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Rende, seminario Federazione Riformista: focus sul futuro della sanità pubblica

Grande partecipazione al seminario di Federazione Riformista con la Prof.ssa Puntillo. Cesare Loizzo: «Il nuovo ospedale universitario di Rende è la chiave per invertire la rotta».

Grande partecipazione anche nel secondo appuntamento col seminario organizzato a Rende da Federazione Riformista.

La sera del 15 aprile, nella sede di via Pellico, è intervenuta la Professoressa Pina Puntillo, docente Unical di Programmazione e Controllo nelle Pubbliche Amministrazioni.

L’argomento è stato di attualità stringente: “Il futuro del Servizio Sanitario Nazionale: mobilità, autonomia differenziata e diritto alla salute”:

Al centro dell’incontro un argomento particolarmente tragico della Sanità calabrese e non solo: l’emigrazione sanitaria, che comporta sacrifici e incrementa la crisi, anche d’immagine, del nostro sistema sanitario.

«Assistiamo a una trasformazione inquietante della nostra Sanità. La competizione tra territori, così come è stata impostata, produce disuguaglianze inaccettabili: cittadini che possono curarsi e cittadini costretti a partire. Non è solo una questione sanitaria: è una frattura sociale. Quando il diritto alla salute dipende dal luogo in cui si vive, significa che qualcosa nel sistema si è rotto», ha spiegato Cesare Loizzo, il Segretario di Federazione Riformista, «in questo quadro, il nuovo Ospedale universitario di Rende, assieme all’Università della Calabria, costituisce un passaggio decisivo: i primi segnali sono incoraggianti, ma ora è fondamentale consolidarli e trasformarli in una reale inversione di tendenza, rafforzando l’offerta sanitaria sul territorio».

Quanto sia seria la situazione, lo ha chiarito la Professoressa Puntillo: «La Calabria presenta saldi sempre passivi e livelli strutturalmente elevati di mobilità non riconducibili esclusivamente a prestazioni di alta specializzazione». Detto altrimenti: «Una quota significativa dei ricoveri fuori regione riguarda prestazioni di media complessità e diagnostica avanzata, potenzialmente erogabili a livello locale. Ciò dimostra criticità organizzative e di offerta. Questa dinamica produce rilevanti effetti finanziari negativi, incide sui bilanci regionali e contribuisce a consolidare condizioni di fragilità sistemica».

Perciò «La mobilità sanitaria non è un problema isolato, ma richiede interventi strutturali. Il riequilibrio dei flussi non può essere affidato esclusivamente a strumenti di regolazione finanziaria: richiede un rafforzamento dell’offerta nei territori più deboli. Cioè investimenti mirati nell’organizzazione e nella qualità dei servizi e una governance capace di garantire sostenibilità, programmazione e uguaglianza sostanziale nel diritto alla salute sull’intero territorio nazionale».

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