– A cura di Stefania De Cindio –
Il rossetto si posa delicatamente sulle labbra morbide, il rimmel si adagia sulle ciglia per far sì che si allunghino, le setole del pennello accarezzano le gote…e i colori?
I colori si mescolano sul volto pallido, dando vita ad una nuova luce che si diffonde ovunque.
La mano danza armoniosamente sul viso che ormai è diventato tela, sulla quale gli entusiasmi, i malumori e le sensazioni del momento si manifestano, una tela che rappresenta lo stato d’animo del tempo.
Una tela che veste i panni di ogni singolo attimo, che suona la musica di quell’istante, che ci rappresenta anche quando resta bianca e naturale, così come lo è prima di essere musicata.
Una tela che è Donna.
“Per te che è ancora notte e già prepari il tuo caffè, che ti vesti senza più guardar lo specchio dietro te, che poi entri in chiesa e preghi piano e intanto pensi al mondo ormai per te così lontano”.
La veste scura, quella di ogni Santo giorno, si adagia sul corpo forte, che porta il peso della sofferenza di un mondo maltrattato.
Un’anima, non un involucro.
Una vocazione che reca in sé il senso della rinuncia.
Una vita per gli altri, il sacrificio per un universo distante che solo Lei ha il privilegio di riconoscere e comprendere. Il contatto con questo universo speciale, attraverso la discreta preghiera. La passione per la vita, quella degli altri. Una delle tante tele bianche che al mattino non si tingono di nessun colore, una tela che ha il colore dell’anima e forse il colore del rimpianto verso il mondo, quel mondo ormai estraneo lasciato fuori dalla porta della chiesa.
“Per te che di mattina torni a casa tua perché per strada più nessuno ha freddo e cerca più di te, per te che metti i soldi accanto a lui che dorme e aggiungi ancora un po’ d’amore a chi non sa che farne”.
Le strade sono deserte, avvolta nel cappotto, sola, Lei cammina, verso un posto nel mondo, un posto che forse si chiama casa, un posto caldo dopo una notte di freddezza, di amore dato in pasto a chi non sa apprezzarlo, a chi nemmeno lo comprende. Il rimmel si è sciolto lasciando spazio ad un nero intenso, come nero è il buio di quella notte gelida. Il rosso delle labbra ormai è svanito e avanza il colore naturale della bocca, gli occhi sono gonfi e i vestiti stropicciati, resta il suono dei brividi che fanno da colonna sonora all’oscurità.
Una Tela che ha perso i suoi colori, sfigurata, martorizzata e che ogni giorno tenta di riaccenderli dopo averli visti svanire nella notte.
“Per te che di mattina svegli il tuo bambino e poi lo vesti e lo accompagni a scuola e al tuo lavoro vai, per te che un errore ti è costato tanto, che tremi nel guardare un uomo e vivi di rimpianto”.
E’ mattina, e Lei in fretta, prepara la colazione, un po’ di latte e biscotti. Nell’altra stanza il piccolo dorme ancora, con un tenero bacio sulla fronte lo sveglia e lo guida versa la calda cucina, intorno al tavolo amorevolmente accompagna il bambino nel pasto, poi lo veste, un attimo per guardarsi allo specchio, tempo solo di una spazzolata, un po’ di rossetto, senza attenzione, e di corsa a scuola. Un abbraccio al piccolo, l’abbraccio alla cosa più bella che ha, e poi di corsa in ufficio, per poter tutti i giorni garantire quel caldo abbraccio alla sua vita, per offrire un tavolo dietro il quale gustare con Lei la colazione, per fare in modo che non possa mancare mai niente al piccolo, che non possa mancare quel padre che non l’ha voluto, quel padre che non ha saputo amarlo come Lei.
Una tela sbiadita che non ha il tempo di colorarsi, una tela che vorrebbe splendere, una tela di speranza, la tela di un amore che vince su tutto, la tela di una Mamma nonostante il rimpianto di un “forse sarebbe potuta andare diversamente”.
Non ha tempo per la colazione, non ha spazio per un caldo bacio, un abbraccio e un respiro. Il volto perfetto in ogni sfumatura di colore che lo ricopre, abiti impeccabili e attentamente ricercati, pronta per l’ennesima riunione.
Una tela perfetta, una tela dove ogni colore ha il suo ruolo ben definito, non una sbavatura, il rossetto adagiato sulle labbra dà luce a tutto il volto, ma qualcosa manca…
il cuore…manca lo splendore di una tela che abbia anima.
Manca il talento.
Forse manca un senso a questa tela.
Il volto è coperto, il telo non dà spazio alle luci, il velo copre i colori, l’anima è nascosta; resta solo l’immaginazione, si intravedono gli occhi, il rimmel “la fa da padrone sulla scena”, ma per tutto il resto c’è solo il nero.
Il nero di quel velo che nasconde tutto, che si nasconde al mondo e che lo tiene distante, per rispetto, per tradizione, per qualcosa di lontano dalla bellezza.
Una tela che forse vorrebbe essere scoperta per farsi ammirare ma che, purtroppo, non ha il coraggio di farlo. Sono tante le tele, tante le donne, ognuna con sfumature diverse, come diverse sono le gradazioni di colori che vivono in una Tela. Complicazioni, scelte, passioni, disagi e tanto altro per ognuna di loro che potresti essere anche tu dico:
“Anche per te vorrei morire ed io morir non so, anche per te darei qualcosa che non ho e così, e così, e così io resto qui, a darle i miei pensieri, a darle quel che ieri avrei affidato al vento cercando di raggiungere chi… al vento avrebbe detto sì”.
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