Il corso di laurea in “Scienze del turismo e dei servizi turistici” risponde alla crescita dei flussi internazionali. Seminario con l’esperto Massimiliano Esposito.
La cultura imprenditoriale in ambito turistico passa dall’Unical e il corso di laurea “Scienze del turismo e dei e servizi turistici” è una scelta strategica non indifferente, anche dal punto di vista professionale degli attuali studenti. L’Università della Calabria rispondecosì da tempo alla crescita dei flussi turistici nella regione formando i professionisti del domani: dalla gestione dei beni culturali al management digitale, passando per le materie di statistica, economia e finanza.
C’è un paradosso tutto calabrese che per anni ha rallentato lo sviluppo economico del Mezzogiorno: l’immensa ricchezza paesaggistica, storica e archeologica della nostra terra non sempre ha camminato di pari passo con un’adeguatacultura manageriale dell’accoglienza.
Oggi, in un mercato globale dove il turismo non è più semplice “ospitalità” bensì un’industria complessa basata su dati, sostenibilità e marketing digitale, l’improvvisazione non è più ammessa.
Un percorso formativo che non si limita a sfornare guide o operatori, ma che punta ad avviare i veri manager della transizione turistica regionale. Anche perché le iniziative concrete sono varie e tra le più recenti quella ideata dalla professoressa Antonella Reitano – ingegnere e docente di Economia e Gestione dei Servizi Turistici – che ha coinvolto una figura di spicco sia sul territorio calabrese e che a livello nazionale – in particolare a Roma dove ha lo studio principale – ed internazionale l’avvocato e dottore commercialista Massimiliano Esposito che ha dedicato agli studenti in aula un seminario dal titolo “Fare impresa nel settore turistico” permettendo ai ragazzi di avere un ulteriore fondamentale punto di contatto con la realtà del settore, con particolare focus sulla Calabria.
Iniziative di questo tipo, i cosiddetti “ponti” tra mondo accademico e mondo reale, vale a dire laddove il sapere universitario diventa competenza, non devono mai mancare e la Calabria è più che pronta a vivere questa vivacità di confronti, nonché l’Unical sempre stata fautrice.
Grazie a una fitta rete di partnership infatti, l’università prevede tirocini obbligatori in aziende del settore, enti pubblici, parchi archeologici e catene alberghiere nel caso del corso specifico sul turismo. Questo approccio riduce drasticamente il mismatch tra quello che le aziende cercano e le competenze reali dei laureati.
I dati degli ultimi anni confermano la tendenza: la Calabria è una destinazione in forte ascesa.
Secondo i report statistici regionali e i dati sul movimento turistico nazionale, la regione ha consolidato una capacità ricettiva notevole, superando ampiamente i 100.000 posti letto ufficiali dislocati tra strutture alberghiere ed extra-alberghiere.
Il vero salto di qualità riguarda però la composizione dei flussi:
– Crescita internazionale: Si registra un incremento costante della quota di turisti stranieri (guidati da tedeschi, francesi e britannici), che scelgono la Calabria non solo per il classico turismo balneare ma anche per i borghi, i parchi nazionali e il turismo enogastronomico.
– Il nodo della stagionalità: Oltre il 60% delle presenze si concentra ancora nei mesi di luglio e agosto. Una criticità strutturale che, per essere superata, richiede proprio quelle competenze di destinazione e marketing territoriale insegnate nelle aule universitarie.
Le figure professionali in uscita sono poliedriche e in una terra che vanta tre Parchi Nazionali (Pollino, Sila, Aspromonte), 780 km di costa e un patrimonio culturale e identitario immenso, investire sulla formazione universitaria nel turismo non è solo un’opzione accademica. È, a tutti gli effetti, un investimento economico e sociale per trattenere i giovani talenti in Calabria o consentire loro di far felicemente ritorno dopo le sempre utili e migliorative esperienze “fuori”, trasformando la bellezza naturale in una risorsa produttiva, stabile e destagionalizzata.

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