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Chiacchiere da lupi: intervista a Alfredo Nardi

“Cambiare di nuovo allenatore non servirebbe a nulla. Per l’anno prossimo punterei su calciatori un pò più delinquenti“.

All'opera nella tribuna stampa del "S.Vito Marulla"
Alfredo all’opera nella tribuna stampa del “S.Vito Marulla”

Di articoli sul Cosenza Calcio ne ha scritti a bizzeffe, sono 17 gli anni di una ormai lunga militanza a Il Quotidiano del Sud, tutti passati a seguire le sorti della squadra silana. Alfredo Nardi è una penna autorevole nel panorama giornalistico locale. Ha iniziato la sua carriera quando i lupi erano ancora in serie B, li ha ammirati da vicino quando primeggiavano in cadetteria e la città sognava ad occhi aperti palcoscenici mai calcati. Ne ha viste di ogni negli anni a seguire, nel suo database sono inglobate vicende sportive e non che potrebbero dare vita ad un libro a tinte rossoblu. Chi lo conosce ne apprezza le doti e l’umiltà, ma di Alfredo è unanimemente riconosciuta la saggezza, che gli ha evitato di avere quella spocchia che un cronista della sua esperienza forse potrebbe anche sfoggiare in taluni casi. È questo uno dei periodi più critici del Cosenza Calcio negli ultimi anni e lui è l’interlocutore migliore per analizzare con lucidità le cause del momentaccio.

– La tua prima intervista fu a Tomaso Tatti, un pezzo di storia dei lupi con le sue 171 presenze con la casacca rossoblu, che ricordo hai di lui?

“Era il Febbraio del 2000, mi avevano appena assegnato il compito di seguire il Cosenza, andai al S.Vito e sbagliai pure l’ingresso. A quel tempo le interviste erano libere, la mia scelta ricadde inevitabilmente sul capitano di allora, da quel momento stabilii anche un rapporto amichevole con Tomaso. L’impressione fu quella di una persona che tenesse molto alla maglia, era un altro calcio, erano altri calciatori, molto diversi da oggi, tutt’altro spessore, sia tecnico che umano. Quando terminò il suo ciclo in rossoblu e si trasferì al Perugia purtroppo ebbe subito un infortunio che ne condizionò il rendimento. Mi dispiacque perché non riuscì a lanciarsi come doveva nel grande calcio della serie A. Ebbi modo di parlare anche con Serse Cosmi, allenatore della squadra umbra all’epoca, e mi confidò che puntava molto sulle qualità di Tatti, peccato che il furetto sardo non fu assistito dalla fortuna”.

– Dicevamo di anni gloriosi e di altri decisamente nefasti. Nell’inferno della serie D sono transitati da queste parti diversi personaggi discutibili. Cosa dovremmo tenere bene a mente per apprezzare il nostro presente?

“Il mio più grande rammarico è che dopo il fallimento del Cosenza Calcio 1914 nel 2003 quello che riuscì a produrre la nostra città fu una serie di personaggi improvvisati, ovvero il nulla. È bene ricordarlo a chi critica aspramente il presidente Guarascio, tra questi spesso figuro anche io ma cerco sempre di farlo in maniera costruttiva e non distruttiva”.

– C’è un episodio emblematico della mediocrità di quei tempi?

“Da questo fatto capii che eravamo nei dilettanti e ci saremmo rimasti ancora per molto tempo. Una sera alcuni calciatori vennero in redazione al giornale disperati per l’attesa estenuante a cui venivano costretti per il pagamento dei loro stipendi. Io scrissi nel mio articolo che i risultati non arrivavano non solo per carenze tecniche ma anche per la scarsa serenità che c’era nel gruppo. Il giorno dopo altri calciatori dell’organico rossoblu mi chiusero nello spogliatoio chiedendomi di rivelare i nomi dei compagni che li avevano “traditi”. A farla da padrone era la paura di non ricevere nessun compenso da lì fino alla fine del campionato. Il ricordo di me braccato lì dentro è terribile, anche se non successe niente di grave”.

Alberto Zaccheroni con Pagliuso e Ranzani (photo solocosenza.com)
Alberto Zaccheroni con Pagliuso e Ranzani (photo solocosenza.com)

– Parliamo di allenatori, da addetto ai lavori quale fu il più scorbutico con cui avere a che fare e quale si è distinto invece per la cordialità e l’educazione?

“Non ho nessun dubbio, il peggiore è stato Mario Somma. Lo definirei indisponente e presuntuoso, non attecchì molto né su di me né sulla città intera. In positivo mi colpì tantissimo Bortolo Mutti, uomo di grande dignità. Riusciva a farsi sentire all’interno dello spogliatoio senza alzare la voce, caratteristica dei grandi allenatori. Ricordo con affetto le sue passeggiate a Corso Mazzini in compagnia della famiglia e quanto se le godeva, perché si trovava benissimo a Cosenza. Da tifoso voglio citare Bruno Giorgi per il lato umano e tecnico, e Alberto Zaccheroni per il miracolo che riuscì a fare, questi due tecnici rimangono inevitabilmente nel cuore”.

– Cosenza-Juve Stabia, cosa è successo? 

“Mi aspettavo dal Cosenza un approccio diverso alla partita, con meno timore e paura di sbagliare. La Juve Stabia ha preso le misure e ha affondato al momento giusto sfruttando la giornata no di D’Anna e di altri difensori. I gol subiti sono degni di una compagine di prima categoria, sullo 0-3 tanto di cappello per la veemente reazione ma la sufficienza mostrata anche dopo ci ha tagliato definitivamente le gambe. Le critiche ad alcuni calciatori sono mirate unicamente a pungolarli. Tutti sanno che negli ultimi anni questi elementi hanno fatto il bene del Cosenza, probabilmente come spesso accade è finito per loro un ciclo e a questo punto è meglio separarsi”.

– In questo momento così delicato ti saresti aspettato una presa di posizione da parte della società o questo silenzio assordante non ti stupisce?

“Il silenzio potrebbe essere solo apparente, perché non sappiamo cosa può essere successo nel chiuso dello spogliatoio e delle stanze della società. A livello generale però io mi aspetto qualche dichiarazione da parte del presidente, magari una bella scrollata a chi ritiene colpevole di questa situazione che si è venuta a creare. Vorrei che il patron della mia squadra del cuore si facesse sentire ogni tanto, alzando la voce quando c’è bisogno di farlo. Ribadisco che dobbiamo essere grati all’attuale proprietà perché se un giorno calcheremo palcoscenici più importanti lo dovremo anche a Guarascio. Allo stato attuale delle cose auspico una legittimazione della figura dell’allenatore, perché gli errori che De Angelis sta commettendo sono totalmente in buona fede e non sono causati dall’inesperienza ma sono tipici di una persona che è sotto pressione e che può sbagliare facilmente”. 

– Da più parti si invoca il ritorno di Roselli sulla panchina rossoblu, sarebbe la soluzione a tutti i problemi?

“Assolutamente no, perché la cacciata di Roselli arrivò a fronte di 10 partite in cui si collezionarono pochissimi punti. Oggi non cambierei nuovamente, non si può sostituire l’allenatore puntualmente solo per dare una scossa alla squadra. La colpa della mancanza di risultati non era totalmente del nostro ex allenatore, stessa cosa si può dire per De Angelis ora. A 8 giornate dal termine del campionato un altro cambio non servirebbe a nulla”.

Tomaso Tatti in Cosenza-Ternana 1997/1998
Tomaso Tatti in Cosenza-Ternana 1997/1998

– Dopo l’ennesima batosta è il caso di concentrarsi fin d’ora sul prossimo campionato per tornare ad essere competitivi?

“Il Cosenza deve percorrere due strade in questo momento. Da un lato deve chiudere al meglio la stagione con la migliore posizione possibile, dall’altro deve invece volgere lo sguardo già al prossimo anno cominciando a costruire la squadra del futuro. Le prestazioni odierne serviranno a capire su chi si potrà puntare per il torneo 2017/2018 e su chi no, sia dal punto di vista tecnico che caratteriale. La mia impressione è che molti contratti in scadenza a Giugno non saranno rinnovati. La speranza è che si punti su calciatori che siano un pò più “delinquenti” di quelli avuti negli ultimi anni”.

– Dimmi la tua su Ettore Mendicino, acquisto di spicco del mercato di riparazione ma ancora in ombra. Dobbiamo aspettarci di più da lui?

“Io lo vedo in prospettiva, non mi dà la sensazione di essere un giocatore che può toglierti le castagne dal fuoco in un nonnulla. È arrivato in un momento difficile, sarebbe complicato per chiunque riuscire a dare subito un contributo importante. Per il ruolo che riveste penso che bisognerà aspettare, lo vedremo realmente produttivo nella prossima stagione”.

– Domenica si fa visita alla Casertana, con quale stato d’animo e con quali prospettive?

“L’umore dei tifosi è sotto i tacchi, anche per la squadra sarà difficile raccogliere i cocci e rimettersi al passo. A Caserta la partita sarà da tripla, se il Cosenza dovesse riuscire a cogliere una vittoria l’obbligo sarebbe ripetere la prestazione nel successivo match casalingo contro il Lecce, perché la compagine silana non è mai riuscita a trovare continuità quest’anno”.

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