Organizzata dagli studenti del corso di laurea in Scienze dell’Educazione e da quello in Scienze pedagogiche, la manifestazione ha trovato supporto negli stessi enti dipartimentali che hanno condiviso le afflizioni dei futuri educatori in merito all’incertezza a cui è sottoposta attualmente la regolamentazione relativa alla loro figura lavorativa.

“Siamo qui per protestare contro la legge Lorenzin che vuole uccidere la professione a cui noi aspiriamo”, “chiediamo che non siano sviliti i nostri studi e la nostra competenza”: questi due tra i tanti commenti che hanno animato il corteo dei futuri pedagogisti, in pochi ma dalla voce chiara e dirompente.
La polemica, viva in tutti gli Atenei italiani, nasce a causa del Ddl Lorenzin, approvato lo scorso 25 ottobre, che sebbene preveda, finalmente, il riconoscimento legale della figura dell’educatore come professionista attivo nell’ambito socio-sanitario e l’istituzione, quindi, di un albo professionale relativo alla medesima categoria di lavoratori, tuttavia nasconderebbe un’insidia implicita di fondo.
Infatti, il riconoscimento del nuovo ordine e la possibilità di esercitare la professione in ambito sanitario sarebbero riservati esclusivamente agli educatori laureati in snt-2, ovvero a quelli provenienti dalla facoltà di medicina e chirurgia. Il testo del Dld, escluderebbe, difatti, totalmente ed in modo perentorio gli educatori l-19, ovvero i laureati in Scienze dell’educazione e in Scienze pedagogiche.
Una penalizzazione che gli studenti dell’Unical non intendono accettare: “L’esclusione tacita e totale dall’ambito socio-sanitario oltre a rappresentare un vero oltraggio ai nostri studi e alle nostre competenze, genera confusione in merito al ruolo dell’educatore” afferma Elena, presente al corteo.
La protesta degli studenti, già in auge da qualche settimana, non è rimasta inascoltata: ad accodarsi l’on. Vanna Iori che, attraverso i social , ha annunciato che il 26 ottobre 2017 è stato deciso il riesame della legge 2443 (detta legge Iori) che riguarda l’istituzione di due figure professionali: l’educatore professionale socio-pedagogico, laureato in un corso di laurea della classe L-19 ovvero in Scienze dell’educazione e scienze della formazione e l’educatore professionale socio-sanitario, laureato ad un corso di laurea classe L/SNT2 (ovvero professioni sanitarie della riabilitazione).
La discussione, dunque, lascia il posto ad una serie di perplessità in primis su quale fine faranno gli educatori che attualmente esercitano la professione senza titolo di studio, in secondo luogo prospetta il problema relativo ad una potenziale negazione dell’approvazione della legge Iori a causa del suo anacronismo (la sua proposta risale al 2014) e sul cui esito incide fortemente il peso dell’attuale legislatura.
Il dibattito riguardo alle prospettive occupazionali per i giovani laureandi sia in ambito educativo sia in ambito socio-sanitario si intesse, dunque, di una serie di questioni che rivelano sempre maggiormente la necessità di riguardare la disciplina in merito in modo da dissipare le distanze presenti tra il mondo della formazione e quello del lavoro.
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