“Ho dedicato al mio papà la vittoria nel derby a Catanzaro. Deluso dalle prestazioni di Blondett, da un giocatore come lui mi aspettavo un’annata diversa”

Si divide tra le aule di tribunale, i locali della Cosenza by night e lo stadio “S.Vito Marulla“. È uno stimato avvocato nonché uno degli esponenti più brillanti della movida della nostra città. L’avvocato Fabio Vercillo è però principalmente un grandissimo tifoso dei lupi. Viscerale, sanguigno, uno di quelli che non fa mai mancare il suo sostegno alla squadra silana. Ci ha ospitati nel suo studio e più che un’intervista è stata una piacevolissima chiacchierata, che ha spaziato inevitabilmente sulle sue origini. Discende da una stirpe che ha sempre avuto sangue rossoblu nelle vene, lui non ha potuto far altro che ereditare questa fede e tenere alto il nome. C’era anche lui in quella storica giornata a Catanzaro, proprio lì all’apice della gioia il ricordo è andato al suo indimenticato papà, che ha atteso una vita intera quella soddisfazione e se n’è andato prima di poterne godere, ma Fabio ne è certo, il signor Adolfo si sarà goduto lo spettacolo da lassù e avrà esultato per lo 0-3.
– Cosa hai provato al fischio finale del derby del 28 Agosto 2016?
“Sono scoppiato in un pianto di gioia che probabilmente non avevo mai avuto. Poco prima di ripartire ero ai piedi del pullman e mi apprestavo ad aggiornare il mio stato su Facebook. Ebbene, mi veniva difficile scrivere perché gli occhi erano pieni di lacrime e i goccioloni cadevano copiosi sul mio cellulare“.
– C’era anche un pizzico di commozione per il ricordo del tuo papà?
“È stato indubbiamente il mio primo pensiero, ho rivolto subito gli occhi al cielo, un’emozione indescrivibile. Papà è stato medico sociale del Cosenza Calcio per ben 12 anni, oltre ad essere stato sempre un grande tifoso. Da genitore apprensivo qual era mi diceva: puoi seguire il Cosenza dappertutto, ma non a Catanzaro. Per cui essere presente al “Ceravolo” è stato quasi come una forma di disobbedienza postuma, quella fantastica vittoria io l’ho dedicata a lui“.
– A questo proposito c’è un aneddoto che vuoi raccontarci.
“Era il 6 Aprile 1985, sabato di Pasqua, si giocava Cosenza-Catanzaro. Io avevo solo 12 anni e mi trovavo a Rossano in compagnia di mia madre, non riuscii a seguire la partita nemmeno via radio perché il segnale non arrivava. Quando rientrò a casa mio padre gli chiesi subito il risultato finale, non fece in tempo a dirmi il risultato finale che gli saltai addosso in un’esplosione incontenibile di gioia. Non dimenticherò mai i suoi occhi colmi di felicità, una contentezza che non riuscii più a vedere a quei livelli“.

– È quella la partita dei lupi che ricordi con più emozione o ce ne sono altre parimenti esaltanti?
“Ce n’è un’altra a cui sono particolarmente legato. Stagione 2007/2008, ci trovavamo ancora nell’inferno della serie D, a Vallo della Lucania si giocava Gelbison-Cosenza. Eravamo partiti in 500, costipati nel settore ospiti del piccolo stadio “G.Morra”. Sullo 0-0 ci fu un rigore per i padroni di casa che il nostro portiere Ambrosi riuscì a respingere. A pochi istanti dal termine Danti venne strattonato in area e l’arbitro indicò il dischetto. Vincenzo Cosa si incaricò della battuta e ci regalò la vittoria. Lì capimmo di poter vincere quel campionato“.
– Chi meglio di te che sei un viveur può dirci se la sfrenata vita notturna può essere un deterrente per la carriera di un calciatore.
“Lo è sicuramente, è giusto che si divertano, che abbiano delle distrazioni. Bisogna farlo entro determinati limiti però, tutti gli eccessi alla fine si pagano. Fare tardi ogni sera significa non essere un serio professionista, perché induce a non rendere per come si dovrebbe“.
– È questo un argomento molto caldo in città, come ti schieri a riguardo? Movida si o movida no per i giocatori del Cosenza?
“Movida si nei giorni in cui si può, come la sera dopo che si è giocato. Ma anche in questo caso bisogna farlo con giudizio“.
– Ricordi un calciatore del Cosenza che in passato si distinse come frequentatore abituali dei locali notturni?
“Il numero uno forse è stato Elio Calderini, lo vedevi davvero dovunque. Andando più a ritroso ricordo anche Michele Padovano, erano tempi diversi, non c’erano poi così tanti locali qui a Cosenza ma lui sapeva come divertirsi“.
– Passiamo all’aspetto tecnico, con De Angelis allenatore abbiamo già visto almeno 3 moduli diversi, a tuo avviso è un bene essere così camaleontici o bisognerebbe trovare una sistemazione standard?
“Sono del parere che è meglio avere un indirizzo ben preciso, va trovata una sistemazione tattica e poi va perseguita. A volte è anche giusto modificare il modulo in base alle caratteristiche tecniche dell’avversario ma trovo sbagliato cambiare di continuo. Se c’è un appunto che mi sento di fare a De Angelis è quello di variare troppo, vorrei vedere maggiore continuità da questo punto di vista. Così si corre il rischio di snaturare quella che è l’impostazione tattica di una squadra“.
– Come giudichi la vittoria di domenica contro la Fidelis Andria?
“Molto positivamente, si è fatto un passo avanti. De Angelis si è reso conto che con l’impostazione data alla squadra nelle sue prime partite eravamo un pò troppo scoperti e si è quindi cautelato con una mentalità alla Roselli. Se si tratta di doversi chiudere a volte, tenendo comunque fede ai propri dettami tattici, che ben venga, ciò che conta alla fine è portare a casa il risultato“.

– C’è un elemento dell’attuale organico rossoblu che ha deluso le tue aspettative? Uno dal quale ti aspettavi molto di più.
“Edoardo Blondett, io l’ho sempre reputato un buon giocatore ma questa non è la sua annata. Errori piuttosto evidenti in diverse occasioni, paga un periodo non eccezionale sia dal punto di vista fisico che da quello mentale. Tu mi insegni che il ripetersi di una serie di svarioni per un difensore è letale. Poteva e doveva dare di più“.
– Quale posizione dovremo occupare a fine stagione per considerare positivo il campionato dei lupi?
“Non possiamo scendere al di sotto della sesta posizione, altrimenti la promessa fatta dal presidente Guarascio di un campionato ambizioso e di vertice non potrebbe considerarsi mantenuta“.
– Uno sguardo al prossimo turno, al “S.Vito Marulla” arriva la Juve Stabia in crisi nera che ha appena cambiato allenatore, la squadra silana riuscirà a cogliere il secondo successo di fila?
“Me lo auguro di cuore. Sono convinto che possiamo fare una buona partita, soprattutto se giochiamo con la stessa grinta e determinazione mostrata nella vittoria contro la Fidelis Andria. Scordiamoci le primissime posizioni ma possiamo levarci ancora qualche bella soddisfazione“.
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