Ricordo perfettamente quella sera. Non ne ricordo la data precisa però ricordo perfettamente quello che eravamo riusciti a fare in tre: io, Gianfranco “Matrix” e Francesco.
Tre di cinque coinquilini appassionati di calcio con i primi sfegatati juventini, Francesco ahimè interista ma con un certo distacco di chi sconsolato in quegli anni non vinceva nulla. Come ogni lunedì ci mettiamo a cenare e ci sintonizziamo su La7 per assistere e farci quattro risate con “Il processo di Biscardi”.

Per noi era un appuntamento fisso: con le polemiche che fioccavano come “nespole”, gli sviluppi sulle vicende del calcio che aveva scoperto la piaga del “mandorlone”, con l’intervista esclusiva al campione portoghese Manuel Rui “Crosta” e un satellite che si sarebbe staccato perché la redazione aveva pagato per un tot di minuti il collegamento a Buenos Aires con Diego Armando Maradona.
Quella era una delle sere in cui “avevamo in anteprima mondiale e in diretta dal salotto di casa sua in Argentina solo per gli amici de lu Prucess di Biscardi, il pibe de oro, il campione che ha riportato lo scudetto a Napoli, Diego Armando Maradona”.
Le sorprese non erano finite. Biscardi nella stessa serata, annunciava il sondaggio della settimana “Votate il campionissimo dell’anno” dicendo che per la prima volta in anteprima mondiale la telefonata era gratuita.
In pratica avevano istituito un Numero Verde. Cosicché ci guardammo negli occhi e per saggiare la veridicità dell’annuncio prendemmo i cellulari e iniziammo a telefonare e a votare per il campionissimo: centraliniste molto cortesi annotavano le nostre preferenze più disparate: votavamo per Gheddafi Junior, Gresko, Botroyd, stranieri impronunciabili, calciatori che non militavano nel nostro campionato, qualcuno votò Owen e la centralinista lo invitò a cambiare perché non giocava in Italia.
E allora noi: “Signorina mi consigli lei uno forte come Owen”. La centralinista: “Guardi c’è Shevcenko, Totti, Maldini, Del Piero”… “Ok mi ha convinta voto Birindelli”, la nostra scelta.
A un certo punto iniziarono a spuntare i caricabatterie dei primi nostri rudimentali GSM e lì partì la genialata: votiamo per un solo Campionissimo e mandiamolo in classifica. Ci guardammo negli occhi e il nome fu unanime: ci voleva un brocco forte ma di una squadra forte: Marcelo Danubio Zalayeta.. El panteron che all’epoca non aveva segnato il famoso gol al Barcellona su cross di Birindelli.

Nel frattempo avevamo coinvolto altri amici e anche il caro Maresciallo, juventino anche lui, che pur di sentir parlare di Juve si prestò a questo gioco perverso. Secondo me in quel momento votavamo solo noi e le centraliniste sapevano già quale sarebbe stata la nostra preferenza: Zalayeta forever.
E così intorno alle 23.00, Biscardi tuonò in diretta: “Mandiamo la pubblicità e subito dopo vedremo la classifica del Campionissimo dell’anno con importanti colpi di scena”.
Ritornato in studio e fece partire la grafica con elenco dei giocatori votati e rispettiva foto. Al sesto posto dopo i vari Maldini, Baggio, Del Piero, Totti, Nedved ecco un cerchio nero senza foto e con affianco il nome tanto atteso “Marcelo Danubio Zalayeta”.
Biscardi: “Incredibile al sesto posto Zalayeta più avanti di Veron”… L’apoteosi venne raggiunta quando direttamente dall’Argentina sentimmo Diego esclamare: “Ma chi cazzo vota sto Zalayeta”. Diego confermò tutta la sua delicatezza nel parlare. Da lì un dibattito di mezz’ora sull’esito del voto, tra un Crudeli che litigava con Elio Corno, un Ziliani gongolante e con Biscardi che cercava di sedare le urla.
Il lunedì successivo Numero Verde sparito. Aldo ritornò a fare i suoi sondaggi taroccati e senza senso: “Chi è più forte Maradona o Pelè… votate si o no”.
Si o no cosa? Ma chi li scriveva quei testi? E ancora… il sondaggio che diceva che per il 52% degli italiani il Milan sarebbe andato in Champions, per il 10% non ci sarebbe andato e il restante 38% dichiarava di non sapere. Ora mi domando: quale mente bacata può chiamare a un numero a pagamento e a una precisa domanda rispondere “Non so rispondere”?
Aldo Biscardi ci ha abbandonato oggi. La sua creatura per quanto “taroccata”, da come emerse anche in fase di indagini nelle inchieste di Calciopoli, fu per molti anni un esempio di giornalismo trash, urlato, fazioso dove gli invitati se ne dicevano di tutti i colori “Per cortesia non vi accavallate al massimo parlate in 2 o 3 alla volta”. Era seguitissimo: faceva il 6% di share che all’epoca per La7 di tronchettiana proprietà era oro colato.
Aveva i suoi fan e i suo detrattori. Tosatti il gran maestro del giornalismo calcistico lo denigrava in tutti i modi salvo poi intrattenersi al telefono con Moggi per dargli direttive su come istruire il SuperMoviolone di Biscardi. Che a pensarci bene il Moviolone fu il primo esempio di Var , seppur taroccato ma introdotto con 15 anni di anticipo.
Nel giorno della sua morte mi viene in mente quella sera del Televoto, o quegli annunci di conferenze stampa esclusive dichiarate a inizio programma e che in realtà erano solo delle trascrizioni di notizie che venivano mandate in onda a fine puntata per “creare la suspance”, o ricordo quando annunciò di sapere con certezza che la Roma aveva ingaggiato Falcao come allenatore e solo alla fine si rese conto che era uno scherzo di Teo Mammucari che aveva Falcao in studio, oppure nell’immagine triste di quando venne annunciata la chiusura del suo programma con, come direbbe lui, “i cronisti a tuffarsi sulla notizia come stormi di piranhas”.
“Carraro se ci sei batti questo colpo e metti la moviola! C’hanno chiamato da tutto il mondo per la moviola: dalla Germania, dall’Inghilterra, dalla Spagna, dalla Francia c’ha chiamato pure Platinette (Platini)”
(Rivolto all’avvocato Taormina) “Carlo, incomincia a parlare tu, che sei un foro del principe.”
“A nome di tutta l’umanità che venga magari catturato anche durante il Processo quell’assassino di Bid Ladden”
Vai al contenuto




