Il Vecchio Amaro del Capo, nato in Calabria dalla maestria dei Fratelli Caffo, in breve tempo sta conquistando i mercati mondiali
Calabria regina di odori, sapori e… liquori.
Eh sì, perché è proprio la terra pervasa dalle essenze più mediterranee della penisola, luogo in cui il profumo avvolgente dei due mari (Ionio e Tirreno) si fonde al senso di eterna accoglienza dei popoli, mentre la freschezza dei pini permea le fronde dei paesaggi rupestri, suggellando l’incanto allo sguardo, che diviene signora dell’eccellenza nel mondo dei decantati.

Un primato, quello della terra calabrese, che trova tutta la sua trionfale legittimità in un prodotto, frutto dell’infaticabile sapienza della tradizione nostrana, ma anche dell’esuberante esplosione di vitalità moderna, che reca in se’ un carattere brioso, accattivante, dal sapore tutto “alcolico”.
Facile capire, a questo punto, che parliamo del liquore più bevuto in Calabria ma anche più venduto in tutta Italia, “il signore degli amari”, l’inimitabile, ovvero il celebre “Amaro del Capo”, il cui nome rende ossequio a Capo Vaticano, perla turistica del vibonese, che si affaccia virtuosamente sulle acque incontaminate del Mar Tirreno, rendendo magia agli occhi che osservano.
Sono, ormai, passati anni dall’audace pubblicità che recitava “Fatti il Capo” e “Ghiacciato ti conquista”: ai suoi tempi, lo slogan conquistò la curiosità del pubblico, meritando anche imitazioni e parodie.
Ed è con la stessa audacia, abbandonata la venatura ammiccante, che il liquore si è ora affermato, con grande successo, nelle grandi distribuzioni, nei ristoranti, negli alberghi e nelle enoteche, conquistando i consumatori, ormai incapaci di rinunciare al gusto “zuccherino” dell’amaro, da “pretendere ghiacciato” (come invitava la pubblicità), rigorosamente a 20 gradi sottozero.

Un gusto travolgente, basato su una sapiente miscela di erbe aromatiche ma che, sopratutto, è il risultato di una sfida ben precisa: quella di riuscire a “distillare” i sapori della terra calabrese.
A rivelarlo è Pippo Caffo, fondatore del Gruppo Fratelli Caffo, proprietari del marchio, che racconta a Repubblica.it : ” ‘L’Amaro del Capo’ l’avevo venduto ancora prima di produrlo. Per metterlo a punto lo avevo provato e riprovato nelle lunghe sere d’inverno con gli amici più cari. Ristoratori, gestori di bar e di locali mi chiedevano da tempo un liquore fatto con i sapori e i profumi della Calabria e noi glielo abbiamo dato”.
La storia della produzione dell’amaro inizia con la storia di Giuseppe Sebastiano Caffo, il fondatore dell’azienda nel 1915, che, dopo aver aperto una distilleria a Santa Venerina, in provincia di Catania, trasferisce l’azienda a Limbadi, nel Vibonese, lasciando le redini a Pippo, durante la cui gestione, la produzione avverte in sensibile sviluppo (siamo a metà degli anni ’70).
Ma fu il figlio di Pippo, Nuccio Caffo, oggi presidente di Caffo 1915, a segnare la svolta, elaborando la ricetta del “Vecchio Amaro del Capo”, basata sulla miscela dell’ “Amaro Sprint” lanciato nel 1963 dai suoi predecessori.
Oggi, Giuseppe Sebastiano Caffo, detto Nuccio e’ l’uomo del liquore, figlio prodigio della quarta generazione di una tradizione familiare ricca di anni di successi.
Un brillante centenario che oggi si celebra con la presentazione di un libro, questa volta non in un piccolo centro calabrese ma a Milano, nella capitale dell’imprenditoria, dove nella sede della Mondadori di Via San Pietro all’Orto, si presenta ufficialmente il volume “1915-2015, Un secolo di passione”.

Un vero e proprio sogno realizzatosi, come si evince dalle parole di Nuccio, che rivela: “Vorrei sottolineare che oggi il Vecchio Amaro del Capo a base di erbe di Calabria è l’amaro più venduto in Italia. Una serie di brand famosi che appena qualche anno fa sembravano irraggiungibili ora sono alle nostre spalle”.
Ma da quei piccoli luoghi del vibonese che nasce la voglia di investire e intraprendere un percorso che oggi ha condotto al successo nel mercato nazionale e che si appresta, concretamente, alla sfida mondiale.
Dopo i 30 milioni di euro fatturati nel 2014, i 39 milioni registrati nel 2015, Nuccio annuncia le aspettative per il 2016: “Ci aspettiamo di raggiungere e superare i 50 milioni di fatturato. Le vendite stanno procedendo bene e non dovrebbero esserci problemi. Ancora pochi anni fa, ottenevamo il 90 per cento delle vendite in Calabria e il 10% nel resto d’Italia. Oggi queste percentuali sono ribaltate. E siamo a tutti gli effetti il leader nazionale nel settore degli amari”.
Soddisfazione anche per il dott. Gianmichele Rosa, il manager che curato la strategia per la commercializzazione del prodotto poi passata al dott. Paolo Raisa, nuovo direttore commerciale delle Distillerie Fratelli Caffo, che racconta il viaggio trionfale dell’azienda: “Da Limbadi siamo andati su, nuotando controcorrente, fino a raggiungere prima Roma e poi Milano, Torino, Venezia, Trieste e tutto il Nord. E’ stata una bellissima avventura in cui abbiamo messo tutta la passione di cui siamo capaci. E dalla nostra abbiamo avuto il vantaggio di poter contare su due imprenditori veri come Pippo Caffo e suo figlio Nuccio.
Nel settore della grande distribuzione passeremo dai 2 milioni di bottiglie vendute nel 2015 a circa 2,4 milioni. Ma non basta. Perché se consideriamo anche gli altri canali di vendita quest’anno venderemo sei milioni di bottiglie di Vecchio Amaro del Capo e un milione di bottiglie di altri prodotti”.
Ma ora un altro e più importante obiettivo attende i Fratelli Caffo: quello del mercato mondiale.
Una sfida che si trasforma sempre di più in una concreta opportunità, visto che ad incrementare le vendite del prodotto sono le esportazioni sui due canali internazionali, i più interessanti per quanto riguarda il settore degli amari: il mercato tedesco, dove il gruppo di Limbadi ha creato un polo commerciale a Lipsia e quello degli USA dove si è inaugurata una sede nel New Jersey.
La rete commerciale e’ fiorente, inoltre, in Australia, in Sudamerica, in Giappone e nell’Estremo Oriente dove la vendita e’ cresciuta anche attraverso la proposta di altri prodotti, tutti ossequiosi della tradizione calabrese di provenienza: è il caso di “Liquorice” il primo liquore a base di liquirizia, rigorosamente made in Calabria.
Ecco perché, aldilà dell’export internazionale, il gusto della tradizione e il profumo terra di provenienza continua ad avere un ruolo determinante.
Ma non si tratta solo di filosofia bensì di strategia commerciale: da poco, il gruppo ha aperto un nuovo stabilimento proprio a Limbadi, al fine di perfezionare sempre più la maestria nella produzione e la dedizione per la qualità del prodotto.
“Non c’è dubbio”, afferma Nuccio, “che i nostri migliori propagandisti sono i calabresi che, ovunque nel mondo, desiderano il loro Amaro”.
Non ci resta, dunque, che rendere omaggio alla Calabria e al Gruppo Caffo, grandiosi per il merito di aver contribuito ad esportare il profumo della tradizione italiana nel mondo, laddove il successo sarà senz’ altro, garantito.
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