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Rosy Bindi

Rosy Bindi sulla ‘ndrangheta: “Cosenza non è una zona franca”

Il presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Rosy Bindi, sfata il mito di Cosenza “zona franca” dalla ‘ndrangheta, dopo una due giorni di incontri trascorsi nella città dei Bruzi

Rosy Bindi

Il presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi, ha trascorso due giornate nella città di Cosenza con lo scopo di approfondire le dinamiche mafiose sul territorio calabro.

Particolare attenzione è stata posta dalla Commissione Antimafia, nei riguardi del radicamento mafioso, proprio nella città dei Bruzi.

La città di Cosenza è stata infatti a lungo ritenuta una “zona franca” dall’attività ‘Ndranghetista. Ma l’indagine condotta proprio in questi due giorni dalla Commissione ha purtroppo sfatato questo mito.

Nella giornta di ieri, 27 ottobre, nei locali della prefettura, Rosy Bindi ha esposto alla stampa, un resoconto del suo viaggio in terra calabra, insieme ai componenti della Commissione da cui è stata affiancata. Dopo le due giornate di incontri e dibattiti nella città di Cosenza, la Commissione Parlamentare Antimafia è giunta alla conclusione che “Cosenza non è affatto una zona franca”.

L’Onorevole ha poi spiegato alla stampa, i motivi della sua visita. “Abbiamo acceso un focus particolare sulla provincia di Cosenza – ha detto la Bindi – per approfondire la presenza della criminalità organizzata sul territorio e in particolare la situazione dei minori, seguendo uno dei filoni principali della Commissione”

Il presidente ha poi continuato raccontando i passaggi più significativi della giornata di ieri. “Questa mattina – ha spiegato il presidente – abbiamo ascoltato i magistrati della Dda di Catanzaro, il presidente del Tribunale dei minori e dell’Autorità garante. Poi, nel pomeriggio, abbiamo proseguito con le audizioni dei magistrati della Procura ordinaria di Cosenza, Paola e Castrovillari”.

“La provincia di Cosenza è stata solitamente ritenuta una zona franca, messa a confronto con situazioni più critiche come Reggio – ha continuato la Bindi – Dopo questa giornata di approfondimento tale convinzione  è stata superata”.

Gli approfondimenti fatti dalla Commissione, hanno fatto infatti emergere ,”la presenza di clan radicati con capacità di espansione, con grandi forze intimidatorie, che controllano il mercato della droga e capacità di infiltrazione nella politica e nella amministrazioni”. E’ per questo motivo, che “ci sono stati, infatti, casi di Comuni sciolti per mafia”, ha notato il presidente.

Importante il contributo dato dalle forze dell’ordine sugli approfondimenti dei fenomeni mafiosi presenti sul territorio calabrese. “Abbiamo trovato molta collaborazione con le forze di polizia – ha detto Rosy Bindi – a fronte di una carenza di organici che ci è stata sottolineata, in particolare da parte della Dda di Catanzaro. Ci siamo soffermati sull’accorpamento dei Tribunali di Rossano e Castrovillari. Per noi il caso Rossano deve essere ancora messo sotto osservazione da parte del ministro”.

“La conclusione alla quale siamo giunti – ha terminato la parlamentare – è che in questa regione, in tutti i campi, non si possono risparmiare le risorse. Un esempio su tutti riguarda la tutela dei minori”.

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