Laboratorio Civico contro la Giunta Principe. «Politiche sociali ridotte a scartoffie, mentre si punta tutto sul cemento. Rende ha perso la sua capacità di innovare e includere».
Mattone sì, welfare no.
Ormai il metodo è lampante, sotto gli occhi di tutti. Smart City, Life… e adesso ci risiamo col welfare. Quando si sfiorano i nodi veri, quelli che scottano, scatta la propaganda spicciola. Risposte fuori contesto, sempre e puntualmente. L’abbiamo visto sulle scelte urbanistiche. Si lancia una questione politica, la rotta della città, e zac: formule vuote o cambio di binari. Non è casuale. È una strategia collaudata.
E va bene, riproviamo a mettere i puntini sulle i, per chi ancora finge di non cogliere. Nessuno contesta atti legittimi o procedimenti corretti. Il nodo sono le scelte. E le scelte tuonano: mattone a go-go, welfare in modalità risparmio.
I fatti sono ostinati. Prima Rende costruiva welfare che anticipava bisogni, sperimentava, legava servizi a comunità. Progetti reali — ERMES, centro autismo, inclusione col terzo settore — tutti caduti nel dimenticatoio, persi e mai più menzionati da questa nuova giunta. Spariti, come per magia. Oggi? Pratiche, carte, code infinite. Gestione e basta. Intanto Agenda Urbana ridefinisce tutto: la precedente amministrazione destinava lì parte delle risorse al sociale e all’inclusione, convinta che quelle fossero le carenze gravi del sistema, prioritarie per far camminare una città senza lasciare nessuno indietro. Questa gestione? Contenitori, musei, interventi visibili. Preferisce le immagini da cartolina, tipo quel cuoricino che traccia il confine tra Cosenza e Rende. Legittimo, eh. Ma politicamente cristallino.
E per tornare al nuovo teatrino orchestrato sul welfare: La Deda in prima fila, scudo vivente, a rimestare nel passato, come se un tuffo nostalgico risolvesse tutto.
Poi entra l’assessora. E il gioco si fa interessante.
Perché lei, di mestiere, studia proprio gli spazi sociali — quelli aperti, partecipativi, dal basso. Ascolto attivo, relazioni di comunità, tutto il repertorio. Roba che sulla carta dovrebbe colarle a fiumi. E invece eccola qui, a difendere un welfare fatto di scartoffie e sportelli, esattamente l’opposto di quello che insegna. Due ruoli, due mondi, una sola poltrona. Il conflitto è evidente. Quisquilie, si dirà. Eppure stride. E come. Ma al di là dei ruoli e delle poltrone, c’è qualcosa di più concreto che non si può ignorare. C’è la madre con un figlio autistico che non sa più a chi rivolgersi. C’è l’anziano che aspetta un servizio che non arriva. C’è la famiglia che trova davanti a sé solo uno sportello, una pratica, un numero. Nessuno che risponde davvero.
Nessuno che ascolta davvero. Queste persone non cambiano argomento. Non possono permetterselo. Aspettano. E una città che si rispetta non può permettersi di farle aspettare ancora.
Laboratorio Civico

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