I problemi attuali del Cosenza dipendono anche dal deficit comunicativo tra la società e i propri tesserati. E’ fondamentale creare un legame tra le varie componenti della struttura rossoblu
Siamo tristemente ed inesorabilmente scivolati più a fondo del Fondi! La ricerca delle cause dell’insuccesso è diventata un calvario che ha come sfondo una classifica così horror che a confronto gli scritti di Stephen King sembrano le favole di Gianni Rodari.
L’osservazione dell’amara realtà travolge, sconvolge e pregiudica gli umori e le attività quotidiane dei tifosi. Il morale è sotto i tacchi. Le uniche speranze per il futuro sono riposte in Piero Braglia, vista la singolare gestione dei momenti di crisi da parte della società. Non mi si venga a dire che gli ormai consueti discorsi alla squadra di Guarascio all’indomani di qualche sconfitta di troppo siano indice di completa vicinanza della società alle vicende della squadra. Se la gestione dell’attuale crisi è deferita in toto all’allenatore, che è un tesserato/dipendente del Cosenza Calcio al pari dei calciatori, stiamo freschi! Urgono altri rimedi ed altre soluzioni per cambiare rotta. E lo si deve fare in fretta.
Certo, se in questi anni la presidenza Guarascio non è mai salita alla ribalta per eccesso di vicinanza alla squadra non si può pretendere che lo si faccia ora, potrebbe affermare qualcuno. E invece no! Siamo in un momento patologico molto particolare che rischia di compromettere le sorti sportive dell’intero giocattolo “Cosenza”. Per tornare sulla via della virtù, non c’è altra alternativa se non quella di cambiare un siffatto modo di operare troppo distaccato. In altri termini, occorre una strategia comunicativa più puntuale e martellante, tanto sul piano interno alla società (nei confronti dei propri dipendenti) quanto sul piano esterno (verso il pubblico ed i media). L’auspicio è che il buon Guarascio capisca l’importanza e la strategicità di un simile cambio di paradigma organizzativo/comunicativo ai fini dei risultati sportivi. È in questo cambiamento necessario che sta il salto di qualità definitivo.

Inoltre, come ovvio che sia, la crisi che attraversa il Cosenza crea degli spazi di insoddisfazione ambientale nei quali si inseriscono i soliti fenomeni populistici che fanno breccia nei cuori di tanti tifosi desiderosi di vedere finalmente i lupi lottare per la serie B. Dalla manifestazione d’interesse ad occuparsi del calcio cosentino del Gruppo IGreco alle dichiarazioni paternalistiche dello storico patron Pagliuso, che ha esortato Guarascio ad essere “più tifoso” dai microfoni di “101esimo minuto del lunedì” su Radio Cosenza Nord, il passo è stato breve. Quando l’ombra di Pagliuso si intravede vicino al Cosenza la mente va ai gloriosi anni nella cadetteria e, nel contempo, ai tristi fallimenti.
Dal Paradiso all’Inferno, Cosenza non ha mai conosciuto mezze misure ed è forse per questo che fatica così tanto ad accontentarsi del Purgatorio garantito da Guarascio che, in verità, sarebbe il luogo in cui transitare necessariamente per purificarsi moralmente e spiritualmente prima di ascendere al cielo. Ma per ridurre il tempo di permanenza in Purgatorio (o, peggio, per evitare di sprofondare nell’Inferno) è fondamentale un cambio di registro da parte di Guarascio. Intanto, sabato pomeriggio il Cosenza riprenderà il suo campionato contro la neopromossa Bisceglie. In questo momento così delicato i lupi necessitano soprattutto dell’aiuto dei propri tifosi. Siamo chiamati a sostenere la squadra ed a dimostrare il nostro amore per i colori rossoblù. Nelle vittorie è facile tifare. Più difficile è farlo nelle sconfitte. “Mintimunillu intr’a capu”, il Cosenza non può occupare l’ultima posizione. Dobbiamo tutti contribuire a tirarlo fuori da questa situazione.
Federico Perri, libero pensatore.
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