L’esponente politico interviene sul coordinamento tra Cosenza, Rende, Montalto e Castrolibero: «I cittadini si spostano ogni giorno, la frammentazione amministrativa danneggia il territorio».
Sandro Principe ha il merito di aver riportato al centro del dibattito una questione che riguarda la vita quotidiana di decine di migliaia di cittadini: la costituzione di servizi di coordinamento tra i Comuni limitrofi di Cosenza-Rende-Montalto Uffugo-Castrolibero. Una unione che, nei fatti, esiste da decenni, ma non esiste ancora come soggetto istituzionale. Chi si sposta ogni giorno tra un comune e l’altro per lavorare, studiare, curarsi o fare la spesa non si accorge dei confini amministrativi. Se ne accorge, invece, quando deve fare i conti con servizi frammentati, doppioni di spesa e regole diverse a pochi chilometri di distanza.
La proposta di Statuto per l’Unione dei Comuni rilanciata dal sindaco di Rende è incredibilmente rimasta da dieci mesi senza risposta da parte degli enti invitati al confronto.
Il silenzio che accompagna questa iniziativa è il vero problema. Un’idea si può condividere o criticare, ma non si può ignorare. Rende ha fatto un passo concreto, con una delibera e una bozza di Statuto. Ora serve che gli altri interlocutori escano dall’attesa e portino al tavolo le proprie proposte, anche diverse, anche migliorative. Il tempo delle prese di posizione di principio è finito: servono atti.
La gestione associata dei servizi è prima di tutto una scelta di buon senso amministrativo: rifiuti, trasporti, polizia municipale, urbanistica, servizi sociali: sono materie in cui la dimensione comunale è ormai stretta. Gestirle insieme significa programmare meglio, spendere meno e garantire ai cittadini la stessa qualità del servizio ovunque risiedano. È un’idea di riformismo concreto, che si misura sui risultati e non sugli slogan.
Né si tratta di cancellare identità e autonomie, che vanno anzi rispettate. L’Unione non è una fusione, ma uno strumento volontario di cooperazione tra comunità che restano distinte e che scelgono di mettere in comune ciò che da sole fanno più fatica a fare. Per questo apprezzo che la bozza di Statuto sia aperta anche ad altri comuni limitrofi, a partire dai servizi, come quello dei rifiuti, che per loro natura richiedono una dimensione territoriale più ampia.
Occorre infatti guardare anche oltre l’aspetto organizzativo: un’area urbana che si presenta unita ha più forza nel chiedere risorse, nel candidarsi a finanziamenti nazionali ed europei, nell’attrarre investimenti e nel trattenere i giovani, che oggi spesso se ne vanno perché non vedono prospettive. Una Calabria che vuole crescere ha bisogno di un polo urbano capace di fare squadra, non di campanili che si guardano in cagnesco.
Per questo mi auguro che il presidente della Provincia, i sindaci coinvolti e le forze politiche e sociali del territorio raccolgano l’invito di Principe e aprano finalmente un confronto serio, con tempi certi e obiettivi chiari. Il metodo giusto è partire dai servizi, dimostrare con i fatti che l’Unione funziona e costruire così, passo dopo passo, la fiducia dei cittadini. Da parte mia, e per quanto posso, ci sarò per dare un contributo di idee e di impegno
Amedeo Di Tillo

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