesse dei giovani e dell’associazione Visit Cerzeto.

La Via Malvitana e le fonti storiche

Enrico Tassone, presidente di Fuori le Mura APS, ha illustrato il percorso di ricerca sulla Via Malvitana, nato da un’intuizione dell’associazione e sviluppatosi negli anni in un’indagine interdisciplinare coordinata dalla Soprintendenza, con il contributo di studiosi e specialisti di diverse discipline. La ricerca ricostruisce la storia di un itinerario percorso da quasi 2.500 anni nella Valle del Crati, mettendo in relazione le infrastrutture viarie succedutesi nel tempo e le trasformazioni del paesaggio.

Tra le testimonianze documentarie più significative, Tassone ha presentato una pergamena latina del 1208, conservata in Biblioteca Vaticana, nella quale la «via Malvitana» viene menzionata due volte. Il documento contribuisce a ricostruire la viabilità medievale della valle e sostiene l’ipotesi di uno spostamento dei principali percorsi dal fondovalle verso i rilievi collinari, in relazione ai fenomeni di sedimentazione e alle trasformazioni degli insediamenti. Il nome della strada rimanda a Malvito, sede di una diocesi latina dal 994, mentre diversi toponimi e riferimenti documentari suggeriscono una funzione carrabile. Lungo il tracciato, esteso per circa 130 chilometri, sono stati individuati oltre venti ponti in pietra.

Tassone ha quindi approfondito il possibile collegamento con la chiesa di San Nicola del Castello. Nel Liber Censuum della Chiesa romana, un documento di Innocenzo II del 1138 elenca le istituzioni religiose calabresi secondo un ordine geografico da nord a sud, collocando San Nicola tra Santa Maria della Matina e San Marco. Già nel 1889 lo studioso Louis Duchesne segnalava di non conoscerne l’ubicazione e suggeriva di cercarla proprio in quell’area. La presenza a Cerzeto di un rudere denominato San Nicola, nella località Castello, ha portato a formulare l’ipotesi che possa trattarsi della chiesa citata nel documento, forse una canonica regolare, un’identificazione ancora da verificare, ma di particolare interesse per la storia del territorio.

In conclusione, Tassone ha proposto di considerare la Via Malvitana come un possibile itinerario culturale della Valle del Crati. Lungo il percorso è stata individuata una rete di emergenze patrimoniali, tra ponti in pietra, siti archeologici, musei, castelli e torri, da mettere in relazione attraverso un progetto territoriale condiviso e itinerante.

Le ipotesi su San Nicola

L’archeologo Osvaldo Gaudio, dei Parchi archeologici di Crotone e Sibari, ha illustrato alcune ipotesi sulla funzione originaria della chiesa di San Nicola del Castello, interrogandosi sulla possibilità che fosse una chiesa pievana oppure un edificio religioso legato a un insediamento. Sulla base degli elementi disponibili, quest’ultima interpretazione appare al momento la più credibile. Gaudio ha inoltre immaginato e auspicato, rivolgendosi al funzionario della Soprintendenza, la possibilità di avviare un’indagine archeologica sul sito, per approfondirne la storia e verificarne le ipotesi.

Le carte d’archivio

Lo storico Italo Sarro ha ricordato di aver richiamato l’attenzione sulla chiesa circa quindici anni fa, durante i suoi studi su San Marco e sulle comunità albanesi del territorio. Ha sottolineato il valore del dubbio come motore della ricerca storica e apprezzato il percorso di riscoperta avviato dall’amministrazione comunale.

Tra le fonti richiamate, oltre il Liber Censuum già presentato da Tassone, Sarro ha riferito alla platea del vescovo di Bisignano del 1269 che menziona la Chiesa di San Nicola del Castelluccio, che versava alla diocesi una parte dei redditi della chiesa, un elemento che suggerisce la presenza di una comunità stabilmente insediata nell’area.

Sarro ha inoltre ricordato le relazioni storiche tra San Nicola, San Pietro di Turboli e Quercito, realtà territoriali citate nelle carte insieme alla presenza di mulini e risorse idriche. Ha infine anticipato una prossima pubblicazione sull’arrivo delle comunità albanesi nel territorio, che colloca nel 1510 sulla base di un documento rinvenuto a Napoli, invitando i giovani ricercatori a proseguire le indagini, in particolare attraverso la documentazione conservata nell’archivio vescovile di San Marco Argentano.

Conoscere per tutelare

Le conclusioni sono state affidate a Damiano Pisarra, funzionario archeologo della Soprintendenza SABAP di Cosenza, che ha ricordato come «non esiste tutela senza conoscenza». Ha riconosciuto al lavoro sulla Via Malvitana il merito di restituire profondità storica al paesaggio, mettendo in relazione fonti, toponimi e testimonianze materiali.

Pisarra ha sottolineato il valore delle opere viarie individuate, a partire dai ponti di Mongrassano, e il contributo dei gruppi di ricerca locali, che possono rappresentare importanti presìdi territoriali a supporto delle attività di conoscenza e tutela.

Per San Nicola ha indicato un possibile percorso operativo: una prima fase di pulizia, rilievo architettonico e indagini non invasive, finalizzata a definire la planimetria e la cronologia dell’edificio. Soltanto in seguito si potrà valutare l’eventualità di un progetto di scavo o di ulteriori ricerche. La Soprintendenza ha confermato la propria disponibilità a sostenere il percorso sul piano autorizzativo.

Pisarra ha infine invitato i Comuni a fare rete, sottolineando come una strada che in passato trasportava merci e persone possa oggi diventare un veicolo di cultura. La Via Malvitana può rappresentare un nuovo brand culturale territoriale, da costruire attraverso la collaborazione tra i Comuni limitrofi, arbëreshë e non, per valorizzare il paesaggio e promuovere il turismo lento.

Prossimi passi

Nel concludere l’incontro, il sindaco Cascardo ha parlato di un importante risveglio culturale per la comunità, ricordando come Cerzeto abbia subito le conseguenze della perdita di alcuni collegamenti viari a seguito della frana di Cavallerizzo. Oggi, ha osservato, le strade possono tornare a essere strumenti di connessione, non soltanto fisica, ma anche culturale e turistica.

Nei prossimi giorni proseguirà il confronto con i Comuni vicini per strutturare proposte condivise da presentare nell’ambito dei bandi regionali, a partire da quello dedicato alle Green Communities.

La giornata di Cerzeto ha rappresentato un’occasione di incontro tra ricerca, istituzioni e comunità locali, ma anche un primo passo verso un progetto di valorizzazione che supera i confini dei singoli paesi. La riscoperta della Via Malvitana e di San Nicola del Castello diventa così parte di una più ampia narrazione della Valle del Crati, nella quale la conoscenza del passato può contribuire a costruire nuove opportunità per il futuro.

Condividi questo contenuto