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Attentato al Bataclan e Parigi diventa come Beirut, come Damasco

Il Bataclan, un luogo consacrato alla musica e al divertimento, che diventa uno dei luoghi tragici dell’attentato a Parigi. La musica si ferma, mentre tutto intorno è morte

parigi
Attentato al Bataclan e Parigi diventa come Beirut, come Damasco

Sembrava una serata come tutte le altre, ed invece è divenuta una indimenticabile notte di terrore. Un concerto come tutti gli altri, ma neanche tanto. Il gruppo che suona è Eagles of Death Metal, lì nella famosa sala concerti di Parigi, a proporre il loro Rock “alternativo” e in quella sala ci sono più di 1000 ragazzi, che salutati i genitori, si sono recati ad un concerto, uno come tanti, ma che come tanti non è stato. Centodiciotto di loro, non hanno fatto rientro a casa.

I terroristi colpiscono in un giorno di normalità, mentre i francesi conducono una vita “normale” ed il messaggio sembra proprio essere quello, forte e chiaro “non potete più vivere in maniera normale”.

Il concerto era già iniziato da un’ora, quando la musica di ferma, gli Eagles – che poi riescono a scappare – smettono di suonare, quando tre terroristi entrano nella sala da concerto, e cominciano a sparare, lasciando cadaveri dappertutto.

Una scena che fa inorridire, nell’aria si respira la paura, le urla, la gente che scappa. I terroristi sparano freddi, senza esitazione, ricaricando più volte i kalashnikov. Questo raccontano i sopravvissuti.

I terroristi parlano con i presenti. “La colpa è di Hollande. È colpa del vostro presidente, non avrebbe dovuto intervenire in Siria ” – urlano in un francese perfetto.

Molti riescono a scappare, cento però sono gli ostaggi, trattenuti all’interno della sala. Attraverso i social network, rimbalzano le urla di aiuto: “ci stanno uccidendo tutti, uno ad uno”. Si sentono nitide le esplosioni, i terroristi si sono fatti saltare in aria. Arrivano le forze dell’ordine, che fanno irruzione nel locale, uno dei terroristi viene identificato, è di nazionalità francese.

Quel luogo così famoso al mondo, nel quale si sono esibiti i più grandi artisti di tutti i tempi. Quel luogo già nel mirino per i legami con la comunità ebraica di Parigi. Sulla insegna del Bataclan, dopo l’atto terroristico dell’11 gennaio, fu aggiunta la scritta “Je suis Charlie”.

Siamo in guerra. Una guerra diversa da quella che si legge nei libri di storia. Una guerra che ha metodiche sempre diverse. Parigi come Beirut, come Damasco, dove gli attentati sono all’ordine del giorno, dove le macerie zittiscono le armi che si fermano solo dopo aver ucciso, dopo aver distrutto.

Una nuova Beirut nel cuore dell’Europa, ed è finita l’epoca nella quale si pensava che il terrorismo islamico fosse una cosa di altre terre, di altre culture, di un’altra umanità lontana, dall’Europa ricca e felice.

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