Siamo alla fine dell’anno e per questo mi sottraggo volentieri dal commentare oltre il necessario fatti e circostanze anche recenti che interessano Rende e la sua amministrazione. Auguro a tutti, nessuno escluso, di essere sereno, ma di esserlo anche nei giudizi e nelle valutazioni che pure ciascuno di noi a questo punto e’ chiamato a dare su quanto ha fatto, e come, nell’anno che volge al termine e su quanto intende fare nel prossimo.

Ciascuno avrà qualcosa da rimproverarsi e da rimproverare agli altri, si sarebbe potuto sempre fare meglio, o anche solo fare diversamente, ma ciò che conta a questo punto e’ saper far tesoro, d’ogni esperienza e, dunque, anche delle delusioni. Tornando a Rende, e’ un dato di fatto che la nostra città da tempo non vive un buon momento, tante sono le ragioni, ma tutte su una ha condizionato e condiziona la sua capacita’ di reazione e impedisce ciò che invece e’ sempre più urgente, una rapida inversione di tendenza alla sua periferizzazione.
Questa rimane la vera assoluta priorità, l’unica possibile ambizione, che come tale dovrebbe rappresentare un obiettivo comune per tutti quanti vivono, lavorano, hanno affetti ed interessi su questo territorio e che ogni giorno perdono qualcosa, anche soltanto in termini di valore. E’ nell’incapacità’ di prendere coscienza dei problemi, del decadimento generale che si riscontra in ogni settore rispetto ai tempi migliori, e nel negare talvolta il vero stato delle cose, il limite più grave di questa amministrazione.
Per risolvere un problema bisogna riconoscere che il problema esiste, solo cosi’ l’obiettivo diventa la ricerca del rimedio e della soluzione. Lo stato reale delle cose dovrebbe costituire il punto di partenza di ogni ragionamento serio, sia per amministrare il presente che per immaginare un futuro che possa dare a Rende la dignità del ruolo che le spetta, chiamarla alla responsabilità anche di guida che le compete in uno scenario ampio, non solo regionale.
Non e’ una questione politica soltanto, diventa una questione sociale, di comunità, anche di responsabilità e nessuno può legittimamente sentirsi escluso se muove da questo bisogno e dalla consapevolezza dell’importanza del momento. Spesso e’ la lettura del passato ad aver diviso, quel passato che a Rende diventa un giorno un vanto e poi il giorno dopo pretesto e’ questo accade anche per chi amministra oggi.
Rende e’ Rende, e nessuno può negare seriamente che rimanga, ancora oggi, il luogo con le maggiori potenzialità a queste latitudini, la migliore opportunità di una amministrazione che abbia coscienza e conoscenza di questa realtà. Non dimenticarlo e’ importante per tutti, e collettiva non può che essere l’ambizione di poter contribuire a dare a Rende una nuova prospettiva.
Per il nuovo anno, non rimane che augurarci che Rende sappia diffusamente prendere coscienza della necessita’ di guardare avanti, di guardare oltre questo momento, e che sappia farlo coltivando nuove ambizioni e nuovi traguardi, collettivamente.
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