Si è tenuta questa mattina presso l’hotel Ariha di Rende, una conferenza stampa durante la quale la società Apennine Energy S.p.A, ha illustrato il programma che consentirà di indagare e scoprire il giacimento a gas di Laura, ubicato nell’off-shore jonico a circa 4 km dalla costa di Sibari, già scoperto da ENI nel 1979
Proprio in un periodo in cui è in piedi una campagna denigratoria e di polemica contro le cosiddette “trivelle” che costantemente sottolineano gli “eventuali” pericoli ed i danni che l’attività di ricerca e produzione di gas metano in Calabria produrrebbe su persone, territorio, ambiente ed attività economiche, l’amministratore delegato di Apennine Energy, Luca Madeddu, ha parlato questa mattina in conferenza stampa, raccontando in maniera assai esaustiva del progetto con il quale si provvederà ad indagare il giacimento di Gas, ubicato sul fondo della costa Jonica all’altezza di Sibari, fugando eventuali dubbi in merito.

Durante la conferenza stampa, sono stati evidenziati diversi aspetti del progetto. Primo fra tutti i dettagli di come verrà trivellato, di come si scaverà il pozzo, di come si arriverà al giacimento di gas e di quale sia la tecnica usata senza avere nessun impatto sull’ambiente.
In Italia ad oggi si consumano circa 80 miliardi di metri cubi di gas metano e se ne producono solo 8, ciò significa che il restante viene importato ed è dunque proprio l’importazione – che ha un costo ambientale, considerato che farlo arrivare, il gas, anziché produrlo a km zero prevede costi di ricompressione e trasporto – ad avere un impatto ambientale globale sull’intero pianeta, almeno 5 volte più grande soprattutto in termini di emissione di gas serra.
Ad oggi la Apennine Energy Spa, che non è una multinazionale del petrolio, ma una società italiana, nella quale lavorano una ventina di professionisti, tutti provenienti dall’ENI, e che opera nel settore della ricerca, prospezione e coltivazione di gas metano, detiene ad oggi già numerosi permessi di ricerca e produzione in molte regioni italiane tra cui il Veneto e le Marche.

Durante la mattinata odierna, il dott. Madeddu, ha avuto modo di spiegare come il progetto di ricerca del gas metano che in Calabria si farà sul litorale di Sibari, trivellando in una zona “libera” compresa tra i laghi e gli scavi, a centinaia di metri dalla battigia, è un’attività industriale che si è evoluta in questi decenni verso una presa di coscienza del problema ambientale nel contesto di una normativa sempre più attenta alla tutela della salute, dell’ambiente e dei territori.
A testimonianza di questo, il dott. Madeddu ha specificato come tutte le fasi del progetto sono minuziosamente seguite e controllate in ogni fase, dalle autorità preposte dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero dell’Ambiente.
Il progetto di esplorazione del Giacimento a Gas di Laura, assegnato ad Apennine Energy lo scorso giugno dal Ministero dello Sviluppo Economico, è composto da due fasi. La prima, che si è già conclusa, prevede lo studio dell’ubicazione finale del pozzo, e la seconda che prevede una procedura “al via” del pozzo esplorativo. Questo tipo di perforazione non prevede nessun impatto sull’ecosistema marino, ed ha un impatto minimo e temporaneo su quello terrestre.
Il giacimento viene raggiunto attraverso un pozzo altamente deviato, partendo dalla terraferma, attraverso tecnologie innovative applicate ormai da anni. Il cantiere di perforazione ha una durata di 3 mesi circa, e si utilizza un impianto di perforazione elettrificato in modo da ridurre le emissioni acustiche ed azzerare completamente quelle di GHG in atmosfera.
L’eventuale centrale di trattamento sarà dunque di minimo impatto ed ingombro, poiché il gas che si andrebbe ad estrarre è puro al 99%, e subirà un solo processo fisico di disidratazione dell’acqua di condensa naturalmente presente in esso.
La Apennine Energy Spa si candida alla sottoscrizione con le amministrazioni locali di una convenzione che preveda la realizzazione di opere per la promozione e sviluppo sostenibile del territorio, e del recupero di aree ambientalmente dissestate. Tale convenzione sarà parte integrante del progetto produttivo.
La vita produttiva attesa è di circa 10-15 anni. A conclusione della stessa l’area pozzo e di centrale sarà smantellata e il terreno riportato nelle condizioni “ante operam”.
Studi condotti hanno dimostrato l’assoluta e totale inconsistenza di una relazione tra produzione di gas e fenomeni sismici. La società, nella persona dell’amministratore delegato Luca Madeddu, specifica inoltre che vi è la massima attenzione circa il controllo e alla protezione delle falde acquifere.
Il progetto è dunque pulito, efficiente e senza rischi, che mira alla valorizzazione di una vera risorsa naturale “pulita”, quale è il gas metano. Un progetto che darà lustro alla Calabria e che potrà partecipare con l’indotto all’economia della zona seppur per pochi anni.
E’ senza dubbio un progetto imprenditoriale che vede un margine di profitto, ma che non mira a colonizzare la Calabria o a comprarne un consenso, ma a far si che questo territorio possa beneficiarne.
E proprio in merito ad eventuali benefici che il dott. Madeddu, in finale di conferenza stampa, ha spiegato come – malgrado la normativa del progetto di ricerca a mare, preveda il pagamento delle royalties in misura del 45% allo Stato e del 55% alla Regione, senza che spetti nulla al comune che ospita la trivellazione ed il pozzo – ci si vuole impegnare a che anche il Comune possa avere qualcosa, seguendo una sorta di binario di equità.
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