Dopo la decisione del Riesame di dissequestrare la struttura, il procuratore capo di Paola ha presentato ricorso in Cassazione ritenendo che manchino le condizioni di sicurezza
La vicenda legata al sequestro del porto di Amantea è tutt’altro che chiusa. Perché il dissequestro stabilito dal Tribunale del Riesame, un accoglimento al ricorso presentato dagli avvocati del Comune, ora si apre una nuova vicenda.

Infatti il procuratore capo di Paola, Bruno Giordano, ha deciso di presentare immediato ricorso in Cassazione avverso alla decisione del dissequestro. Secondo lui le irregolarità e le violazioni nell’area portuale del comune cosentino sono ancora in atto e soprattutto mettono a rischio la sicurezza della struttura e l’incolumità di chi ci lavora.
Come scrive Giordano “non è una questione formale, ma sostanziale per cui sono validi i pressupposti che hanno portato ai sigilli. Innanzitutto è su area demaniale, manca il collaudo definitivo, non sono state fatte negli anni le opere di completamento e messa in sicurezza, l’imboccatura rappresenta un pericolo e non ultimo il comune non ha riscosso il canone dai diportisti e pescatori da anni per oltre tre milioni di euro”.
Giordano si interroga anche sul ruolo del suo ufficio: “Come può una procura far finta di niente? Dobbiamo aspettare che succeda un incidente, una tragedia per renderci conto che questa infrastruttura non è a norma? la nostra attenzione è un atto dovuto, ma è anche la sollecitazione a che si operi nella legalità. Stiamo verificando anche la situazione di altri porti del circondario. I pescatori e i diportisti devono capire che ci muoviamo anche nel loro interesse
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