Messa da parte ogni velleità di bel calcio il Cosenza ha badato al sodo e ha portato a casa un punto che fa morale per come è arrivato.

Né vincitori né vinti nel pantano del “S.Vito Marulla“. Assoluti protagonisti di giornata la pioggia, caduta copiosa e incessante per 90 minuti, e il manto erboso dell’impianto, che ha retto alla grande l’impatto con le precipitazioni torrenziali. Cosenza e Lecce si dividono la posta in palio, ma è un punto che giova solo ai padroni di casa, mentre per i salentini è l’addio definitivo ai sogni di gloria, troppe le 6 lunghezze di svantaggio dal Foggia a 6 giornate dal termine.
Secondo pareggio consecutivo per la squadra di De Angelis e porta blindata per tutti i 90 minuti, non accadeva dal lontano 28 Gennaio, vittoria per 2-0 in casa del Melfi, da quel momento in poi Perina era stato costretto a raccogliere sempre la palla in fondo alla rete. Non è un caso che questa consuetudine si sia interrotta proprio ieri, nella partita in cui i silani hanno costruito una diga insormontabile di fronte ad uno degli attacchi più letali del torneo, il pipelet rossoblu ha dovuto svolgere solo ordinaria amministrazione. Un atteggiamento molto accorto quello proposto dal coach dei lupi; Mungo, tra i migliori in campo, a ringhiare a turno sulle caviglie di Maimone e Costa Ferreira, Corsi a neutralizzare le folate dell’arcigno Torromino, Blondett finalmente concentrato ad annullare la verve di un Caturano reso inoffensivo dalla stretta marcatura ad uomo. È stato un Cosenza tutto cuore e grinta, doti che latitavano da tempo in riva al Crati, fomentato dalle condizioni atmosferiche molto british che esaltavano l’agonismo e penalizzavano gioco forza il possesso palla degli ospiti. Bene il primo tempo dei silani, bravi a far capire da subito agli avversari di essere in palla e attenti a non ricadere nell’errore ripetuto di sbagliare l’approccio mentale alla partita. Una occasione una nell’arco di tutto il match, quella capitata sulla testa di Calamai con la sfera respinta a stento dal portiere giallorosso Perucchini.

Alla luce di quanto emerso appare più che giusto il pareggio al termine della contesa, la seconda frazione è stata caratterizzata unicamente dal fraseggio sterile della squadra di Padalino. Qualche tiro dalla distanza, con scarsa precisione, e poco altro per il più quotato Lecce, che ora deve fare i conti con un ambiente profondamente demoralizzato che chiede a gran voce la testa dell’allenatore. Tra i coraggiosi e inumiditi presenti al “S.Vito Marulla” c’è chi chiedeva maggior coraggio alla squadra nella parte finale del match, dimenticandosi però dell’enorme dispendio di energie al quale si andava incontro giocando su un terreno così pesante. Il Cosenza è atteso da un tour de force che lo vedrà nuovamente in campo dopodomani a Monopoli, in questa ottica va letto l’apparente ritardo con cui mister De Angelis ha gettato nella mischia Mendicino richiamando in panchina uno sfinito Baclet.
Tutto fa pensare che alcuni dei protagonisti di ieri tireranno il fiato allo stadio “Veneziani“, su tutti Statella, apparso ancora una volta un’entità a sè, irriconoscibile rispetto a qualche tempo fa, spesso fuori posizione, incolore e inefficace anche nella sua specialità, la ripartenza in progressione palla al piede. Ha destato ottime sensazioni Paride Pinna, apparso pienamente recuperato dal brutto infortunio; il difensore sardo ha dimostrato di essere a suo agio nel ruolo di centrale difensivo di sinistra, non è un caso che lo stesso Blondett abbia beneficiato della sicurezza mostrata dal compagno di reparto. Ora sarà dura per Luca Tedeschi riprendersi il posto al centro della difesa.

E mercoledì scoccherà l’ora di Ettore Mendicino dal primo minuto, l’ex enfaint prodige della primavera della Lazio sta acquistando settimana dopo settimana il giusto ritmo partita, la porzione di secondo tempo che gli ha permesso di realizzare la rete del pareggio a Caserta e i pochi minuti concessigli ieri sono bastati per capire che può essere un giocatore importante, a cui basta solo un pò di fiducia per permettergli di essere uomo letale in fase offensiva. C’è quindi soddisfazione per la prestazione dei lupi al cospetto di una compagine costruita per il salto di categoria, niente di trascendentale ma in un momento in cui la fiducia nei propri mezzi non è al massimo e le idee non sono chiarissime la cosa più intelligente è fare buon viso a cattivo gioco, nel senso letterale del termine.
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