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Cosenza, inferno finito: tempo di risorgere dalle ceneri

I rossoblù vivono una nuova epoca, sognando il ritorno in Serie B

Era il 2003 quando il Cosenza nemmeno riusciva ad iscriversi ad un campionato professionistico. 13 anni difficili sono passati, come sulle montagne russe, fino a quando i calabresi hanno saputo ricreare un progetto vincente, sulle basi di una solida dirigenza. Non una società qualunque, capace di vivere ben 18 stagioni Serie B: quella categoria che oggi i rossoblù possono sognare ad occhi aperti. Il vanto di essere l’unica squadra calabrese nella storia capace di alzare al cielo un trofeo nazionale, la Coppa Italia di Lega Pro vinta proprio nel 2015, come punto di arrivo ma allo stesso tempo di ripartenza per una società gloriosa. Un impianto di quasi 25 mila posti, fra i più caldi non solo del Sud ma dell’intero panorama nazionale, in grado di far invidia alla metà degli stadi e tifosi che popolano, si fa per dire, gli impianti della massima categoria.

Un dato che è lo specchio di quello che accade oltre confine, in termini di capienza e numero medio di spettatori. Se nel primo fattore l’Italia si piazza dietro solamente alla Bundesliga, capace di avere lo scorso anno una capienza media di tutti gli stadi pari a 42 mila spettatori, per quanto concerne i tutti esaurito la Serie A è ultima. Lo stesso dicasi per gli spettatori paganti, dove il Bel Paese arriva davanti solamente al Belgio, certo non il maggiore dei campionati nazionali. Il Cosenza si è invece presentato a questa stagione con 5 mila abbonati ed un entusiasmo pazzesco, capace di infondere fiducia anche alla squadra. Che non a caso ha risposto, con un campionato ai vertici.

Luogo della competizione è il rinomato Girone C di Lega Pro, una succursale della Serie B, ma anche qualcosa di più. Se le prime posizioni vedono Lecce, Foggia, Matera e Juve Stabia prendere il largo subito dietro si piazzano i calabresi a 5 punti dai campani ed in piena zona playoff, dall’anno scorso molto più ampia fino alla decima piazza. Dietro il Cosenza è riuscito a mettersi società del calibro di Catania, Reggina, Messina e Catanzaro addirittura relegate nelle ultime posizioni della graduatoria. Un girone che ha risvegliato l’attenzione di sponsor, diritti tv e grandi società, che hanno pesantemente puntato gli occhi su alcuni dei migliori giovani della categoria.

Il Cosenza vive una stagione da protagonista, con l’obiettivo nemmeno troppo velato di tornare in quella Serie B che manca da troppo tempo e che a fine anni ’80 la vedeva sfiorare la clamorosa promozione in A. Un sogno tutt’altro che fuori portata per una provincia tanto importante, dall’ampio bacino d’utenza e con una passione per il calcio con pochi eguali.

Lo stadio, la gente e la storia dei rossoblù merita una chance nel calcio che conta, che sia finalmente l’era giusta?

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